Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliIl 14 novembre a Biella verrà aperto il Fila Museum. L’azienda, nata nel 1911, avrà un suo Brand Experience Center, con gli archivi storici di scarpe, capi e documenti, per oltre 80mila pezzi, uffici e spazi polifunzionali dedicati ad eventi e meeting. Nell’hub, di circa 8.200 metri quadrati, è stato ideato un percorso immersivo e coinvolgente per conoscere la trasformazione della label, dalla sua nascita come tessitura di maglieria intima fino alla svolta negli anni Settanta verso l’activewear, sotto la guida di Enrico Frachey, che individuò il tennis come sport-chiave anche attraverso momenti iconici come la sponsorizzazione del brand ambassador Björn Borg. Senza dimenticare altri campioni, quali Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Evonne Goolagong Cawley, Boris Becker e Monica Seles.
La Sport Area evoca il valore degli atleti di altri sport che hanno compiuto imprese leggendarie accompagnati da capi Fila, da Reinhold Messner nella sua scalata al monte Everest a Giovanni Soldini durante le sue navigazioni. La Sneakers Area traccia l’evoluzione del footwear evidenziando l’ingresso di Fila nella street culture degli anni Novanta. E poi, le partnership con il mondo del luxury fashion: le collaborazioni con Fendi, Y Project, Haider Ackermann, Roksanda e Hailey Bieber. Per Gene Yoon, chairman di Misto Holding, il progetto è «una pietra miliare che collega il nostro glorioso passato al futuro del brand. Il mio amore per Fila risale ai primi anni del marchio».
Viene documentato anche il processo innovativo di restauro e conservazione delle scarpe storiche Fila: la Fondazione adotta un metodo esclusivo e sperimentale che inizia con la pulizia e la ricostruzione delle parti danneggiate delle calzature. Successivamente, le scarpe vengono trattate con prodotti specifici fissanti, adatti ai diversi materiali. Infine, per isolarle da agenti esterni come le particelle di ossigeno, si applica un procedimento di imbustamento sottovuoto.
Non mancano le emozioni forti, come si legge nel sito ufficiale: l’Escape Room creata da Fondazione Fila Museum. In «Change the Game: Playing the Archive», la visita del pubblico inizia con l’arrivo di una lettera anonima: un furto che avverrà proprio durante la permanenza nella sede. Il tour tra archivio e museo si trasforma così in un’esperienza inconsueta, minata dal brivido e dall’incerto, ma soprattutto dalla sperimentazione inedita del luogo di cultura. Le sale saranno accessibili solamente possedendo le soluzioni agli enigmi. E proprio come in una vera Escape Room, anche il fattore tempo sarà fondamentale. Il pubblico avrà solo un’ora di tempo per raggiungere la fantomatica «scatola cromata» prima che il colpo venga compiuto.
Altri articoli dell'autore
Un brand del mondo del vino offre la visione della dimora di colui che ha sempre ospitato e accolto creativi italiani e stranieri impegnati nel progetto «Residenza d’Artista», ma oggi la famiglia ha deciso di aprire le porte a visitatori e turisti per offrire un soggiorno unico e immersivo, all’insegna del connubio tra arte e vino
Si tratta di un complesso architettonico da risanare di proprietà del Comune, inaugurato nel 1965 e chiuso dal 28 ottobre 2022. Sarà possibile presentare domanda entro il 31 luglio per aggiudicarsi oltre 7mila metri quadrati destinando il 60% alle iniziative culturali, allo sport, alla socialità e all’innovazione, e il restante 40% ad attività commerciali
«Il dialogo tra la tradizione delle nature morte seicentesche di Margherita Caffi e Filippo Napoletano e le installazioni contemporanee di Zadok Ben-David e Tamiko Thiel and/p rivela però una tensione tipica delle grandi mostre tematiche: l’equilibrio tra spettacolarità immersiva e reale profondità critica sul rapporto tra arte e crisi ecologica», spiega Natalia de Marco, direttrice scientifica del Chiostro
«Un tassello importante del percorso con cui Palazzo Te si apre sempre di più alla città: un luogo da vivere prima, durante e dopo la visita, capace di unire accoglienza, qualità e racconto del territorio», afferma il direttore del museo mantovano Stefano Baia Curioni



