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Mostre

All'Accademia di San Luca un'antologica di Anselmo

28 opere dell'artista torinese coprono 50 anni di attività

«Torsione», 1968, di Giovanni Anselmo

Roma. Giovanni Anselmo ottenne nel 2016 il Premio Presidente della Repubblica per la scultura. Come da consuetudine, ora, l’Accademia di San Luca, nella sua sede di Palazzo Carpegna, ospita dal 13 novembre al 31 gennaio un’antologica dell’85enne artista torinese, articolata in 28 opere che coprono 50 anni di attività.

L’intento programmatico è chiaro sin dal titolo: «Giovanni Anselmo. Entrare nell’opera». Lui lo fece nel 1971 con una fotografia che intitolò allo stesso modo, perché realizzata mentre correva in un prato dopo aver regolato un autoscatto nel tempo necessario a «entrare nell’opera».

È, questo, il versante concettuale dell’operato di Anselmo, rappresentato anche dalla serie in mostra dedicata all’idea di infinito. «Particolare del lato in alto della prima i di infinito» è, per esempio, un ciclo di opere dei primi anni ’70 costituite da un grande rettangolo color antracite: che l’immagine monocroma sia un particolare di una lettera dell’alfabeto lo si deduce dal titolo. Degli stessi anni è anche una fotografia che ha come soggetto il cielo, fissato da un obiettivo regolato, per l’appunto, su infinito.

Accanto al versante più concettuale e contemplativo, in Anselmo convive sempre quello di segno opposto, rivolto a una oggettivazione in materie povere (è esponente dell’Arte povera) e forme elementari, di energie, dinamiche, tensioni e torsioni naturali. «Torsione» (1968) e «Respiro» (1969) fanno parte di questa linea di ricerca. In «Grigi che si alleggeriscono verso oltremare» (1982-86) ricorrono due elementi caratterizzanti anche altre opere, parallelepipedi della pietra più dura, il granito, e il colore più misterioso, il blu oltremare.

Talvolta è un ago magnetico a essere integrato nel blocco di pietra, nell’intento di rappresentare, con la massima icasticità possibile, le grandi direttrici della natura e della vita. L’ampio orizzonte di riferimento è testimoniato già a partire dai titoli di altre opere in mostra: «Interferenza nella gravitazione universale», «Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più», «Un’incisione di indefinite migliaia di anni».

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019



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