Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Maddalena Tibertelli de Pisis e Paolo Bolpagni.

Credits COMMED IA 2.

Image SPONSORIZZATO

Maddalena Tibertelli de Pisis e Paolo Bolpagni.

Credits COMMED IA 2.

«Filippo de Pisis e les Italiens de Paris»: una rilettura critica

La Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS di Lecce ospita, dal 14 febbraio al 10 maggio 2026, la mostra «Filippo de Pisis e les Italiens de Paris». Parola ai curatori, Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis.

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

È il  1925 e un giovane pittore italiano arriva nella capitale dell’arte, Parigi, e si lascia travolgere dalla sua energia. È da questa prospettiva che la mostra «Filippo de Pisis e les Italiens de Paris» – alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS di Lecce – rilegge un’intera stagione artistica. I curatori Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis raccontano le scelte critiche, il taglio curatoriale e l’attualità di un’avventura artistica segnata da migrazione, confronto e ricerca di identità. 

1) La mostra sceglie di mettere al centro la figura di Filippo de Pisis: in che modo questa centralità modifica la lettura dell’esperienza degli Italiens de Paris rispetto a una narrazione più collettiva?
PB - Filippo de Pisis era il più giovane del Groupe des Sept e porre al centro dell’attenzione lui, arrivato a Parigi nel 1925, rispetto a chi, come Gino Severini (di tredici anni più anziano), vi risiedeva dal 1906, induce a ribaltare in parte la prospettiva, e a cogliere meglio la freschezza con cui un ventinovenne poteva lasciarsi «contaminare» dalla vivace atmosfera artistica della ville lumière.
MTdP – La scelta di concentrarsi sulla figura di Filippo de Pisis, in particolare sul primo periodo parigino, è nata partendo dall’opera «Dalie» (1931) presente nella collezione della Fondazione Biscozzi|Rimbaud e riferibile agli anni 1925-1933. Guardare l’esperienza degli artisti italiani residenti a Parigi ponendo l’attenzione su de Pisis consente di approfondire le modalità del suo inserimento nel gruppo e l’importanza che tale appartenenza ebbe per la sua carriera di pittore.

2) Avete parlato di «taglio curatoriale» nel selezionare un momento specifico della produzione: quali sono stati i criteri che hanno guidato inclusioni ed esclusioni?
PB - Il criterio di scelta delle opere è stato innanzitutto qualitativo: abbiamo voluto presentare, per tutti e sette gli artisti, esclusivamente lavori significativi, evitando opere minori. A questo si è affiancato un criterio strettamente cronologico: salvo due eccezioni di poco successive, le opere esposte risalgono al periodo 1925-1934, sostanzialmente coincidente con l’avventura degli italiens de Paris, resa possibile grazie anche al sostegno critico di Waldemar George e a quello mercantile di Léonce Rosenberg.
MTdP – Per la selezione abbiamo adottato un criterio cronologico, rispettando l’arco temporale 1925-1934 (con due «concessioni poetiche»), durante il quale les italiens de Paris si presentarono come un gruppo coeso. Inoltre, sono state scelte opere rappresentative dello spirito del gruppo, orientato verso un’idea di “italianità” così come promossa dal loro critico sostenitore, Waldemar George.

3) La cosiddetta «stenografia pittorica» di de Pisis può essere letta oggi come anticipazione di sensibilità contemporanee, o resta irriducibilmente legata al suo contesto?
PB - Non amo le attualizzazioni: da convinto storicista, ritengo che la produzione degli artisti vada interpretata nel quadro dell’epoca e del contesto di riferimento. Ma, naturalmente, come avviene per tutti i grandi, le loro opere non smettono mai di essere «contemporanee».
MTdP – La «stenografia pittorica» di Filippo de Pisis è un aspetto formale della sua pittura. Io credo che la magia delle sue composizioni, l’armonia dei suoi colori e la poesia che si traduce in immagini, emergendo dalle sue tele, siano gli elementi che toccano le corde profonde e continuano a parlare al pubblico, rendendo la sua arte senza tempo.

4) Che cosa può dire al pubblico contemporaneo l’esperienza di artisti migranti in una capitale culturale – tra entusiasmo, competizione e senso di inadeguatezza?
PB - Molto. Lo spostamento di un artista è un fenomeno ricorrente nella storia dell’arte. Già Benedetto Antelami, tra XII e XIII secolo, compì probabilmente un viaggio in Provenza, grazie al quale assimilò stimoli fondamentali. Per non parlare di Giotto o, secoli dopo e con motivazioni diverse, di Paul Gauguin. Credo che anche un artista contemporaneo possa riconoscersi in chi, come gli esponenti del Groupe des Sept, decisero di cercare nuove suggestioni, oltre che fortuna, in una grande capitale.
MTdP – Ritengo che il pubblico contemporaneo sia abituato a considerare naturale lo spostarsi altrove. L’esperienza de les italiens de Paris può stimolare riflessioni sul rapporto tra il contesto culturale italiano e quello parigino e su come gli artisti italiani abbiano saputo inserirsi e conquistare visibilità grazie alla scelta di risiedere all’estero.

5) Quale ruolo dovrebbe avere oggi la curatela nel bilanciare rigore storico-critico e aspettative di attrattività per il pubblico?
PB - Non ho mai ritenuto le due istanze in contrasto. Con il semisconosciuto (in Italia) Vilhelm Hammershøi e con gli altri «pittori del silenzio», come li definii, lo scorso anno ho attirato a Rovigo – proprio a Rovigo, non a Milano, Roma o Venezia – quasi quarantaquattromila visitatori. Si trattava di una mostra rigorosamente di ricerca. Credo dunque che si possa ottenere successo anche attraverso un solido rigore storico-critico.
MTdP – Credo che rigore storico-critico e attrattività debbano procedere di pari passo. Una mostra curata con attenzione scientifica aggiunge valore al progetto espositivo: non solo consente al pubblico di ammirare opere importanti e appaganti sul piano estetico, ma offre anche conoscenza, che è il vero scopo di una mostra. Il pubblico dovrebbe uscirne arricchito, non frastornato.


 

Nicoletta Biglietti, 21 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

«Filippo de Pisis e les Italiens de Paris»: una rilettura critica | Nicoletta Biglietti

«Filippo de Pisis e les Italiens de Paris»: una rilettura critica | Nicoletta Biglietti