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Emilio Vedova, «Spagna n. 4», 1959. Courtesy of Sotheby’s
Emilio Vedova. Dipinti
Sebbene l’impeto gestuale della sua pittura consenta un legittimo confronto con l’Action Painting americana, i prezzi di Emilio Vedova (1919-2006) sono infinitamente più bassi, con listini che non si discostano molto da quelli del decennio scorso. In 25 anni l’incremento è stato piuttosto modesto, pari al 38% con top price che reggono da lungo tempo. Il record, infatti, lo ha raggiunto «Tensione n.4» del 1959 (145,5x196 cm) che il 31 maggio 2017 da Dorotheum a Vienna si è imposto per 792mila euro. Ma in seconda posizione si trova «Ciclo 61/62 n.2» del 1961-62, un dipinto a olio e collage di 146x200 cm venduto per 776 mila euro il 26 maggio 2008 da Christie’s a Milano. E nonostante siano passati 17 anni da allora, se l’opera venisse proposta oggi non potrebbe ambire a una cifra maggiore. I valori, dunque, non hanno subito particolari scossoni in un contesto che apprezza in particolare i lavori della fine degli anni Cinquanta. E quando il 26 novembre 2025 Sotheby’s a Milano ha proposto «Spagna n.4» del 1959 (119x120 cm), che appartiene a uno dei suoi cicli più celebri, l’aggiudicazione finale è stata di 571mila euro, di gran lunga il prezzo più alto degli ultimi 12 mesi. Ma le opportunità sono ancora molte e si possono acquistare al di sotto dei 40mila euro piccoli lavori storici degli anni Sessanta.
Afro, «Ritmi fermi», 1952. Courtesy of Sotheby’s
Afro. Dipinti
Afro (1912-76) ha perduto gran parte del tesoretto. La sua stella ha brillato luminosa per almeno 10 anni, dal 2005 al 2015, per poi perdere d’intensità. Basti pensare che già il 16 ottobre 2006 da Sotheby’s a Londra «Golfo degli aranci» (115x147 cm), un’opera di notevole intensità datata 1957, aveva raggiunto 467mila sterline, pari a 693mila euro, trovando il consenso dei collezionisti stranieri, in particolare di quelli inglesi. Dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso alla metà degli anni Dieci i prezzi di Afro sono raddoppiati per poi iniziare un lento declino, tanto che oggi i valori sono inferiori del 52% rispetto al 2011 e appaiono certamente appetibili per i collezionisti che vogliono muoversi controcorrente. Nel 2025 una sola opera ha superato i 100mila euro e non è certo un capolavoro della maturità, bensì una testimonianza del 1952, quando Afro compariva tra i protagonisti del Gruppo degli Otto. Si tratta di «Ritmi fermi» di 110x70 cm, venduta per 108mila euro nell’asta milanese di Sotheby’s del 28 maggio 2025. Tra le opere degli anni Sessanta, sempre da Sotheby’s a Milano, il 26 novembre 2025 «Il pendolo» del 1962, tecnica mista di 39x55 cm ha fatto fermare il martello del banditore a 76mila euro. A quanto pare i tempi d’oro sono lontani.
Renato Birolli, «Incendio nelle Cinque Terre», 1956. Courtesy of Il Ponte Casa d’Aste
Renato Birolli. Dipinti
Renato Birolli (1905-59) è un artista che ha attraversato stili differenti rifiutando qualunque etichetta. Ha fatto parte del Gruppo degli Otto ma da giovanissimo era in Corrente per poi tentare alla fine degli anni Quaranta la strada del Post Cubismo. Sempre alla ricerca di nuove soluzioni stilistiche, negli anni Cinquanta è approdato a una forma autonoma di astrattismo lirico. Certo, un percorso difficilmente sintetizzabile dal mercato che non è riuscito a etichettarlo, penalizzando con eccessiva severità la sua ricerca, spesso originale e coraggiosa. Attualmente i suoi valori sono ai minimi termini, con una linea piatta che prosegue dal 2019. In 15 anni la flessione è stata pari al 74% e le sole opere che suscitano qualche interesse sono quelle della seconda metà degli anni Cinquanta. Un dipinto della sua serie più nota, «Incendio nelle Cinque Terre», 1956, di 60x50 cm, è stato pagato 28mila euro il 26 novembre 2024 da Il Ponte a Milano. Ma è proprio un altro «Incendio nelle Cinque Terre» del 1957 (114x143 cm) a detenere il record stabilito il 24 ottobre 2005 quando da Christie’s a Londra la battuta finale è stata di 131mila sterline.
Le analisi e i dati sono curati da Roberto Capitanio in esclusiva per «il Giornale dell’Arte».
Attenzione. Gli indici mettono a confronto l’andamento degli artisti negli ultimi 15 anni rispetto a un particolare segmento del loro mercato (viene calcolata la media dei valori considerando i risultati delle case d’asta italiane e internazionali) con l’oro, la Borsa italiana (Ftse Mib) e la Borsa americana (Standard & Poor’s 500).
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