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Scoperta un’alta concentrazione di piombo all’Operà di Parigi

Il capolavoro di Charles Garnier si prepara a un restauro più lungo del previsto dopo il rilevamento di contaminazione in alcune aree dell’edificio di uno tra i più tossici dei metalli . La riapertura dell’Opéra di Parigi potrebbe slittare al 2032, tre anni oltre il previsto, e sforare il budget già stimato in 450milioni di euro

Rosalba Cignetti

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Il grande scalone di marmo, il soffitto dipinto da Marc Chagall, i velluti rossi e le dorature che hanno alimentato l’immaginario del Fantasma dell’Opera. A centocinquant’anni dalla sua inaugurazione, il Palais Garnier, o Opéra Garnier, il leggendario teatro d’opera da 1.979 posti nel IX arrondissement di Parigi, capolavoro di architettura eclettica e neobarocca progettato da Charles Garnier e costruito tra il 1861 e il 1875 per volere di Napoleone III, si trova davanti a un nemico invisibile: il piombo. La scoperta di elevate concentrazioni di piombo in alcune aree dell’edificio (in particolare attorno alla scena e negli spazi tecnici), ha costretto l’Opéra National de Paris a rivedere radicalmente il calendario del grande cantiere di restauro già previsto. La chiusura, inizialmente programmata dal 2027 al 2029, potrebbe ora protrarsi fino al 2032, trasformando un intervento di due anni in un’operazione di almeno cinque. Secondo il direttore generale dell’Opéra de Paris, Alexander Neef, le più severe normative sanitarie impongono la rimozione del piombo in alcune zone del complesso, in particolare attorno alla scena e agli spazi tecnici. L’intervento di restauro, già stimato in almeno 450 milioni di euro dal Ministero della Cultura francese, dovrà quindi essere ripensato nei tempi e probabilmente anche nei costi. La revisione del calendario avrà inoltre un effetto domino sull’intero sistema dell’Opéra de Paris: il progetto prevedeva infatti di alternare le chiusure del Palais Garnier e dell’Opéra Bastille, mantenendo sempre uno dei due teatri in attività. Lo slittamento del cantiere del Garnier rischia ora di posticipare anche la futura ristrutturazione della Bastille. Il caso del Palais Garnier ricorda come la conservazione dei grandi monumenti europei debba oggi confrontarsi non solo con il deterioramento dei materiali storici, ma anche con standard di sicurezza e salute pubblica sempre più stringenti. Il teatro, capolavoro del Secondo Impero e uno dei simboli della Parigi di Napoleone III, era nato come manifesto della modernità urbana voluta dal barone Haussmann. Oggi, paradossalmente, è proprio uno dei materiali più utilizzati nell’edilizia del XIX secolo – e uno dei metalli pesanti più pericolosi per la salute – a imporre una nuova pausa alla storia del Palais Garnier.

Rosalba Cignetti, 06 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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