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Fotografia

Super sede per l’International Center of Photography

Nel nuovo edificio del Lower East Side riuniti il museo e la sua scuola

La nuova sede dell’International Center of Photography nel Lower East Side di Manhattan. Saul Metnick per l’International Center of Photography

New York. L’International Center of Photography (Icp) ha inaugurato la sua nuova sede nel Lower East Side di Manhattan il 25 gennaio. Costata 60 milioni di dollari, in 3.600 metri quadrati su quattro livelli riunisce la scuola e il museo finora dislocati in due sedi separate. Progettato dallo studio Gensler, il nuovo edificio accoglie gallerie visibili dalla strada attraverso la grande facciata in vetro, laboratori multimediali, aule scolastiche, camere oscure, studi di posa, un negozio, una caffetteria, una biblioteca specializzata e spazi per eventi pubblici e costituisce un richiamo culturale per l’operazione immobiliare «Essex Crossing» (2,5 ettari, 1,9 miliardi di dollari), un complesso di edifici residenziali, uffici, un cinema multisala, spazi verdi, negozi e un grande mercato.

Quella appena inaugurata è la quarta sede dell’Icp dalla sua fondazione nel 1974 ad opera del fotografo della Magnum Cornell Capa ed è di gran lunga più grande di quelle precedenti, compresa quella sulla Bowery chiusa a giugno dello scorso anno in previsione del trasloco. La scuola, che conta circa 3.500 studenti provenienti da 33 Paesi, si trovava invece a Midtown Manhattan vicino a Bryant Park. Il direttore dell’Icp Mark Lubell ha dichiarato che quasi mille metri quadrati del nuovo edificio saranno destinati alle gallerie. «Una delle novità più importanti è l’accostamento dello spazio espositivo all’energia della scuola e dei suoi studenti, che sono essi stessi autori visivi, ha spiegato. Fare mostre rientrerà nel percorso formativo e gli studenti con le loro voci indirizzeranno l’attenzione su questioni specifiche e avranno un maggiore peso nella programmazione del centro».

Varie le mostre inaugurali. Una attraverso fotografie appartenenti alle collezioni dell’Icp scattate nel Lower East Side intorno alla metà del XX secolo sottolinea l’importanza delle immagini per narrare la storia di un quartiere che affonda le radici nell’immigrazione. «I Can Make You Feel Good» (Posso farti sentire bene) è invece il titolo della personale del fotografo e regista Tyler Mitchell che esplora l’identità nera, tra cui «la bellezza nera come atto di giustizia». «James Coupe: Warriors» espone una serie di immagini in movimento in cui i visitatori del museo sono inseriti digitalmente nel film cult del 1979 «The Warriors» (I guerrieri della notte). E «Contact High: A Visual History of Hip-Hop» mette in mostra quattro decenni di provini a contatto dei principali fotografi che hanno documentato il movimento hip-hop.

Lubell sostiene che il nuovo edificio pone implicitamente la domanda se l’Icp, fondato con una missione di fotografia impegnata socialmente, continui a svolgere un ruolo di questo tipo. «Io sono convinto di sì e ritengo che la linea intrapresa sia stata coerente con questo ruolo», ha affermato aggiungendo: «La fotografia impegnata si è decisamente evoluta e nel XXI secolo sta assumendo molte forme. Cornell non prevedeva la digitalizzazione e la democratizzazione della fotografia, fenomeni per i quali in 10 secondi vengono scattate più immagini che nell’intero XIX secolo. Questi cambiamenti stanno avendo un profondo impatto sulla nostra società e l’Icp funge da piattaforma per questi temi e dibattiti».

Nancy Kenney, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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