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Samantha De Martin e Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoli«Vogliamo esplorare la possibilità di rendere ancora più accessibile e comprensibile il patrimonio della Galleria Borghese a chiunque desideri visitarlo, promuovendo la possibilità di effettuare una visita più estesa, con meno limiti di tempo, di spazi e di opere da guardare (oggi il museo è visitabile solo su prenotazione con turni di visita, per un massimo di 360 persone a turno, Ndr), rafforzando le capacità di accessibilità e di comprensione di una storia complessa. Siamo solo all’inizio di qualsiasi percorso e al momento non vi è alcun progetto, alcuna determinazione dell’area di intervento. Nessuno vuole turbare questo prezioso contesto storico, che in tutti i modi abbiamo negli anni contribuito a tutelare, conservare, restaurare e valorizzare con iniziative culturali centrate proprio sul rapporto fra arte e natura». Con questo intervento, nel corso di una lunga conferenza stampa svoltasi ieri, Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, prima di rispondere alle domande dei giornalisti ha voluto rassicurare cittadini, associazioni culturali, studiosi, circa il destino prossimo della «villa più bella del mondo» (per dirla con Canova), sorta all'inizio del XVII secolo intorno a un iniziale possedimento della famiglia Borghese, a cui furono progressivamente annessi altri terreni fino alla costituzione di un immenso parco.
«La Galleria Borghese, ricorda la direttrice, è diventata un museo statale, aperto al pubblico, nel 1902. Fin dal primo proprietario, Scipione Borghese, che a partire dal 1607 ne decise la costruzione sui terreni della famiglia, era sempre stata considerata un luogo destinato a ospitare ogni tipo di opera d'arte, in un accordo sia intuitivo che sofisticato con i giardini attigui e con il parco circostante. Nel tempo vennero aggiunti alcuni altri piccoli edifici, conferendo alla villa, anche attraverso il restauro tardo settecentesco, quella straordinaria qualità di armonia tra architettura diffusa e natura, poesia e arti figurative, che ancora oggi la rendono unica». Oggi la Galleria Borghese è un museo di interesse nazionale dotato di autonomia organizzativa, tecnico scientifica, finanziaria e contabile. Se l’ampio parco è di proprietà del Comune di Roma, il Casino Nobile (che ospita la Galleria Borghese) è rimasto di proprietà statale.
«Allo stato attuale non esiste alcun progetto definito né alcuna ipotesi approvata di intervento. Siamo solo agli albori», insiste Cappelletti. A rassicurare circa il futuro della Galleria Borghese è stata anche Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, che ha ribadito come la migliore qualità contemporanea per Roma consista nel «sapere unire capacità di trasformazione urbana e tutela dei valori culturali e ambientali». Scrigno di una straordinaria collezione di sculture, bassorilievi e mosaici antichi, nonché di dipinti e sculture dal XV al XIX secolo (il primo e più importante nucleo risale al collezionismo del cardinale Scipione), la Galleria che vanta la maggiore collezione di dipinti di Caravaggio, ben sei, e tutti i primi gruppi berniniani, è infatti da alcuni giorni al centro delle polemiche acuite dal tam tam mediatico.
La vicenda
A innescare la scintilla è stata una memoria approvata dalla Giunta Capitolina nella seduta del 5 maggio scorso con la quale Roma Capitale riconosceva la rilevanza istituzionale e il pubblico interesse dell’iniziativa promossa dalla Galleria Borghese, avviando un percorso di collaborazione con il Ministero della Cultura e la Galleria Borghese e demandando alle strutture competenti le successive attività di coordinamento, verifica e valutazione nell’ambito delle rispettive competenze di tutela e pianificazione. «La Giunta capitolina, si legge, riconosce la rilevanza istituzionale e il pubblico interesse all'adesione di Roma Capitale all'iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la realizzazione di un nuovo edificio in uno spazio contermine all'attuale sede della Galleria, volto a migliorare l'accoglienza, la sicurezza dei percorsi e ad aumentare l'offerta espositiva, didattica e i servizi ai visitatori riconoscendone l'alto valore strategico per la città». A far sobbalzare molti, compresi non pochi studiosi, è stato il passaggio in cui la memoria di Giunta parla di «operazione di rigenerazione funzionale, creazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alle conferenze» per restituire alla collettività «un luogo di formazione e aggregazione» capace di trasformare «un museo di passaggio in un hub culturale attivo e accessibile». Resta fermo un punto: l’eventuale sviluppo dell’iniziativa deve avvenire nel rispetto dell’integrità storica, artistica, archeologica, architettonica e paesaggistica del sistema monumentale e ambientale di Villa Borghese e attraverso il coinvolgimento degli organismi istituzionali competenti.
