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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliIl vento sferza i vigneti dell’Aglianico del Vulture, mentre l’obiettivo indugia sui mosaici del Parco archeologico di Venosa, tra i dettagli del Sarcofago di Rapolla, edifici ottocenteschi e masserie, ponti, tralicci, pale eoliche, a intrecciare l’archeologia con il nuovo che avanza. Fino al 31 maggio il Casale di Santa Maria Nova, in via Appia antica 251, a Roma, ospita la seconda tappa della mostra fotografica «I paesaggi dell’Appia tra Melfi e Venosa», un progetto dedicato al ruolo della strada, elevata dal poeta latino Stazio a «Regina Viarum», nel territorio del Vulture, dall’età romana a oggi. Promossa dai Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa e dal Parco Archeologico dell’Appia Antica, curata da Tommaso Serafini, Simone Quilici, Erminia Lapadula e Daniele Biffino, la mostra, piccola ma ben allestita, è parte delle attività di valorizzazione e promozione dei paesaggi storici legati alla «Via Appia. Regina Viarum». Le 38 immagini in bianco e nero realizzate da undici fotografi e fotografe non professionisti riguardano il tratto che attraversa il nord della Basilicata, tra la valle dell’Ofanto, il versante nord del Vulture e la valle del Basentello, tra i territori di Melfi, Rapolla e Venosa.
Il percorso allestito nel Casale di Santa Maria Nova, dopo una prima tappa alle Scuderie del Castello di Melfi, è suddiviso in tre sezioni. Le prime undici fotografie raccontano il percorso dell’antica via, dal passaggio sull’Ofanto a Ponte Santa Venere fino al Piano di Camera (a est di Venosa), passando per le tracce del basolato originario fino ai resti del Ponte dell’Arcidiaconata e della tagliata del vallone Sanzanello. Otto scatti colgono invece alcuni dettagli dell'Appia romana dal III secolo a.C. al IV-V d.C. C’è il celebre Sarcofago di Rapolla, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Melfi, e c’è Venosa, la colonia romana fondata nel 291 a.C., il cui assetto urbanistico è ancora visibile nel Parco Archeologico dominato dalla monumentale Incompiuta. Nelle restanti fotografie emerge il paesaggio nei territori di Melfi, Rapolla e Venosa, elemento che, come sottolinea Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo, già direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, «rappresenta il vero valore dell’Appia, sintesi della fusione armoniosa tra natura e archeologia».
«Essere un sito Unesco esige collaborazione, ha detto Luana Toniolo, direttrice delegata del Parco Archeologico dell’Appia Antica, e questa mostra è un esempio tangibile di quelle attività di valorizzazione dell’intero tracciato dell’Appia da Roma a Brindisi, che sono tra i compiti principali di questo Istituto e che si esplicano raccordando le varie comunità e istituzioni locali in una gestione attiva e partecipata. Questo è solo un primo tassello che ci porterà a raccontare questa via, mezzo di trasmissione di idee, uomini e merci».
L’iniziativa, che il Direttore Generale Musei Massimo Osanna ha definito «espressione concreta della virtuosa collaborazione tra due Istituti del Ministero della Cultura lungo il tracciato della via Appia», è stata realizzata in collaborazione con il Circolo fotografico «Controluce» di Statte (affiliato Fiaf-Ets) e l’Archeoclub di Melfi, con il patrocinio dei Comuni di Melfi e di Statte.
Venosa, Piano di Camera