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Restauro

L’Aga Khan aiuta Aleppo

Il restauro del suq, del minareto e della moschea degli Omayyadi devastati dai bombardamenti nel 2013

La moschea degli Omayyadi di Aleppo dopo la distruzione

Palermo. Mentre in Siria si continuano a contare i morti tra i civili (almeno cinquecento tra cui moltissimi bambini uccisi in febbraio sotto i bombardamenti dalle milizie di Damasco che hanno colpito anche gli ospedali), l’Aga Khan Trust for Culture, agenzia del network Aga Khan impegnata in progetti di restauro soprattutto in Africa e Asia, ha stimato che occorrono 470 miliardi di dollari per ricostruire quello che le bombe hanno finora distrutto in sette lunghi anni di sanguinosa guerra civile. Una cifra per cui sarà lanciato un fondo internazionale e che è destinata a salire, insieme al numero di perdite umane. «Ricostruzione»: è questa la parola che getta un filo di speranza in quelle terre martoriate. A partire da Aleppo, che era una delle città più popolate della Siria (4 milioni e mezzo di abitanti, due volte più grande di Milano), al centro delle rotte commerciali fin dall’antichità, e sito di inestimabile valore culturale, dichiarato Patrimonio Unesco nel 1986, proprio grazie al perfetto stato di conservazione dei suoi monumenti medievali.

Ad Aleppo si concentrano gli interventi di restauro e ricostruzione presentati in anteprima a Palermo dall’Aga Khan Trust for Culture, come il minareto selgiuchide del 1090 alto 45 metri collassato su se stesso durante gli attacchi del 2013 e la splendida moschea degli Omayyadi, risalente al periodo mamelucco (XIII secolo), con la vasta corte a pietre bianche e nere (la musalla, il recinto destinato alla preghiera, ospitava fino a 8mila persone) gravemente danneggiata, mentre sono andate completamente distrutte l’arcata su colonne e le due fontane per le abluzioni rituali che si trovavano al suo interno. Stessa sorte è toccata al suq coperto di Aleppo, in parte bruciato, che ospitava 500 botteghe artigiane, un esempio unico di architettura civile islamica d’epoca medievale risalente al XIV secolo di cui sono già iniziati i lavori di recupero. Si calcola che il 70 per cento del centro storico di Aleppo che si estendeva intorno alla cittadella fortificata sia andato distrutto.

A presentare la mappatura preliminare (400 tavole che indicano per ogni complesso edilizio l’entità dei danni dall’inizio del conflitto, la datazione, la tipologia ecc.) e il progetto di ricostruzione dei tre monumenti, è stato Radwan Khawatmi, membro del consiglio direttivo dell’Aga Khan Islamic Museum di Toronto nell’ambito di Palermo Capitale italiana della Cultura 2018. La mappatura è stata effettuata sulla base della letteratura scientifica e sul rilevamento dei danni tramite immagini 3D e aeree (pubblicate sulla piattaforma digitale Iconem) realizzate con telecamere montate su droni che hanno percorso il centro della città a bassa quota. Agli inizi di febbraio è iniziato il restauro, che si concluderà a novembre, del suq Al-Saqatiyya lungo 12 chilometri.

Il costo stimato tra i 12 e i 17 milioni di dollari sarà interamente coperto dall’Aga Khan Trust for Culture che prima della guerra aveva già totalmente finanziato il restauro della cittadella. Al lavoro da alcuni mesi ci sono anche ingegneri italiani e sono coinvolte insieme all’Università di Aleppo la Statale di Milano e l’Università di Macerata che istruiscono le maestranze locali al recupero delle parti originali dei monumenti crollati, come il minareto. Per la sua ricostruzione, che avverrà con criteri antisismici, ci vorranno 25 milioni di dollari e i tecnici sono già al lavoro. Al momento si sta procedendo alla catalogazione delle pietre crollate che verranno riutilizzate nel maggior numero possibile. Laddove non sarà possibile l’impiego di materiali originali, le pietre verranno estratte dalla stessa cava utilizzata 800 anni fa.

I lavori di ricostruzione partiranno entro l’anno. «Noi entriamo in scena quando i cannoni smettono di seminare morte, e gli estremisti posano i loro martelli dopo avere distrutto i leoni di Plamira», spiega Radwan Khawatmi, project leader del progetto di ricostruzione della moschea degli Omayyadi, imprenditore siriano che vive in Italia da diversi anni, e aggiunge: «Quando gli eserciti si scontrano nei siti considerati beni dell’Umanità, dall’Egitto alla Siria, da tutti gli angoli dell’India a remoti territori del Mali, da Kabul al Baltistan, la mia organizzazione interviene per restaurare e ricostruire monumenti storici e siti archeologici. Con questo spirito ci siamo mossi nel cuore della guerra civile in Siria per salvare e progettare la ricostruzione della più importante moschea di Aleppo».

Nel corso della presentazione del progetto avvenuta il 2 marzo in Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, è giunto un videomessaggio del gran Mufti, lo sceicco Ahmad Badreddin Hassun, la più alta autorità religiosa sunnita in Siria.

Giusi Diana, da Il Giornale dell'Arte numero 385, aprile 2018


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