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Mostre

Gli oggetti-anno di Cesare Pietroiusti al MAMbo

Prima antologica dell'artista in un museo italiano

Cesare Pietroiusti con Rosa, la balia, nel settembre 1955

Bologna. Si inizia dalla fotografia di un bambino in braccio alla sua balia: è il 1955, anno di nascita del protagonista di una storia e punto di partenza della sequenza di immagini che, anno per anno, sintetizzano visivamente il percorso di una vita, messo in scena dal 4 ottobre al 6 gennaio nella Sala delle Ciminiere del MAMbo.

La storia di «Un certo numero di cose / A Certain Number of Things» è l’autobiografia di Cesare Pietroiusti che, per la sua prima antologica in un museo italiano, ha scelto di guidarci in una riflessione sul senso della parola retrospettiva, attraverso un’autonarrazione costruita utilizzando oggetti, suggestioni, episodi, opere, in uno stretto intreccio tra vissuto personale (fino al 1976) e produzione creativa (documentata dal 1977, quando inizia a prevalere l’attività artistica).

In questa lunga successione di «oggetti-anno», come li definisce l’autore, sfera privata e sfera pubblica, intimità e autorappresentazione, si sfiorano e confondono, sollecitandoci a ragionare sull’effettiva esistenza di un confine tra le «cose» straordinarie dell’arte e quelle della vita quotidiana.

Una provocazione che ci spinge a interrogarci su quali, di tutte queste cose e azioni, siano davvero più illuminanti al fine di ricostruire il percorso di ricerca di un artista. L’ultimo oggetto-anno, relativo al 2019, è posto al centro della sala, in una sorta di ring, pensato nell’ottica relazionale propria dell’approccio concettuale di Pietroiusti che, in questa occasione, si proietta verso una coautorialità in progress con studenti e giovani artisti, coinvolti attraverso un workshop per riprodurre gli oggetti esposti.

Quest’ultima opera, nata dall’installazione a Bologna, sarà poi portata a Napoli, dove sarà esposta al Madre. Promosso dal MAMbo e curato da Lorenzo Balbi con l’assistenza di Sabrina Samorì, il progetto ha vinto la IV edizione del bando Italian Council (2018), il concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (Dgaap) del Ministero per i Beni e le Attività culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.

Valeria Tassinari, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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