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NOTIZIE POLITICHE E PROFESSIONALI

Nel luglio 2009 Terry Herbert stava perlustrando con un metal detector un campo vicino a Hammerwich, nello Staffordshire, quando intercettò quello che sarebbe diventato uno dei più straordinari ritrovamenti archeologici della Gran Bretagna: oltre 4mila frammenti riferibili a circa 700 oggetti, tra oro, argento, granati, decorazioni di spade, parti di un elmo e croci cristiane. Il primo inventario riempì 244 sacchi e il tesoro fu valutato 3,285 milioni di sterline. A più di quindici anni dalla scoperta, resta ancora aperta la domanda fondamentale: chi lo seppellì, e perché?

Nell’oasi di Dakhla una missione archeologica egiziana ha scoperto una tomba di epoca romana sormontata da una struttura piramidale in mattoni di fango. Al suo interno convivono geroglifici e formule funerarie egizie, una rara rappresentazione della settima ora dell’Amduat, un’elegia di 19 versi in greco antico e una moneta con l’effigie dell’imperatore Costantino. Più che la forma del monumento, è la sovrapposizione di culture a rendere eccezionale il ritrovamento: quasi 1.700 anni fa, nell’Egitto romano, identità egizia, greca e romana potevano abitare la stessa tomba.

A Qesarat, nella valle del Vjosa, una missione archeologica albanese-italiana ha riportato alla luce sei pavimenti a mosaico policromo del IV secolo d.C., con motivi geometrici e figure umane, insieme a frammenti di decorazioni parietali. Il ritrovamento si inserisce in un sito archeologico molto più esteso: le indagini condotte negli ultimi anni su circa 70 ettari hanno individuato terme, ricche residenze romane e tracce di occupazione che risalgono fino alla preistoria. La funzione del nuovo complesso resta ancora da chiarire.

Per la prima volta James Richards costruisce una mostra senza ricorrere all’immagine in movimento, elemento centrale della sua ricerca da oltre vent’anni. In «The Buildable Self», da Ordet a Milano dal 24 settembre al 21 novembre, fotografie d’archivio, collage, libri immaginari e una composizione sonora attraversata dal rumore dei treni costruiscono un’identità necessariamente incompleta: un corpo fatto di memoria, desiderio, intimità e perdita.

 

In «WINDOW, 2025» Maurizio Cattelan sovrappone la banana di «Comedian» alla «Deposizione di Cristo» di Caravaggio. L’acquerello, pezzo unico donato dall’artista all’Istituto Mario Negri, sarà battuto l’8 ottobre a Milano durante la Charity Dinner «Chiamiamola per nome»: il ricavato finanzierà la ricerca sulle malattie rare ancora prive di diagnosi. «Per una volta il mio lavoro può tradursi in qualcosa di concretamente utile», spiega Cattelan.

Dal 26 settembre al 24 gennaio Palazzo Ardinghelli, sede del MaXXi, ospita un progetto a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini dedicato a una delle figure più radicali del secondo Novecento

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Il tema proposto invita a guardare al patrimonio culturale non come a qualcosa di immutabile, ma come a una risorsa viva, da custodire e allo stesso tempo ripensare alla luce delle trasformazioni sociali

Dopo aver trascorso vent’anni vedendo solo scale di grigi, nel 2004 l’artista catalano-britannico si è fatto impiantare un’antenna nel cranio che, tramite un algoritmo, converte i colori in frequenze sonore e quindi in suoni

All’interno dell’Anfiteatro Flavio, chiuso da giovedì scorso, sono sospese le riprese del programma dedicato a Giulio Cesare, in seguito all’incidente costato la vita a un giovane lavoratore

L’edificio settecentesco sarà la «nuova casa» della Biblioteca Civica di Cuneo (la più antica del Piemonte), su una superficie di 12mila metri quadrati e con 12 chilometri lineari di scaffalature

Dal 28 settembre al 30 novembre, con cadenza settimanale, sarà possibile ascoltare il racconto delle iniziative sperimentali del critico e storico dell’arte romano, da «Volterra ’73» a «Campo del Sole»

Il direttore dell’Ufficio nazionale beni culturali della Cei-Conferenza episcopale italiana, don Luca Franceschini, illustra il ruolo delle chiese prima e dopo il terremoto del 2016

A 12 anni dall’edizione italiana del suo libro più influente, la sociologa francese Nathalie Heinich torna a riflettere sul concetto di «paradigma dell’arte contemporanea», aggiornando una delle interpretazioni teoriche più importanti degli ultimi decenni e spiega perché, nonostante le profonde trasformazioni del sistema dell’arte, il paradigma che definisce l’arte contemporanea resta sostanzialmente invariato.

Dal 15 ottobre al 18 gennaio la Frick Collection riunisce a New York quasi quaranta bronzi di Donatello, Vecchietta, Francesco di Giorgio e altri protagonisti della Siena del secondo Quattrocento, molti dei quali mai esposti fuori dalla Toscana. Curata da Giulio Dalvit, «Siena: The Art of Bronze, 1450–1500» ricostruisce una straordinaria stagione di sperimentazione tecnica e insieme mette in discussione una storiografia che ha a lungo misurato il Rinascimento italiano sul modello di Firenze. Non una periferia resistente alla modernità, ma un centro capace di elaborarne una propria idea.

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