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Dopo il successo della mostra dedicata alla pittura senese al Metropolitan Museum e alla National Gallery di Londra, la Frick Collection concentra lo sguardo su un capitolo rimasto a lungo in secondo piano: la straordinaria stagione della scultura in bronzo a Siena tra il 1450 e il 1500. Curata da Giulio Dalvit, l'esposizione riunisce quasi quaranta capolavori provenienti in gran parte dalla Toscana e propone una nuova lettura del Rinascimento italiano, riportando al centro una tradizione tecnica e artistica che contribuì a ridefinire il linguaggio della scultura europea.

Alla sua prima personale presso Crèvecœur, l’artista giapponese trasforma pause, attese e gesti ordinari in dipinti che riflettono sul rapporto tra lavoro, percezione e vita quotidiana

Dalla tradizione dell'ukiyo-e al Giapponismo, l'esposizione di Lecco ricostruisce il percorso che trasformò una xilografia nata nel Giappone del periodo Edo in uno dei simboli più influenti della storia dell'arte occidentale

La pinacoteca londinese dedica il prossimo novembre al maestro fiammingo una mostra storica, a volte accostando il dipinto al suo disegno preparatorio, altre volte istituendo confronti inediti

In programma in ottobre la seconda esposizione organizzata nella sede romana di via Gregoriana 40, dopo l’apertura al pubblico dello spazio nel febbraio 2026

Il Louisiana Museum di Humlebæk presenta quarant’anni del lavoro di un’artista che ha sempre affrontato le emozioni umane (amore, perdita, senso di colpa, paura...) intrecciando realtà e finzione, serietà e giocosità, freddo distacco e intimità

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Dal 5 al 27 settembre Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, ospita "Tutte le creature abitano il confine", mostra curata da Luca Berta e Francesca Giubilei che mette in relazione la pittura di Chiara Calore e la scultura di Henri Beaufour. La prematura scomparsa dell'artista francese trasforma il progetto in una riflessione sul dialogo, sulla memoria e sulla capacità delle opere di continuare a generare significato oltre la presenza dei loro autori.

L’artista polacca porta una nuova installazione monumentale in Piazza del Popolo e una selezione di opere nella Sala delle Pietre: un percorso tra illusioni visive, materia e percezione che mette in discussione il nostro rapporto con lo spazio e il tempo

Effetto Biaf. La Biennale Internazionale dell'Antiquariato continua a essere il principale appuntamento del mercato italiano dell'arte antica, ma da alcuni anni è diventata anche il catalizzatore dell'intera stagione culturale fiorentina. Attorno alla BIAF si concentrano inaugurazioni, nuove sedi, grandi mostre e progetti museali che coinvolgono istituzioni pubbliche, collezionismo privato e arte contemporanea, trasformando Firenze in una delle capitali europee dell'arte.

Dal 26 settembre 2026 al 7 marzo 2027 il Museo Novecento di Firenze dedica una grande mostra personale a Victor Man, tra i più autorevoli pittori europei della sua generazione. Curata da Sergio Risaliti, l'esposizione riunisce circa venticinque dipinti che attraversano alcuni dei temi centrali della sua ricerca, confermando il ruolo della pittura figurativa come uno dei linguaggi più vitali dell'arte contemporanea.

Dalla riflessione sulla natura della pittura alla profonda antipatia nei confronti dell'Espressionismo astratto

La programmazione estiva della galleria si articola tra le mostre nelle sedi di Londra e New York e la presenza dei suoi artisti in istituzioni internazionali, da Edimburgo ad Abu Dhabi, da Parigi a Graz, confermando una rete di collaborazioni che prosegue anche nei mesi estivi

Dal 17 settembre Hauser & Wirth Hong Kong dedica una grande mostra a Lucio Fontana, ultimo capitolo della trilogia internazionale realizzata con la Fondazione Lucio Fontana dopo Los Angeles e New York. Curata da Luca Massimo Barbero, l'esposizione ripercorre la nascita dello Spazialismo attraverso Buchi, Tagli, Quanta, Nature e Concetti spaziali, accompagnata dalla prima monografia sull'artista pubblicata in cinese semplificato.

Oltre trenta sculture monumentali di Philip Colbert invadono il Parco archeologico di Pompei e i siti del territorio. L'artista britannico porta il suo iconico astice tra domus, colonne e ville romane, rilanciando una formula ormai familiare: quella dell'installazione pop chiamata a dialogare con uno dei luoghi simbolo della civiltà antica.

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