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Mostre

L’importanza di chiamarsi Ernesto

Due mostre per un collezionista lungimirante: Ernesto Esposito

«In my Hotel Room, Montecatini» di Helmut Newton, 1988

Torino. Ernesto Esposito è un collezionista di lungo corso. Le opere della sua solidissima collezione hanno alimentato non poche esposizioni. E a Torino si sdoppia, o meglio offre al pubblico aspetti diversi delle sue raccolte. Sotto il capello di «Me Two», negli spazi dai grandi trascorsi industriali, il Museo Fico propone due delle grandi passioni del collezionista: la fotografia e il Brasile. «Some people. Fotografie da Von Gloeden a Warhol» offre fino al 26 gennaio, attraverso gli scatti di circa ottanta artisti, un racconto esaustivo dal punto di vista storico della fotografia e personale nelle scelte.

Chiave di lettura è l’osservazione di come siano mutati in tempi anche recenti gli schemi sociali, d’identità e di genere. Percorrere le sale è un eccezionale ripasso della storia della fotografia contemporanea più avanzata e sofisticata, i nomi degli autori sono tutti molto conosciuti, ma le date delle opere sottolineano le scelte acute, compiute al momento giusto, del collezionista Esposito, nella vita designer di calzature di marchi celeberrimi. Dal barone Von Gloeden che visse a Taormina dal 1878 al 1931 fotografando pastorelli si arriva a John Baldessarri, da Douglas Gordon a Bruce Weber, passando per Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Nobuyoshi Araki, Francesco Scavullo, Jack Pierson, Herb Ritts, Helmut Newton e Ugo Rondinone, in una scintillante definizione della fotografia contemporanea che occupa ormai un posto a sé stante nel mondo dell’arte.

La mostra è a cura di Andrea Busto, presidente e direttore del Museo Fico, mentre «Brasil!», la seconda mostra dedicata alla collezione Esposito, visitabile fino al 16 febbraio, è curata da Elisa Ravazzolo Botner. 

Il titolo è citazione del famoso film di Terry Gilliam del 1985, ma è anche il Paese dove il collezionista è di casa. Anche qui la lista degli artisti manifesta la profonda conoscenza dell’arte da parte di Ernesto Esposito, che ha acquistato molti degli autori in tempi non sospetti;  tra loro Assume Vivid Astro Focus, Vivian Caccuri, Cildo Meireles, Maria Nepomuceno, Ernesto Neto, Opavivarà! e Adriana Varejao.

I lavori esposti restituiscono l’immagine del Brasile più contemporaneo, con l’energia e le grandi contraddizioni che lo distinguono. Le opere riflettono la commistione tra natura e metropoli, tra le tensioni politiche e le diverse poetiche, e sono state quasi esclusivamente create negli ultimi vent’anni.  È un viaggio mentale e olfattivo dove si ritrovano i profumi della terra e dei fiori, la «saudade» della bossa nova e il brio della samba, le favelas e le architetture di Oscar Niemayer, un viaggio attraverso i diversi materiali utilizzati dagli artisti, desunti dalla natura e dalla produzione industriale: le spezie per Ernesto Neto, la terra e il legno per Matheus Rocha Pita, gli oggetti di uso domestico e comune per Opavivarà!

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero , ottobre 2019


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