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Umberto Bellotto, Cancello a due ante, 1920 ca, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia, in deposito temporaneo presso Wolfsoniana-Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova

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Umberto Bellotto, Cancello a due ante, 1920 ca, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia, in deposito temporaneo presso Wolfsoniana-Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova

A Genova un ritrovato Bellotto veneziano, ma quello del ferro battuto

La Wolfsoniana offre un percorso dedicato ai ferri battuti italiani del Novecento: creazioni di Carlo Rizzarda, di Alessandro Mazzucotelli, dell’Officina Matteucci di Faenza e di Umberto Bellotto (1882-1940), tra cui un elaborato cancello appena restaurato

Ottone Groppi

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Tramite l’esercizio dell’acquisto coattivo (quando il Ministero riconosce un interesse artistico su un bene per cui è stata presentata una richiesta per il rilascio dell’attestato di libera circolazione, se interessato a inserire quel bene in qualche collezione pubblica, può utilizzare l’istituto dell’acquisto coattivo quale ulteriore strumento di tutela del patrimonio artistico nazionale, Ndr) nel 2021 il Ministero della Cultura ha acquisito alcune opere del maestro veneziano del ferro battuto Umberto Bellotto (1882-1940), divenute di pertinenza della collezione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia e successivamente passate in deposito temporaneo alla Wolfsoniana.

Già nel 2022 il museo genovese ha organizzato un’esaustiva esposizione di tali manufatti, che includevano anche un vaso biansato attribuito ai Fratelli Toso proveniente dalla collezione personale dell’artista e un piatto in ceramica realizzato su suo modello dalla Manifattura Benedettelli di Venezia. Da tale esposizione è rimasto escluso un piccolo cancello a due ante, caratterizzato da riccioli, volute e motivi floreali e faunistici stilizzati tipici delle grate, dei cancelli e delle ringhiere realizzati da Bellotto a Venezia e al Lido.

Il cancello si presentava infatti in mediocre stato di conservazione: uno spesso strato di prodotti corrosivi e di ruggine ricopriva tutta la superficie, mentre in alcuni punti era ancora visibile la finitura nera-opaca voluta dall’autore. Inoltre, la maniglia per la chiusura delle due ante risultava distaccata e mancante di una parte a causa di una fratturazione. Grazie a un intervento conservativo realizzato dal restauratore Luca Rocca e sostenuto in ricordo di Giuseppe Vitiello dalla sua famiglia, il cancello è ora in esposizione alla Wolfsoniana all’interno di un percorso dedicato ai ferri battuti italiani del Novecento che include, oltre alle opere di Bellotto in collezione e in deposito, creazioni di Carlo Rizzarda, Alessandro Mazzucotelli e dell’Officina Matteucci di Faenza.

Seguito dai funzionari della Soprintendenza di Genova e della Direzione regionale dei Musei Nazionali del Veneto, il restauro è stato preceduto da una documentazione fotografica in fluorescenza, per monitorare l’eventuale presenza di patine organiche e le alterazioni dello strato superficiale, e da analisi diagnostiche preliminari, comprendenti l’analisi con microscopio elettronico (effettuata dall’Arpal di Genova) di una particella di pellicola pittorica distaccata dal supporto metallico.

L’intervento, incentrato su un restauro di tipo conservativo e finalizzato alla conservazione, al consolidamento e al recupero della lettura tecnica ed estetica del manufatto, si è svolto attraverso una prima fase di pulitura superficiale «a secco» e una successiva opera di rimozione dei depositi corrosivi, attraverso una soluzione chelante di citrato di ammonio che ha permesso di preservare i residui della vernice protettiva di cromia nera presente sul cancello. Si è proceduto quindi con l’applicazione di una soluzione di acido tannico e acido fosforico che, oltre a proteggere la superficie dalla ricomparsa della corrosione, ha permesso di far virare la cromia del manufatto al nero, creando un effetto di sottotono rispetto ai residui di vernice presenti sul manufatto.

La successiva applicazione di un protettivo, realizzato con cera microcristallina ad alto peso molecolare, ha aiutato quindi a creare un effetto opaco e un colore più saturo, avvicinando il manufatto al suo aspetto originario e ridando leggibilità a un’opera che, nel suo simmetrico impianto decorativo, caratterizzato da un motivo centrale a coppa da cui fuoriescono zampilli e volute in lamina di ferro sbalzata, propone un tema iconografico, ricorrente nella cultura Déco, ripreso da Bellotto in diverse sue creazioni: come nel caso della scala interna del caffè Ortes di Venezia (1924) o della porta in ferro e vetro nella Galleria al piano nobile del Ministero di Grazia e Giustizia di Roma (1928).

Ottone Groppi, 05 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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