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© Duane Michals, Bottega Veneta con Jacob Elordi

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© Duane Michals, Bottega Veneta con Jacob Elordi

A New York, nella casa di Duane Michals, Bottega Veneta con Jacob Elordi

Con What Are Dreams del celebre fotografo americano, la maison abbandona i codici classici della pubblicità per aprirsi alla ricerca visiva

Jenny Dogliani

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Quando una maison affida la propria immagine a una figura storica della fotografia d’autore, la comunicazione si eleva da esercizio di stile a esperimento culturale. Succede, per esempio, con la nuova campagna di Bottega Veneta, What Are Dreams, firmata da Duane Michals, uno degli autori che più hanno influenzato la storia della fotografia del secondo Novecento. Nato nel 1932, l’autore statunitense non ha mai considerato la fotografia come mera registrazione del visibile: ma piuttosto come occasione per interrogare la percezione, evocare ricordi, esplorare sogni o zone ambigue dell’identità. Il suo linguaggio visivo, costruito su sequenze, interventi testuali e sovra-esposizioni, trasforma l’immagine in un dispositivo narrativo capace di sondare dimensioni intime dell’esistenza. La campagna, presentata all’inizio di novembre 2025, è ambientata nella casa newyorkese dell’artista e vede come interprete l’attore australiano Jacob Elordi (dal 2024 ambasciatore di Bottega Veneta), inserito in composizioni che riprendono i dispositivi tipici di Michals: oggetti usati come elementi scenici, prospettive alterate, figure sospese fra presenza e apparizione. Il progetto, composto da fotografie in bianco e nero e da un cortometraggio, reimpiega le strutture consuete dell’autore all’interno di un contesto commissionato, in continuità con oltre sessant’anni di ricerca.

La serie non si limita a utilizzare un volto noto in un’estetica ricercata: costruisce un dispositivo narrativo in cui la moda diventa un linguaggio per esplorare sogno, identità e memoria. Gli ambienti attraversati da Elordi sono popolati da oggetti sospesi, specchi che deformano, piume leggere, sagome sfocate e dettagli che emergono e scompaiono come immagini trattenute dalla memoria. Nel film che completa la campagna, l’attore recita una poesia composta da Michals nel 2001, la cui cadenza introduce uno spazio mentale fatto di ritorni ed esitazioni. La voce di Elordi ritma un racconto che parla di «film mentali», di realtà percepite come familiari ma mai del tutto riconoscibili: una narrazione che procede per sottrazione e che privilegia l’evocazione rispetto alla spiegazione. Attivo dagli anni Sessanta, Michals ha costruito nella sua carriera una poetica basata sull’interazione fra immagine e testo, sull’uso della luce come strumento emotivo e sulla possibilità di raccontare ciò che sfugge alla linearità del tempo. Con questa scelta Bottega Veneta inserisce la propria comunicazione in una dimensione che va oltre la moda e la pubblicità, per entrare in un territorio di ricerca e lambire territori come la psicologia del sogno e la percezione identitaria. Elordi, con una presenza scenica capace di muoversi su registri introspettivi, diventa interprete ideale di questo immaginario: non un modello, ma un personaggio collocato dentro un racconto.

La campagna non mette al centro l’abito, ma lo lascia fluire come parte di un linguaggio più complesso. Nel panorama contemporaneo, in cui molte maison rinegoziano il proprio rapporto con l’immagine, Bottega Veneta sceglie un autore che mantiene una distanza netta dai codici pubblicitari e porta in scena la propria visione. La collaborazione fra Michals ed Elordi non è un semplice esercizio estetico, ma un progetto che tenta di restituire allo sguardo qualcosa di inatteso: la possibilità che un’immagine di moda possa ancora raccontare una storia, costruire un’atmosfera, formulare una domanda. In un contesto saturo di messaggi immediati, What Are Dreams opta per la lentezza, la profondità e un’estetica che parla di interiorità, aprendo una riflessione sul ruolo che la moda può assumere quando si avvicina alla fotografia d’autore.

Jenny Dogliani, 03 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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A New York, nella casa di Duane Michals, Bottega Veneta con Jacob Elordi | Jenny Dogliani

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