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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliAmore, giustizia, sogno, ribellione, solitudine, speranza, giustizia, dubbio e persino la morte. Il desiderio innato di capire chi e dove siamo è il grande interrogativo della canzone scritta e cantata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori nel 1979, Cosa sarà, il leitmotiv che risuona tra gli stand della 49ma Arte Fiera, la prima diretta da Davide Ferri che per il suo debutto ha scelto lo stesso titolo di questa canzone. In entrambi i casi non c’è una risposta, ma una ricerca. La canzone, come l’arte esposta in fiera, tiene insieme dimensione intima e collettiva, forza e fragilità, storia e quotidiano. I grandi corridoi, l’allestimento arioso ed elegante, costruiscono le condizioni per una fruizione lenta, quasi di ascolto. Come la melodia lascia spazio al testo, la fiera lascia spazio alle opere, alle pause, allo sguardo, agli interrogativi, alle contaminazioni. Le certezze dei grandi maestri e dei linguaggi consolidati convivono con le domande aperte di artisti mid-career e di opere più sperimentali che attraversano temi politici, identitari, sociali con una maturità formale già riconoscibile, ma aperta a ulteriori evoluzioni.
Galleria Continua ©ilgiornaledellarte.com
Galleria Laveronica ©ilgiornaledellarte.com
Lucio Fontana, Alberto Burri, Victor Vasarely, Giacomo Manzù, Andy Warhol, Gilberto Zorio, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Giuseppe Capogrossi, Peter Halley, Giuseppe Uncini, Michelangelo Pistoletto, Luigi Ontani, Joseph Kosuth, solo per citarne alcuni, confermano il moderno e il post war, perlopiù italiani, come punto di forza della manifestazione, tenendo alta la qualità di un segmento dove non è sempre facile reperire opere all’altezza di un collezionismo raffinato e attento, come quello che frequenta la fiera bolognese. Anche il parterre di gallerie conferma la traiettoria di crescita e consolidamento intrapresa da Davide Ferri ed Enea Righi, che in un quadro economico nazionale e internazionale complesso, nonostante i recenti agevolamenti fiscali come la riduzione dell’Iva, di cui Arte Fiera beneficerà per la prima volta, paga anche la dispersione dell’attenzione legata alla fair fatigue e alla sovrapposizione di appuntamenti: negli stessi giorni di Arte Fiera Doha ospita la prima edizione di Art Basel Qatar. Ma poco male, perché come ricorda Righi, «Arte Fiera intercetta un mondo che molte altre fiere non raggiungono. L’Italia è probabilmente il Paese con la maggiore diffusione di collezionismo sul territorio, piccolo o grande che sia». Non è un caso se importanti gallerie battenti bandiera italiana, come Tornabuoni, Mazzoleni, Mazzoli, g.a.m. Copetti Antiquari, Invernizzi, Continua, Repetto, Richard Soulton (con la sua sede romana), Alfonso Artiaco, Tucci Russo, solo per citarne alcune, sono qui. La loro presenza in fiera, con lavori anche di altezza museale, non sempre facili da reperire, è un segnale forte: indica relazioni solide tra gallerie, archivi, fondazioni e collezionismo di lungo periodo.
SpazioA ©ilgiornaledellarte.com
Materia ©ilgiornaledellarte.com
E se il moderno e il post war costruiscono l’ossatura storica e di mercato della fiera, il contemporaneo qui è soprattutto il luogo di traduzione del presente iscritto entro una linea che partendo dall’Arte Povera e Concettuale si spinge fino alle pratiche installative e performative più attuali. Un terreno che il sistema delle gallerie italiane conosce bene: ricerca formalmente solida, spesso sostenuta da musei e fondazioni, con un mercato meno istintivo e più legato a percorsi critici di medio periodo. Sono opere che lavorano sul gesto, sulla ripetizione e sulla memoria corporea, dove la dimensione performativa e video traduce tensioni politiche e identitarie senza retorica narrativa, trasformando il corpo in archivio culturale e linguaggio. Accanto, tornano con forza disegno e grafica, che recuperano il segno come spazio mentale, quasi in continuità con le ricerche analitiche del secondo Novecento, ma declinate su dimensioni più intime e psicologiche. Come nella canzone, anche qui il senso non sta nella risposta, ma nel processo: nella ripetizione del gesto, nella costruzione lenta dell’identità, nella trasformazione degli oggetti in tracce culturali, nella materia che registra tensioni fisiche e simboliche.
