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Frame della video narrazione «Attraversamenti. La Cavallerizza Reale, Karmachina», 2025, realizzato dalla Fondazione 1563 nell’ambito di Changes-Spoke 2 Creativity and Intangible Cultural Heritage (Progetto PE 0000020 Changes, CUP B13D22001240004, PNRR Missione 4 Componente 3 Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea-NextGenerationEU)

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Frame della video narrazione «Attraversamenti. La Cavallerizza Reale, Karmachina», 2025, realizzato dalla Fondazione 1563 nell’ambito di Changes-Spoke 2 Creativity and Intangible Cultural Heritage (Progetto PE 0000020 Changes, CUP B13D22001240004, PNRR Missione 4 Componente 3 Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea-NextGenerationEU)

La Cavallerizza Reale • Storia e vocazione tra ricerca e digitale

Il secondo capitolo del racconto riguarda architetture e vite che hanno attraversato uno dei luoghi più stratificati di Torino

Torino si attraversa anche camminando da piazza Castello verso via Rossini, senza prendere viali o metropolitane, ma seguendo la trama nascosta di archivi, teatri, cortili, maneggi e giardini. Basta entrare nella Cavallerizza Reale, un’area che da secoli custodisce spazi e passaggi di personaggi noti, di gente comune e di cavalli, di re e di soldati, di studenti, di giardinieri, di architetti e di circensi. Ma come si racconta e come si restituisce alla comunità una storia così stratificata? E come può la memoria di un sito così complesso diventare materia viva, condivisa e digitale? È da queste domande che ha preso le mosse il progetto Attraversamenti. La Cavallerizza reale tra memoria e futuro, svolto nell’ambito di CHANGESSpoke 2 – finanziato dal PNRR ed elaborato dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura. Un progetto che ha scelto la Cavallerizza come campo d’indagine ma anche come laboratorio per sperimentare nuovi strumenti di narrazione storica, connettere ricerca scientifica e tecnologie digitali e trasformare l’accesso alla cultura in un’esperienza partecipata per una cittadinanza attiva e consapevole e per raccontare, ancora una volta, gli intrecci tra la storia della Città di Torino e quella della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Lo Spoke 2 proponeva come fulcro della ricerca la valorizzazione dei beni culturali intangibili, come le vite e le storie legate ai luoghi, attraverso tecnologie digitali. Si tratta dunque della messa a sistema delle attività di ricerca storica, storytelling e digital humanities, a partire da un archivio digitale che contenga gli elementi di conoscenza e che sia alimentato dagli studi sul complesso, sull’istituzione, su chi lo ha vissuto durante i secoli e dalle fonti iconografiche reperite. L’attività poggia sulla strutturazione e implementazione di un repository che contiene e gestisce i dati e le informazioni derivanti dai percorsi di ricerca: il database colleziona e descrive diverse tipologie di contenuti, indicazioni bibliografiche, saggi, letteratura grigia, mappe, fotografie e video, raccolte, sistematizzate e indicizzate. Il repository costituisce uno strumento sia per l’avanzamento della ricerca scientifica che per la costruzione di percorsi narrativi e di divulgazione, sia per attività connesse alla gestione del sito, che dal 1997 è parte del patrimonio UNESCO nel perimetro delle Residenze Reali Sabaude. Il video multimediale e la pubblicazione digitale, output di progetto sulla Cavallerizza, costituiscono attraversamenti, un varco di accesso privilegiato e mediato nell’archivio digitale. 

Tre sono i filoni principali di approfondimento della narrazione scelti dalla Fondazione 1563: i personaggi, ossia le storie e gli avvicendamenti di sovrani, architetti, accademisti, paggi e abitanti che hanno vissuto e operato in Cavallerizza fino alla contemporaneità; l’architettura letta negli edifici realizzati e attraverso le loro funzioni nell’evoluzione storica, dai progetti ducali sabaudi a oggi; i giardini e gli animali che hanno popolato gli spazi all’aperto e al chiuso del compendio della Cavallerizza, del Maneggio e dei Giardini Reali. Il progetto mira a migliorare la conoscenza, agevolare la comprensione, rafforzare il legame con il luogo, attraverso modalità efficaci, basate su una rigorosa ricerca storica e l’utilizzo di linguaggi inclusivi, con le potenzialità del digitale. La realizzazione di questa nuova narrazione ha visto la collaborazione tra professioni culturali (storici, architetti, archivisti, professionisti delle industrie creative, comunicatori) e l’attenzione a un pubblico diversificato e allargato di fruitori. La ricerca storica è stata sviluppata a partire da un’ampia campagna di studi già avviata in ambiente universitario e restituita nell’ambito del palinsesto culturale curato nel 2022 dalla Fondazione 1563 con il progetto web Walks of Change. Passeggiate nella città che cambia.

