Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Nicola L., «Wearing her pénétrable in her apartment at the Chelsea Hotel, New York City», 1989

© Nicola L. Collection and Archive. Photo: Rita Barros

Image

Nicola L., «Wearing her pénétrable in her apartment at the Chelsea Hotel, New York City», 1989

© Nicola L. Collection and Archive. Photo: Rita Barros

Due mostre imperdibili e una Fondazione da vedere a Bolzano

Al Museion un’artista poco vista in Italia, Nicola L., mentre all’Ar/Ge Kunst la protagonista è Francesca Recchia. Ma la città altoatesina vale la visita anche per la Fondazione Antonio Dalle Nogare

Alberto Salvadori

Leggi i suoi articoli

Bolzano non è proprio dietro l’angolo, ma se qualcuno avesse l’opportunità di andarci in questo periodo, vale il viaggio. In città ci sono due mostre gioiello, una al Museion, l’altra all’Ar/Ge Kunst, piccola e gloriosa Kunstverein che ha appena festeggiato 40 anni di vita. Al Museion la mostra di un’artista poco vista in Italia Nicola L. (1932-2018) che ha qui la sua prima presentazione pubblica, ottanta opere dalla metà degli anni ’60 per cinque decenni. L’importante retrospettiva «I Am The Last Woman Object» (fino al 1 marzo) aiuta a conoscere una protagonista della scena performativa e concettuale, anima, tra Europa e New York, di un attivismo all’insegna della duttilità delle idee e materie come segno e forte strumento di solidarietà, per una comunanza non violenta. In maniera diretta, partecipativa, irriverente, ha fatto capire o tentato di far capire quanto sia necessaria una cultura della persona per rispettare sé stessi e gli altri. Come si legge sia nel libretto sia nel bel catalogo che accompagnano la visita, ha dedicato tutta l’esistenza a esplorazioni morbide di forme di resistenza. Radicalità, uguaglianza, collettività, sono parole e concetti chiave per entrare e carpire il percorso di chi ha fatto della propria anima sovversiva uno strumento giocoso e pacifico di attivismo. La sua è stata un’esistenza nomade. Nata in Marocco ha vissuto e lavorato a Ibiza come a New York, facendo parte della leggendaria comunità del Chelsea Hotel. Quanto è attuale e necessario il lavoro di quest’artista! 

All’Ar/Ge Kunst l’altra piccola e raffinata mostra dal titolo «Il paese di dopodomani» (fino al 14 febbraio), dedicata alla pratica di quella che possiamo definire una «curator’s curator», ossia una figura, un tempo avremmo detto militante, che pratica una costante ricerca e critica sociale, culturale, e anche una filosofia per l’incontro tra le culture, che viene guardata e studiata dai curatori più accorti. Lei è Francesca Recchia, formazione di primo livello. Studi e frequentazioni tra la fine degli anni ’90 e primi 2000 con Iain Chambers, Goldsmiths a Londra, lavoro con Enwezor alla sua Documenta, insegnamento in varie università, e molto altro. Da allora immersa in culture generalmente surfate da molti e da lei invece profondamente conosciute. Il Kurdistan iracheno, la Palestina, il Pakistan, il Kashmir, da molto tempo residente a Kabul, dove ha sviluppato progetti reali e duraturi in ambito culturale. La mostra come terreno di relazioni da coltivare, pratica politica e umana di lungo respiro, esercizio di ricerca senza proclami, il contrario di quello che viene chiesto o spesso realizzato adesso. Da citare il titolo che nasce dal confronto di Recchia con la nipotina di quattro anni, che allude a un tempo altro, a un intervallo tutto da pensare e costruire. L’impegno è verso ciò che si conosce, ma anche e soprattutto verso ciò che dobbiamo ancora imparare a conoscere. Un cambio di orizzonte nel quale il centro di tutto è la responsabilità verso gli altri, attraverso lo scavo di sé stessi. 

Bolzano vale la visita per queste due mostre e anche per vedere la bella Fondazione Antonio Dalle Nogare, edificio imperdibile, preziosa collezione, che presenta regolarmente progetti impeccabili, al momento ben quattro. La provincia senza clamore e intelligente, che molto ci piace. 

Alberto Salvadori, 27 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Due mostre imperdibili e una Fondazione da vedere a Bolzano | Alberto Salvadori

Due mostre imperdibili e una Fondazione da vedere a Bolzano | Alberto Salvadori