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Mostre

Cerith luce e gas all'HangarBicocca

L’artista gallese illumina il Cubo e le Navate

«TIX3» (1996) di Cerith Wyn Evans. © Cerith Wyn Evans. Cortesia di White Cube. Foto: Stephen White

Milano. Dal 31 ottobre al 23 febbraio Pirelli HangarBicocca dedica a Cerith Wyn Evans (1958) la più grande personale che l’artista gallese, pur celebrato da tante istituzioni internazionali, abbia mai avuto. Negli spazi oscuri delle sue Navate troverà una sede d’elezione: Evans lavora, infatti, con la luce e con il suono, due elementi immateriali, potenziati entrambi dalle specificità spaziali e cromatiche di questa immensa «caverna» dell’età industriale.

È stato l’artista stesso a comporre la «partitura» della mostra, intitolata «....the Illuminating Gas» e ordinata da Roberta Tenconi e Vicente Todolí negli oltre 5mila metri quadrati delle Navate e del Cubo (unico spazio, questo, illuminato dalla luce naturale).

I visitatori sono accolti dall’imponente installazione «StarStarStar/Steer», realizzata per la mostra, formata da sette colonne luminose alte 20 metri, con lampade tubolari che emettono una luce intermittente, accompagnata dal soffio emesso dall’opera esposta accanto, «Composition for 37 flutes», 2018, composta anch’essa da canne di vetro da cui fuoriesce il suono.

Si continua con le 13 sculture «Neon Forms (after Noh)», in cui l’artista «trascrive» con la luce i diagrammi dei movimenti degli attori del teatro giapponese Nō, poi con la riconfigurazione, concepita per Milano, di «Space...by Light (in Time)», installazione sospesa (che è un omaggio, anche, all’amato Duchamp) formata da un intrico di segni tracciati nello spazio da tubi al neon, realizzata nel 2017 per le Duveen Galleries della Tate Britain di Londra.

Nel Cubo, altre installazioni multisensoriali, fra le quali i lampadari di vetro di Murano «Sutra» e «Mantra», 2017, e la «colonna» di solo suono «T=R=A=N=S=F=E=R=E=N=C=E», 2015, mentre all’esterno si vede la sua prima opera al neon, «TIX3» (palindromo di Exit, 1992) e la scultura effimera di fuochi d’artificio «To....fold, an apprentice in the Sun», 2019. Il catalogo bilingue (Skira) è disegnato da Leftloft.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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