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Una veduta del Teatro delle Vittorie a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Sergio D’Afflitto

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Una veduta del Teatro delle Vittorie a Roma

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Sergio D’Afflitto

E se nel Teatro delle Vittorie di Roma si istituisse un Museo del Varietà?

L’idea potrebbe attirare visitatori e creare un nuovo business per il servizio pubblico radiotelevisivo e salvare un edifico, attualmente in vendita, che ha fatto la storia della Rai

Gianfranco Ferroni

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Vincenzo Mollica, che per tanti ha seguito per il Tg1 il mondo dello spettacolo, ha proposto di creare un Museo del Varietà nel Teatro delle Vittorie, il luogo che Fiorello vuole salvare dalla vendita, una cessione già decisa dalla Rai con questa motivazione: «Tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati». Mollica ha detto, in un videomessaggio: «Mi piacerebbe che al suo posto nascesse un Museo del Varietà, che raccontasse il varietà Rai, un classico che vive per sempre».

È il luogo delle produzioni televisive storiche, che avevano a Roma proprio nel Teatro delle Vittorie il loro quartier generale, da «Canzonissima» a «Studio Uno», senza dimenticare «Mille luci», «Fantastico», «Scommettiamo che…?», fino ad arrivare ad «Affari Tuoi». L’idea di un Museo del Varietà potrebbe attirare visitatori e creare un nuovo business per il servizio pubblico radiotelevisivo. Con la possibilità di dar vita a un percorso storico con a fianco anche delle mostre temporanee, dedicate ai singoli personaggi che hanno animato il piccolo schermo nel corso dei decenni. Esposizioni che avrebbero come protagonisti Raffaella Carrà, Pippo Baudo (al quale si era pensato di intitolare proprio il Teatro delle Vittorie), Mike Bongiorno, Corrado, Lelio Luttazzi e molti altri ancora, tra costumi e scenografie d’epoca.

Renzo Arbore dalle colonne del quotidiano «Il Messaggero» ha definito «avvilente» la vendita del teatro. E Stefano De Martino, che sarà l’ultimo a condurre un programma da quel teatro, ha detto: «Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie ho vissuto questo luogo come un privilegio. Mi fa una certa impressione pensare che io sia l’ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse». Fiorello ogni giorno da «La Pennicanza», la trasmissione che conduce con Fabrizio Biggio su Rai Radio2, sta conducendo una battaglia per evitare la vendita del teatro, tanto da elencare «i nomi dei più ricchi in Italia» per chiedere un gesto da mecenate e poter così salvare lo spazio romano. Per lo showman «è un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro». 

Il teatro è soggetto a un vincolo delle Belle Arti, come altri tra i 15 immobili messi nel complesso in vendita dalla Rai. Che sono Palazzo Labia a Venezia, sul Canal Grande, con gli affreschi di Giambattista Tiepolo nel salone delle Feste, già sede regionale della Rai del Veneto, definito nel dossier Rai come «un asset di riferimento nel panorama immobiliare veneziano e italiano, con interessanti potenzialità di valorizzazione con destinazione uffici di rappresentanza, ricettiva, residenziale di pregio». Quindi a Milano, in corso Sempione, l’immobile progettato da Gio Ponti, e a Torino il Palazzo della Radio in via Verdi e, in via Montebello, una porzione dell’ex Teatro Scribe, realizzato nel 1857, rinominato Teatro di Torino, acquistato nel 1931 dall’Eiar e trasformato in auditorium dell’Orchestra Sinfonica, inutilizzato da anni. Per queste sedi è richiesta l’autorizzazione alla vendita da parte del Ministero della Cultura: lo Stato ha il diritto di prelazione. La stima per il teatro romano è di 7 milioni di euro, ma altrettanti ne servirebbero per la ristrutturazione, secondo i tecnici.

Gianfranco Ferroni, 28 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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