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Il futuro è delle persone serie

VEDERE IN EMILIA-ROMAGNA | La parola a Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae

Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae, davanti ad alcune tavole del Polittico Griffoni

Fabio Roversi Monaco (1938), giurista e accademico, già rettore dell’Alma Mater e presidente della Fondazione Carisbo, è presidente di Genus Bononiae-Musei nella Città. Con lui facciamo il punto sullo stato dell’arte in Emilia-Romagna.

Presidente, qual è la situazione dopo quasi tre mesi di chiusura totale?
Discreta, anche tenendo conto dei gravi disagi derivanti dalla chiusura. Certamente ora saranno inevitabili processi di chiusura di attività commerciali, alludo particolarmente a bar e ristoranti bolognesi improvvisati, che a mio parere non creeranno un danno particolare alla città. Sarà finalmente, anche se non definitivamente, la vittoria dei «portici», chiamati a riprendere il ruolo che hanno avuto per secoli e che tutt’ora hanno nei casi in cui il loro ambito non venga occupato dai venditori di frittelle, come avviene puntualmente nei punti più suggestivi.

Su che cosa è necessario puntare?
Sulla valorizzazione della lunga storia e della vera anima che può nuovamente uscire gratificando e caratterizzando Bologna anzitutto, ma anche singole città e paesi dell’Emilia-Romagna. La cultura (anche istituzionale), lo spirito d’iniziativa nelle attività economiche e artigianali e il culto dell’arte in questa regione sono quanto di più significativo si possa trovare in ambito nazionale.

I numeri dell’Emilia-Romagna dicono che i turisti erano in aumento esponenziale, anche nelle città d’arte. Poi l’azzeramento. E adesso?
Soltanto fra un anno potremo dire che i turisti sono poco o molto calati anche nelle città d’arte, almeno nella nostra regione, ma spero, anzi credo, che mai si potrà parlare di azzeramento.

Che cosa è necessario migliorare?
Il trattamento riservato alle realtà organizzative che operano seriamente. Vanno considerate prioritariamente le iniziative che anno per anno evidenziano in modo convincente programmi esaurienti e il profilo culturale che le caratterizza.

Che cosa funziona bene e che cosa no?
Funzionano male e sono paradossalmente premiate le mostre improvvisate, forzate, prive di ogni impegno culturale sofferto. Tutto ciò, infatti, costa fatica e molti preferiscono organizzare banalità. In effetti va detto che alla banalità moltissimi non esitano a dare una decisa preferenza.

Come stanno andando i musei di Genus Bononiae?
La rete dei musei di Genus Bononiae è tutta caratterizzata da un momento di grande soddisfazione, potrei dire di euforia, che corrisponde allo straordinario impegno profuso, soprattutto per la mostra sul Polittico Griffoni. I musei internazionali, gli studiosi di storia dell’arte, i collezionisti che in questi mesi ho incontrato ritengono che aver ricostruito dopo tre secoli l’unità di un’opera di tale valore rappresenta un caso unico nella storia, nel collezionismo e nella gestione dei beni di molti musei del mondo. Una situazione molto positiva caratterizza anche la raccolta di strumenti a San Colombano, che dalla metà di giugno è stata arricchita dai pezzi appartenenti al maestro José Vázquez. Rimarrà per almeno un semestre a integrare la collezione del Museo Tagliavini. A Santa Maria della Vita ospitiamo fino a settembre una bellissima mostra in collaborazione con National Geographic dedicata a un secolo di evoluzione al femminile. Il Museo della Storia di Bologna in Palazzo Pepoli ha subito particolarmente il problema del coronavirus, ma ci saranno novità importanti per i visitatori.

Le attività online intraprese continueranno?
È nostra intenzione mantenerle e rafforzarle, seguendo una strategia già implementata. Le persone interagiscono con i contenuti che proponiamo, rivolti anche a un pubblico giovane. Per il Polittico abbiamo scelto una delle voci più amate dai ragazzi, quella di Luis Sal. La mostra «Woman» è stata raccontata «a capitoli» dal direttore di National Geographic Italia e molto hanno fatto anche i servizi didattici. Anche online, il discrimine è la qualità.

Tutti i luoghi della cultura nella regione si sono attivati con il digitale. Che cosa ne pensa, ci sono esempi virtuosi?
Occorre valutare le esperienze in atto con attenzione e con rigore. Non tutto quello che viene esposto e trasmesso è automaticamente bello e tale da emozionare in modo durevole lo studioso o il quivis de populo che si trovano talvolta ad affrontare tematiche decisamente ostiche se non incomprensibili.

Come si devono comportare i musei con le riaperture?
Facendo tesoro di una lezione: i musei debbono servire per acquisire e migliorare la conoscenza e per valorizzare quanto di buono esiste nel nostro straordinario Paese, talvolta criticato da chi viene ospitato egregiamente da secoli. Tutti debbono riconoscere che il patrimonio artistico dell’Italia è il più ampio che esista ed è a disposizione per lo più gratuitamente.

Chissà per quanto non vedremo mostre affollate come un tempo.
Le mostre affollate come un tempo le avremo e talvolta avremo forse il dovere di difenderci. Talvolta la moneta cattiva prevale sulla moneta buona. Il futuro appartiene a chi opererà con la serietà che queste problematiche meritano e con l’intento di fare qualcosa di giusto, quale che sia l’«affollamento» ottenuto.

La regione ha vari musei autonomi, a Parma, Modena-Ferrara e ora anche a Bologna. Gli enti statali funzionano meglio?
L’espressione «e ora Bologna» si commenta da sé, tanto più che di fatto la Pinacoteca di Bologna aveva a suo tempo conquistato una sufficiente autonomia e un grande prestigio nell’intera Europa. In ogni caso alle strutture del Mibac, troppe volte turbate nell’organizzazione e nelle procedure da mutamenti spesso incomprensibili dettati dalla politica, vanno dati almeno cinque anni di attività per esprimere un giudizio accettabile e utile.

La pandemia sta creando notevoli problemi occupazionali in ambito cultura e turismo. Che cosa consiglia?
I problemi occupazionali potranno esserci, ma è difficile dire in quale misura. Non mi sentirei di mettere insieme gli ambiti della cultura e del turismo, le problematiche sono diverse. Quello che è certo e ampiamente dimostrato è che la presenza di mostre o eventi in genere dalla forte valenza culturale accresce il turismo, rendendo i visitatori più consapevoli e migliori. Ancora una volta la competenza e la serietà sono quanto di più essenziale esiste per gestire al meglio i due connessi ambiti.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020


  • La collezione di strumenti musicali nell’ex Chiesa di San Colombano

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