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Il Piemonte protegge i suoi paesaggi

La Regione ha rinnovato il suo Piano paesaggistico del 2009 e ha classificato siti e zone di pregio artistiche e naturalistiche: qualche esempio su cosa non si può fare e quali limiti impone ai Comuni. Anche se il percorso verso l’approvazione finale resta lungo, ecco perché è importante

Piemonte, un paese dell'Alessandrino. Foto di Mark Cooper per la Regione Piemonte

Torino. I paesaggi del Piemonte hanno un difensore in più. Per dirla più correttamente: la Regione ci si mette d’impegno. Ha aggiornato il Piano paesaggistico regionale (Ppr) del 2009 fissando perimetri delle zone da salvaguardare e limiti su quel che non si può toccare o non si può modificare dopo una ricognizione palmo a palmo durata almeno cinque anni.

Che cosa cambia? Valga citare qualche capitolo a titolo di campione: il Ppr 2015 interviene per proteggere i tenimenti di valore storico e rurale dell’Ordine Mauriziano; vuole impedire che i prati presso l’abbazia di Vezzolano possano essere intaccati; nell’affascinante territorio della «baraggia» vercellese da un lato obbliga chi voglia ampliare un fabbricato a rendere volumi, colori e altezze «compatibili» con proporzioni e cromie circostante, dall’altro fa scattare il segnale rosso a cave e a centri commerciali o produttivi. Oppure, sempre per fare qualche nome, il piano vuole frenare eventuali impianti nella zona tra Moncestino e Trino.

Questo strumento di controllo alza nuovi paletti ed è frutto di un lavoro concordato con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo così come vuole che accada il Codice dei Beni culturali. Il documento integrale supera le 700 pagine (non sono così tante, quello toscano va sulle tremila) e classifica 365 siti tutelati, 200 laghi, 1.700 fiumi e corsi d'acqua, 106 parchi, 90 zone archeologiche e 460mila ettari di montagna. Un impegno quasi monumentale. Su questo traguardo, insieme ai tecnici dell’assessorato, mette la firma politica la giunta guidata da Sergio Chiamparino con l’assessore all'Ambiente Alberto Valmaggia in testa.


La pubblicazione sul sito della Regione (più sotto trovate gli indirizzi internet) permette di farsi un’idea. La versione sintetica del documento online a pagina 44 indica un punto dirimente che può passare inosservato. Dice il testo: «Dalla data di adozione del Piano paesaggistico, fino alla sua approvazione, i Comuni sospendono ogni determinazione su istanze o dichiarazioni di trasformazione urbanistica o edilizia che siano in contrasto con le prescrizioni in salvaguardia delle Norme di attuazione e del catalogo, relative ai beni paesaggistici». Perché è un punto dirimente? Al di là del linguaggio legislativo, significa che le amministrazioni comunali non possono concedere permessi su quanto viene definito un bene paesaggistico o un’area «di notevole interesse pubblico» ignorando il livello gerarchico superiore. E vogliamo ricordare che, in Italia, dal Nord al Sud, troppi Comuni hanno permesso di edificare o ampliare costruzioni rompendo l’armonia di zone di rara bellezza consentendo di far entrare dalla finestra abusi edilizi bloccati in teoria sulla porta. Magari danneggiando la stessa economia locale a favore di interessi privati o di un interesse pubblico magari controproducente.

Il cammino per il Piano paesaggistico è ancora lungo ed è difficile supporre non insorgano ostacoli. A partire dal 19 maggio sono scattati i 60 giorni di tempo per presentare osservazioni. Se qualcuno potrà chiedere perché escludere dalla salvaguardia alcuni tratti di crinali «non ricompresi in nessun bene paesaggistico», è più prevedibile immaginare obiezioni da chi non accetta freni e limiti a edificazioni, capannoni o altro genere di impianti quand’anche questo modello produttivo oggi arranchi. Dopo questa fase potrà iniziare un processo di revisione o di correzioni la cui meta sarà il passaggio di solito più faticoso, il sì del Consiglio regionale e, al momento, in Regione non possono dire in quali tempi ciò accadrà. Se tutto procederà e verrà approvato, gli enti e i Comuni in due anni dovranno adeguarsi. Intanto l’aggiornamento del piano del 2009 è un passo avanti.

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I LINK

Il Piano paesaggistico della Regione Piemonte: il comunicato, i link
http://www.regione.piemonte.it/territorio/pianifica/ppr.htm

Il Piano paesaggistico del Piemonte: versione sintetica in pdf
http://www.regione.piemonte.it/territorio/pianifica/dwd/180515/pres_sint_ppr.pdf


Il Piano paesaggistico del Piemonte: il fascicolo illustrativo in pdf
http://www.regione.piemonte.it/territorio/pianifica/dwd/180515/Fascicolo_illustrativo.pdf

di Stefano Miliani, edizione online, 26 maggio 2015


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