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Mostre

Wade Guyton da vent’anni al computer

L'artista americano al Ludwig Museum: imponenti dipinti, opere su carta, fotografie e sculture

«Untitled» (2016) di Wade Guyton, Potomac, Glenstone Museum. © Wade Guyton. Foto: Ron Amstutz

Colonia. «Quando lavoro guardo sempre il computer, dichiara l’artista americano Wade Guyton. Quasi tutti i miei dipinti infatti provengono da un file». PC, scanner e stampanti sono per Guyton il pennello e la tavolozza di ogni comune pittore. Tecnologie, queste, deliberatamente utilizzate in modo improprio dall’artista, nel cui lavoro l’imprevisto tecnico si eleva a principio stilistico.

Basti pensare ai suoi primi «disegni», realizzati a partire dal 2003: pagine strappate da magazine e cataloghi di design degli anni Sessanta, fatte passare attraverso una stampante digitale a getto d’inchiostro, e così marchiate di X, linee e caratteri di colore nero, precedentemente digitati su Microsoft Word tramite la tastiera del computer. «C’è spesso una lotta tra la stampante e i materiali che uso, e le tracce di essa restano sulla superficie: difetti, sgocciolature, segni e sbavature», spiega Guyton.

Dal 15 novembre al primo marzo il Ludwig Museum dedica un’estesa retrospettiva all’artista di stanza a New York («Due decenni MCMXCIX-MMXIX», a cura di Yilmaz Dziewior), a seguito di una consistente acquisizione di suoi lavori da parte del museo di Colonia per la propria collezione permanente.

In mostra opere prodotte nel corso di quasi vent’anni di carriera artistica: oltre ai suoi imponenti dipinti, caratterizzati da uno specifico vocabolario iconografico (fiamme, cerchi, lettere U e X), opere su carta, fotografie e sculture. Il tutto ordinato non in senso cronologico ma per nuclei tematici, al fine di sottolineare la varietà e complessità del suo approccio estetico. Fra i primi lavori in mostra, le sculture create a partire da tubi d’acciaio di sedie; fra i più recenti, «dipinti» che incorporano immagini degli immediati dintorni dell’artista e del paesaggio urbano di New York.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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