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Canova - Thorvaldsen: duello di virtuosi

Alle Gallerie d'Italia due star internazionali del loro tempo animate da un'accesa rivalità

«Amore e Psiche» nell'interpretazione di Thorvaldsen e di Canova

Milano. Fu una rivalità accesa, e sempre citata, quella che in età neoclassica e romantica oppose l’italiano Antonio Canova (1757-1822) al danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844). Eppure nessuna mostra, finora, aveva mai messo a confronto le loro sculture. È perciò una vera primizia «Canova e Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna» (dal 24 ottobre al 15 marzo, catalogo Skira), la rassegna curata da Stefano Grandesso e Fernando Mazzocca per le Gallerie d’Italia-Piazza Scala, resa possibile dal recente accordo delle Gallerie d’Italia con l’Ermitage di San Pietroburgo, cui qui si aggiungono il Thorvaldsen Museum di Copenaghen e altri grandi musei italiani e internazionali.

Il percorso è imperniato intorno al gran salone centrale, dove trova posto la sezione spettacolare intitolata «Le Grazie e la danza», con l’accostamento, mai visto prima, tra i gruppi delle «Grazie» dell’uno e dell’altro, mentre intorno s’inseguono quattro danzatrici di mano loro e del seguace Gaetano M. Monti, primi esempi di un tema mai rappresentato prima in scultura. Negli spazi circostanti e seguenti vanno in scena le altre 16 sezioni del percorso, dove, attraverso i capolavori dei due maestri e le opere dei seguaci dell’uno o dell’altro, si ricompone lo scenario della migliore scultura degli anni in cui i due furono attivi e si palesa il loro lascito alle generazioni successive.

Fu a Roma che prese forma la sfida: lì il veneto Canova viveva da 18 anni quando, nel 1797, vi giunse il più giovane Thorvaldsen per restarci quarant’anni. E fu lì che i due maestri aprirono le loro efficientissime botteghe, fitte di collaboratori e allievi; lì che Canova ideò le innovazioni tecniche poi utilizzate anche dal rivale; lì che i due si cimentarono negli stessi temi, tratti dall’antichità classica ma da loro rinnovati nello spirito del proprio tempo e secondo l’indole di ognuno: più emozionale e sensuale quella di Canova, più casta e austera quella di Thorvaldsen.

Dagli autoritratti dei due maestri all’indagine sui loro studi romani; dai ritratti dedicati a loro (che erano allora vere star internazionali) dai più famosi artisti del tempo, all’immagine moltiplicata delle loro sculture, tradotte in riproduzioni di qualità diversa, tutte testimoni però della loro fama; dai ritratti che loro eseguirono a sovrani, artisti, letterati all’immagine di Napoleone I e del lombardo G.B. Sommariva, i loro più grandi collezionisti, e di qui ai temi prediletti da entrambi, come quelli, fortunatissimi, di Venere, Cupido, Amore e Psiche, Ebe, Ganimede e il «pastore errante», nessun aspetto della loro arte è trascurato in questa mostra che esibisce 150 opere, chiudendosi con gli spettacolari gessi, tutti di Fondazione Cariplo, dei bassorilievi Rezzonico, dominati dalle figure di Omero e Socrate.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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