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Cao Fei, «Dash» (still), 2026.

Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada.

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Cao Fei, «Dash» (still), 2026.

Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada.

Tra vulnerabilità e simulazione. Il presente secondo la Fondazione Prada

Con le mostre di Mona Hatoum, Cao Fei e Hito Steyerl, la Fondazione Prada propone nel 2026 un programma che indaga vulnerabilità, simulazione e trasformazioni del reale, tra installazioni immersive e sperimentazioni visive

Margherita von Guggenberg

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La ricerca di prospettive innovative e coinvolgenti trova casa nelle sale della Fondazione Prada. In un momento in cui l’istituzione artistico culturale deve sapersi evolvere in piattaforma di dibattito sociale, la Fondazione si rifà agli ideali di curiosità intellettuale che l’hanno creata, proponendo un dialogo culturale contemporaneo che intende includere ogni tipo di identità comunitaria e individuale. Il programma 2026 riflette queste linee, proponendo a Milano prospettive di creativi provenienti da una varietà di percorsi artistici e filosofici. Mona Hatoum realizza per l’Edifico Cisterna un’esposizione site specific visitabile fino al 9 novembre.

Il progetto è articolato in tre opere che chiamano in causa lo spettatore fin dalla prima sala. Focus della mostra la manifestazione di possibili condizioni di fragilità, la Ragnatela è l’opera benvenuto dell’artista libanese, una costellazione di biglie di vetro che pende dal soffitto. Hatoum esamina il rapporto tra controllo e vulnerabilità facendoci attraversare fisicamente le sue opere, sfruttando componenti anche uditive che ne sottolineano l’elegante minimalismo. Sperimentare la precarietà e il disagio che queste installazioni evocano permette di ammirare l’inesorabilità del cambiamento mentre il surreale equilibrio di Mona Hatoum si rivela come uno spettacolo armonioso, articolato nelle mille sfaccettature dei suoi «sistemi aperti».

Dal 9 aprile al 2 settembre la Fondazione ospita inoltre l’artista cinese Cao Fei all’interno di Podium, il principale spazio espositivo del complesso. In mostra il progetto «Dash»: un’ampia varietà di tecniche, dalla realtà virtuale alla videoinstallazione, per un viaggio lungo le campagne coltivate della Cina meridionale e nordoccidentale, dove l’arrivo della crisi climatica costringe il mondo agricolo a instaurare nuove relazioni con innovazioni tecnologiche sempre più invasive. Cao Fei produce testimonianze esperienziali, archeologiche e d’archivio che considerano le conseguenze dell’evoluzione informatica sulla continuità culturale, immergendoci in ambienti ripresi dai viaggi dell’artista. Progetto di svolta nella carriera ventennale di Cao Fei, indaga le radici fisiologiche e spirituali che ci legano a un mondo intento ad alienarci attraverso la dimensione virtuale.

La Fondazione Prada dedica inoltre uno spazio alla sperimentazione dei linguaggi visivi nella sede Osservatorio, dove fino al 30 ottobre sarà possibile visitare «The Island», programma di installazioni a firma Hito Steyerl. Oggetti, strutture e videointerviste sperimentali sfruttando gli strumenti dell’indagine giornalistica per interrogarsi sulle frammentate realtà alternative che siamo capaci di immaginare. Un film inedito congiunge in una visione unica i temi della mostra. Attraverso elementi d’ispirazione fantascientifica, Steyerl mette in relazione realtà lontane tra loro, sollecitando la nostra capacità di adattamento e trascinandoci tra diverse concezioni di tempo, di spazio e di percezione del mondo.

Margherita von Guggenberg, 11 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Tra vulnerabilità e simulazione. Il presente secondo la Fondazione Prada | Margherita von Guggenberg

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