Mazzoleni ©ilgiornaledellarte.com
Tornabuoni ©ilgiornaledellarte.com
La presenza di Chiara Camoni (nello stand di SpazioA), conferma la scelta di un contemporaneo improntato su coerenza della ricerca, continuità istituzionale e solidità curatoriale, in piena coerenza con il tipo di pubblico e di sistema che Arte Fiera intercetta da sempre. Scelta per rappresentare l’Italia alla prossima Biennale di Venezia, l’artista lavora per stratificazione: gesto, ritualità, manualità, corpo e relazione non sono per lei linguaggi marginali, ma strutturali, in continuità con una tradizione italiana che dagli anni Sessanta e Settanta arriva fino alle pratiche relazionali e processuali più recenti. La sua è una pratica fondata su ritualità, sul gesto manuale e costruzione collettiva dell’immaginario, in una ricerca ormai consolidata sul piano curatoriale e istituzionale. Su un piano diverso ma complementare, il video di Hamza Badran, artista palestinese di stanza a Basilea (Gian Marco Casini) in cui il gesto del ballo matrimoniale viene ripetuto fino allo sfinimento, in un video a due canali, senza musica né contesto, un lavoro sul corpo come archivio culturale e politico, che trasforma una pratica sociale in linguaggio, memoria e resistenza fisica. Su un registro più intimo i disegni a carboncino, visionari e surreali, di Ding Yuchu Gao (ermes Ermes) lavorano sulla stratificazione del segno e sul tempo dell’immagine, costruendo figure sospese tra immaginario, corpo e trasformazione. Una componente simbolica e metamorfica emerge invece nella scultura di Bekhbaatar Enkhtur (Materia), raffigurante una lepre in cera posata su specchio, fragile e instabile, sospesa tra animale, mito e artificio, in un equilibrio precario tra materia organica, riflesso e costruzione simbolica.
SpazioA ©ilgiornaledellarte.com
Ermes Ermes ©ilgiornaledellarte.com
Il rapporto tra corpo, protezione e costruzione identitaria emerge anche nella ricerca di Alexandra Bircken (Heraldst), dove la tuta motociclistica aperta diventa anatomia sociale della società industriale. E nel lavoro di Daniel Knorr (Galleria Fonti), una macchina lignea verniciata accompagnata in fiera da un video, oggetto funzionale e scultura si fondono in una riflessione su produzione, simulacro e valore. Sul versante della memoria personale e del paesaggio emotivo, Moira Ricci (Laveronica) costruisce un archivio affettivo attraverso fotografie di case e materiali epistolari, dove spazio domestico e biografia si sovrappongono fino a diventare racconto condiviso, trasformando la dimensione privata in narrazione del tempo. José Yaque riporta infine la pittura su un piano fortemente materico e cromatico, mentre Arcangelo Sassolino continua la sua indagine sulla tensione fisica della materia, sul limite strutturale e sulla distorsione come linguaggio (Continua). In questo passaggio generazionale, di artisti non più emergenti ma non ancora pienamente storicizzati, si legge la chiave della manifestazione: mantenere saldo il rapporto con la storia dell’arte moderna e contemporanea, lasciando spazio a pratiche che stanno ridefinendo il presente dentro una traiettoria critica e istituzionale già solida. L’oggetto resta un campo centrale, il corpo lo strumento di lettura collettiva del tempo, la pittura, lontana da ritorni nostalgici, riafferma la dimensione energetica e materica, mentre la ricerca sulla fisica della materia — tensione, pressione, resistenza, distorsione — continua a rappresentare una delle linee più radicali della scultura e installazione contemporanea. Un equilibrio, insomma, tra storia e presente, tra opere che hanno già costruito un canone e lavori che provano a spostarlo di pochi millimetri, mosso da quel «cosa sarà», quel qualcosa «che ti spinge a camminare, che ti viene a cercare». Non un destino astratto, ma una forza concreta, umana, spesso imperfetta.
Arte Fiera 2026 ©ilgiornaledellarte.com
Copetti Antiquari ©ilgiornaledellarte.com
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