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La mostra «Tiempo Crudo» di Claudia Losi trasforma la galleria Monica De Cardenas in una foresta di arazzi e sculture che evocano armonia tra esseri viventi e non. Nella Project room, la ricerca intimista di Polina Barskaya esplora interni domestici e momenti quotidiani, offrendo uno sguardo ravvicinato e confidenziale sull’interiorità dei soggetti
- Rosalba Cignetti
- 11 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Polina Barskaya, «Con Matisse alla Pinacoteca Agnelli», 2025.
Tempo della foresta e interni domestici
La mostra «Tiempo Crudo» di Claudia Losi trasforma la galleria Monica De Cardenas in una foresta di arazzi e sculture che evocano armonia tra esseri viventi e non. Nella Project room, la ricerca intimista di Polina Barskaya esplora interni domestici e momenti quotidiani, offrendo uno sguardo ravvicinato e confidenziale sull’interiorità dei soggetti
- Rosalba Cignetti
- 11 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliNella comunità Kamëntsa della Valle del Sibundoy, tiempo crudo indica un tempo di grazia: il momento in cui tutti gli esseri, viventi e non viventi, risuonano nello stesso accordo e si trovano allineati tra loro. È un termine che l’artista Claudia Losi ha mutuato dall’antropologa, poeta e attivista colombiana Judy Jacanamejoy Chicunque, ed è il titolo della personale che Monica De Cardenas dedica all’artista piacentina, classe 1971.
Per la mostra visibile fino al 9 maggio, la galleria si trasforma in una sorta di foresta, tempestata di grandi arazzi popolati di animali, figure umane, raggi di luce ed elementi naturali. Il percorso si dirama attorno all’opera «Oltre il giardino», grande tessitura jacquard che raccoglie e rielabora materiali emersi da laboratori e call pubbliche, matrice di tutti lavori in mostra. Intorno a questo nucleo si dispongono interventi scultorei di scala ridotta: i Pomi, ottenuti da mele svuotate e trasformate in metallo, sospesi come presenze latenti; le Pietre da filo, ispirate agli strumenti contadini e disposte come segni di orientamento; e Le anime sottili, figure metamorfiche collocate nei punti di passaggio.
Nella Project room della galleria, invece, lo sguardo si restringe nell’intimità dello spazio domestico e della pittura. La giovane artista ucraina Polina Barskaya (1984) concentra la propria ricerca su interni quotidiani e su una cerchia ristretta di soggetti: sé stessa, il marito, la figlia, partendo da fotografie che costituiscono l’innesco del processo pittorico. Letti disfatti, luce che filtra dalle tende, corpi colti in momenti di sospensione: elementi ordinari tradotti in immagini compatte, trattenute, cariche di una densità psicologica che richiama la tradizione intimista di Vuillard e, per l’intensità degli sguardi, certa pittura di Alice Neel.
La scala contenuta dei lavori obbliga lo spettatore a un avvicinamento fisico, trasformando la visione in un’esperienza confidenziale, in uno sguardo a tu per tu col nostro io più profondo, una presenza che si rivela lentamente, nel tempo sospeso dell’interiorità.