Frame della video narrazione «Attraversamenti. La Cavallerizza Reale, Karmachina», 2025, realizzato dalla Fondazione 1563 nell’ambito di Changes-Spoke 2 Creativity and Intangible Cultural Heritage

Frame della video narrazione «Attraversamenti. La Cavallerizza Reale, Karmachina», 2025, realizzato dalla Fondazione 1563 nell’ambito di Changes-Spoke 2 Creativity and Intangible Cultural Heritage

Narrazione e partecipazione

Il recupero e la rifunzionalizzazione di un edificio urbano complesso come la Cavallerizza Reale costituiscono una preziosa potenzialità per la riflessione e l’interpretazione dei cambiamenti in atto nel contesto urbano di Torino e per il coinvolgimento della cittadinanza in percorsi di community building: l’efficacia di tali percorsi si misura anche attraverso la reale comprensione della storia del luogo, nella prospettiva che gli edifici non siano solo da considerarsi oggetti d’uso, ma testimoni della cultura che li ha realizzati nel corso dei secoli, presidi culturali di cui prendersi cura, nel passaggio dei beni tra generazioni. 

Il compendio della Cavallerizza Reale, così come lo conosciamo oggi, è un insieme di edifici nel centro di Torino esteso su un’area grosso modo rettangolare, delimitata verso l’esterno dai Giardini Reali e da uno stretto giro di strade retrostanti piazza Castello. Cavallerizza è il nome di una parte  – lo spazio destinato agli esercizi dei cavalli progettato dall’architetto Benedetto Alfieri –  che per estensione indica il tutto – il complesso dell’Accademia Reale, comprensivo di scuderie e maneggi. Si attraversa da ovest (lato piazza Castello) a est (lato via Rossini), facendoci addentrare nella porzione più orientale della cosiddetta zona di comando. A Torino con «Zona di Comando» si intende la vasta area estesa tra l’attuale via XX Settembre e via Rossini, che accoglie al centro la residenza del sovrano e un ampio sistema di edifici destinati a ospitare le varie funzioni della corte, comprendenti, se si considera tutto l’arco cronologico di costruzione (1675-1955), il Braccio Nuovo del Palazzo Reale, Palazzo Chiablese, Palazzo Madama, le Segreterie di Stato (Prefettura), gli Archivi di Corte (Archivio di Stato), il Teatro Regio, l’Accademia Reale con le scuderie e i maneggi, la Zecca e i Giardini Reali. Ci si muove dunque all’interno dell’ampliamento della città verso il fiume Po di fine Seicento e, attraversando cortili e giardini tra palazzi e portici, si scopre come sotto al tessuto apparentemente continuo del costruito si estenda un dedalo di cantieri e corpi di fabbrica e si dispieghi una fitta rete di personaggi: sovrani e sovrane, architetti, committenti, accademisti, paggi, giardinieri e cavalli. 

Il progetto edilizio nasce per volontà di Carlo Emanuele di Savoia nel 1668 di creare un’Accademia Reale per l’educazione di una classe dirigente cosmopolita, programma portato a termine dalla Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. I successivi interventi sono stati per mano di diversi importanti architetti, a volte con proposte progettuali solo in parte compiute rispetto ai disegni originari. Amedeo di Castellamonte disegna l’edificio destinato a ospitare il nuovo collegio, la Reale Accademia per la formazione di una élite internazionale. Un grande cortile porticato attorno al quale si sarebbero distribuite le funzioni principali dell’Accademia; al piano terreno scuderie e carrozzere per l’istituzione e la corte; negli altri piani spazi abitativi e di relazione per studenti e insegnanti. Il progetto fu realizzato solo parzialmente; successivamente Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri interverranno inserendo nuovi edifici e funzioni in uno schema già definito. Juvarra rimodella l’ala nord dell’edificio dell’Accademia per far posto agli Archivi di Corte; Benedetto Alfieri nel 1740 completa la chiusura verso piazza Castello con la costruzione del Teatro Regio. Negli anni successivi interviene nell’area delle scuderie progettate da Amedeo di Castellamonte in forma di croce e ne abbatte il braccio orientale per costruire una nuova cavallerizza: l’opera che dà nome al complesso; il grandioso progetto viene portato avanti solo in parte, sia a causa del suo essere sovradimensionato per le esigenze effettive, sia perché parte dell’area nel 1770 viene assegnata per motivi dinastici al duca del Chiablese, che affida all’architetto Giovanni Battista Ravelli l’esecuzione di un maneggio e di un deposito per le carrozze. Nel 1832 all’ingegner Carlo Bernardo Mosca è affidato da Carlo Alberto il progetto per una nuova Grande Scuderia per 150 cavalli: la fabbrica, modello di funzionalità e razionalità, si inserisce nelle preesistenze. Accanto a questo imponente edificio si includono le cosiddette Pagliere, destinate a rimesse e depositi di attrezzi e foraggio. Questo assetto architettonico rimarrà sostanzialmente stabile fino alla Seconda Guerra Mondiale. Pesanti bombardamenti danneggiano allora gravemente le strutture della Reale Accademia militare, che negli anni Cinquanta del Novecento vengono abbattute per lasciare spazio al nuovo Teatro Regio su progetto di Carlo Mollino. Il piccolo cortile oggi esistente fra il fianco del Regio e la facciata dell’Archivio di Stato è l’unico brano superstite della corte d’onore dell’Accademia Reale.

