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Fotografi devoti alla montagna

Scatti artistici, etnici, scientifici e documentari delle terre alte in vari centri del Nord Italia

L’edizione del 1997 del Trofeo Mezzalama sul Monte Rosa in uno scatto di Davide Camisasca

Dal Piemonte al Veneto, passando per l’Alto Adige, la montagna si racconta attraverso le ricerche di diversi autori posti a confronto con la rappresentazione di uno dei soggetti più stereotipati nella storia dell’immagine occidentale. Sulla montagna ancora si impone una visione arcaica e bucolica della natura, declinata in chiave romantica attraverso l’idea di sublime e in chiave pop nella nota serie animata «Heidi».

A quest’ultima si riferisce il titolo della mostra ospitata al Museo Nazionale della Montagna di Torino fino al 30 agosto, «Qui c’è un mondo fantastico», curata da Veronica Lisino e Giangavino Pazzola. Parte del progetto «iAlp-Musei Alpini Interattivi», ha lo scopo di valorizzare l’immensa collezione dell’istituzione sabauda attraverso una rilettura contemporanea delle sue fotografie. Quattro artisti italiani, Marina Caneve, Vittorio Mortarotti, Laura Pugno e Davide Tranchina, sono stati invitati a realizzare un progetto inedito attraverso cui scoprire, ripercorrere, indagare e decostruire gli elementi identitari che compongono la nostra visione di montagna per formularne di nuovi.

Nel corso della sua carriera, Olivo Barbieri si è confrontato a più riprese con l’imponenza delle vette, riuscendo sempre a condensare spettacolarità visiva e spessore concettuale. Anche per questo la giuria del Lagazuoi Photo Award ha selezionato il suo «Dolomites Project 2010» per la prima edizione del premio.

Per quest’occasione le sue opere saranno esposte dal 5 luglio al 31 agosto presso il Lagazuoi Expo Dolomiti (centro espositivo in cima al monte Lagazuoi, annesso alla stazione a monte della funivia Lagazuoi a 2.732 m di altitudine), in dialogo con la montagna reale e tangibile che nelle immagini di Barbieri rivela una «storia della terra capovolta» e si innalza in tutta la sua potenza architettonica.

Nella spettacolare struttura che ospitava una delle stazioni della funivia di Plan de Corones, nei pressi di Brunico, è ospitato Lumen – Museo della fotografia di montagna, che ha riaperto con due mostre alla scoperta dell’America Latina firmate National Geographic (fino all’11 ottobre).

Si guarda lontano anche all’interno del Giardino Botanico Alpino Viote, nei pressi di Trento, dove il Muse organizza «Milimani. Biodiversità in quota tra il Tropico del Cancro e del Capricorno» (fino al 30 settembre). La mostra raccoglie un centinaio di scatti realizzati sui rilievi della fascia intertropicale, simili per altezza, ma non per ecosistema, alla nostra catena alpina. Un percorso alla scoperta della diversità imponente e fragile che la montagna custodisce.

D’impronta scientifica anche «L’adieu des glaciers», progetto quadriennale ospitato dal Forte di Bard (Ao) dal primo agosto al 6 gennaio 2021 che indaga le trasformazioni dei ghiacciai della regione. La prima tappa si concentra sul racconto del Monte Rosa e sui suoi cambiamenti dovuti primariamente alla crisi climatica. Da questa constatazione nasce e si struttura il percorso che, attraverso dati, grafici, apparati testuali e immagini, offre uno sguardo attento sugli ultimi 150 anni del massiccio. Anni di importanti spedizioni documentate dalle fotografie di autori come Francesco Negri, che nel 1896 ha ritratto il Monte Barbeston: inevitabile l’amaro confronto con le immagini contemporanee, a testimonianza, ancora una volta, della fragilità di questo ambiente.

Monica Poggi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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