Il poeta Vittorio Alfieri, François Xavier Fabre, 1800, Torino, Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Foto Paolo Robino 2017

Vittorio Amedeo II mostra il palazzo dell’Accademia Reale di Torino, Antoine de Pienne su disegno di Charles Dauphin, 1675, Archivio Storico della Città di Torino

Una storia con tante storie

Se queste sono, in breve, le vicende legate agli edifici, altrettante sono quelle legate ai cambiamenti di funzioni e all’evoluzione delle istituzioni ospitate. A partire dai nobili, che da tutta Europa nel Settecento si recavano in una Torino cosmopolita per frequentare la Reale Accademia. Tra questi il conte svedese futuro diplomatico Hans Axel von Fersen, il conte drammaturgo e poeta Vittorio Alfieri, che descrive la sua esperienza nell’autobiografia Vita scritta da esso, fino agli studenti che dopo la restaurazione frequentarono la Reale Accademia Militare destinata agli ufficiali dell’esercito sabaudo; e poi i cavalieri e gli artisti che si esibivano all’interno degli spazi della Cavallerizza che ospitò circhi, spettacoli equestri e compagnie di cavallerizzi; fino agli alunni, che giocavano a «pallone al bracciale», ai giardinieri impiegati nella cura dei Giardini Reali, agli architetti e ingegneri che progettavano gli spazi, ai custodi del reale Giardino Zoologico, ai laureandi del corso di Zooiatria che studiavano i cavalli e la loro anatomia, ai funzionari del Tribunale Militare, ai festival creativi, agli artisti e ai collettivi che hanno animato la Cavallerizza tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila. La Cavallerizza è oggi oggetto di un’importante riqualificazione da parte di una pluralità di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di creare un «nuovo luogo urbano», contenitore per attività culturali e ricreative, e spazio collettivo, aperto a tutti i cittadini, innestato nel tessuto urbano attraverso spazi aperti e accessibili. 

Spaccato in lungo del nuovo maneggio «con la paggieria sopra», disegnatori al servizio del Primo Architetto su progetto di Benedetto Alfieri, 1763 (su progetto del 1740), Archivio Storico della Città di Torino

Regiae Bibliothecae Equestris Academiae veteris Castris […], incisione anonima su disegno di Giovanni Tommaso Borgonio, 1674, in Theatrum Sabaudiae […], 1682, tav. 13, Archivio Storico della Città di Torino

Timeline

Anni Sessanta del Seicento 
Il duca di Savoia Carlo Emanuele II istituisce l’Accademia Reale rivolta all’educazione dell’élite internazionale

1674
L’architetto ducale Amedeo di Castellamonte traccia e realizza l’impianto originario dell’istituzione accademica

1677
Il progetto dell’Accademia Reale viene avviato e completato da Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seconda Madama Reale 

1736
Ampliamenti urbani del primo architetto regio Filippo Juvarra e realizzazione degli Archivi di Corte

• 1740
L’architetto regio Benedetto Alfieri progetta e realizza in parte la monumentale Cavallerizza per gli esercizi di cavalli e cavalieri

1815  
L’Accademia Reale soppressa nel periodo napoleonico è rifondata come Regia Accademia Militare 

1832-37 
L’ingegnere Carlo Bernardo Mosca progetta e realizza la Grande Scuderia del re Carlo Alberto di Savoia- Carignano e le Pagliere di servizio

1943
I bombardamenti arei della II Guerra mondiale danneggiano gravemente l’Accademia Militare, i magazzini, i rifugi del compendio

1973
Il nuovo Teatro Regio progettato dall’architetto Carlo Mollino viene costruito sul sito dell’abbattuta Accademia Militare

1997
La Cavallerizza, come parte del sistema «Residenze Reali Sabaude», entra nel patrimonio UNESCO

2000-10 
È promosso l’uso della Cavallerizza e delle maniche rettilinee come teatro, spazi espositivi e festival artistici 

2014
Realizzazione dell’Aula Magna dell’Università di Torino nel ex Maneggio Chiablese progettata dall’architetto Agostino Magnaghi e occupazione del sito da parte del collettivo Assemblea Cavallerizza 14.45

2016
Masterplan Cavallerizza distretto culturale, Homers ed Equiter

2020
Prende vita il progetto Unitario di Riqualificazione (PUR) della Cavallerizza

2022-23 
Lo studio CZA – Cino Zucchi Architetti è vincitore del concorso internazionale bandito dalla Fondazione Compagnia di San Paolo per la progettazione, il restauro e la rifunzionalizzazione della Manica del Mosca e delle Pagliere, primo cantiere del complesso ad attivarsi

Fondazione 1563, 21 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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