Dal Ponte sullo Stretto al concorso per la Galleria Borghese
L’atto di indirizzo politico-amministrativo arriva dopo una serie di passaggi iniziati lo scorso 18 novembre con la pubblicazione da parte della Galleria Borghese di un «Avviso pubblico relativo alla ricezione di offerta di sponsorizzazione tecnica», finalizzato alla fornitura del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (Pfte) di un nuovo edificio in uno spazio contermine alla sede del museo. L’avviso, che prevedeva il coinvolgimento di competenze architettoniche nazionali e internazionali attraverso procedure comparative e nel rispetto dei vincoli storici, paesaggistici, urbanistici e monumentali insistenti sul sistema di Villa Borghese, specificava che l’ammontare complessivo dei costi offerti dallo sponsor tecnico era pari a 875.750,19 euro. Il 7 gennaio 2026, la Galleria Borghese accettava la proposta di sponsorizzazione tecnica pervenuta unicamente da Proger Spa alla predisposizione e messa a disposizione del Pfte dell’intervento preliminare. La sponsorizzazione di Proger Spa rende quindi possibile la promozione, gratuita, di un concorso internazionale di idee, l’avvio di uno studio preliminare finalizzato a interrogarsi sulle esigenze future del museo contemporaneo, «spazio pubblico di conoscenza, ricerca e relazione e non solo luogo di conservazione».
Prima società italiana indipendente di ingegneria in Italia, che attraverso la Business Unit Art & Culture, presieduta dall'ex vicepremier, ministro della Cultura e sindaco di Roma Francesco Rutelli, fornisce servizi tecnici e di consulenza per la valorizzazione del patrimonio culturale, Proger firma grandi progetti, dal Ponte sullo Stretto di Messina al nuovo impianto di condizionamento della Cappella Sistina, fino al restauro e alla valorizzazione del complesso museale Palazzo Massari-Cavalieri di Malta a Ferrara. «Assolvendo alla funzione sociale dell’impresa, spiega il ceo Marco Lombardi, Proger si è offerta di finanziare e seguire la redazione di un progetto di ampliamento senza chiedere in cambio nulla. Siamo i project manager che hanno portato l’arte e la cultura nelle piazze dell’Arabia Saudita, rendendola accessibile a tutti con la realizzazione della più grande esposizione di arte contemporanea della storia: Riyadh Art».
La Sala di Caravaggio nella Galleria Borghese. Foto © Galleria Borghese, Roma
Il vincitore entro la fine del 2026
In questo quadro, il prossimo passaggio sarà l’avvio di un bando, accompagnato dall’attivazione della Conferenza dei servizi, strumento attraverso cui tutte le istituzioni e gli enti competenti saranno chiamati a esprimere valutazioni, pareri e verifiche nell’ambito delle rispettive competenze di tutela, pianificazione e salvaguardia del complesso monumentale e paesaggistico di Villa Borghese. Come anticipa Lombardi, «il concorso di idee per la Galleria Borghese si articolerà in due fasi. La prima sarà aperta a studi di architettura e ingegneria di tutto il mondo che potranno presentare le candidature. Seguirà la selezione dei cinque concorrenti che saranno invitati alla fase progettuale. Quest’ultima si svolgerà in forma rigorosamente anonima attraverso la piattaforma certificata Can, Competition Architecture Network dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia con una commissione giudicatrice di professionisti ed esperti indipendenti di fama internazionale. L’intero percorso sarà soggetto all’approvazione vincolante dei dipartimenti di Urbanistica, Ambiente e Cultura del Comune di Roma e della Sovrintendenza capitolina, nel rispetto di tutti i vincoli che gravano su Villa Borghese. Il vincitore si dovrebbe già conoscere alla fine del 2026».
Questo impegno, sottolinea Cappelletti, «è coerente con l’articolato programma di interventi di tutela, studio, conservazione e valorizzazione portato avanti dal museo, accompagnato da un costante lavoro rivolto all’accessibilità fisica e cognitiva, alla ricerca scientifica, alla digitalizzazione del patrimonio, alla manutenzione degli spazi storici e dei giardini, al miglioramento delle condizioni conservative e all’ampliamento delle possibilità di conoscenza e fruizione pubblica delle collezioni».
Il dibattito s’accende
Già ancor prima della conferenza stampa ufficiale del 18 maggio si è scatenato un ampio dibattito che ha raggiunto il parterre della politica e delle associazioni, da Italia Nostra, che ha definito il futuro intervento un «ipotetico scempio» all’attacco del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) che ha chiesto le dimissioni della direttrice Francesca Cappelletti, accusandola di aver avviato un progetto di tale portata senza interpellare il ministro dei Beni Culturali Alessandro Giuli, che finora non ha preso posizione sulla vicenda. Francesco Rutelli, invece, che nel corso della conferenza stampa ha assicurato di aver sentito il parere del ministro Giuli, insiste soprattutto sul valore del concorso internazionale di idee, definendolo «un dono alla città». L’ex sindaco di Roma ha avanzato l’esempio del Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra, coinvolto in una massiccia espansione che va ben oltre la sua storica sede di South Kensington, includendo il nuovo polo V&A East Storehouse nel quartiere di Hackney Wick e il rinnovo delle gallerie storiche Rosalinde and Arthur Gilbert.
Giulia Silvia Ghia, assessore alle Politiche Culturali, Politiche Educative, Sport e Politiche Giovanili del Municipio I di Roma Capitale, invita invece a «uscire dalla dinamica della conservazione aprioristica» perché, dichiara, «il bando internazionale, gratuito per la pubblica amministrazione, in quanto offerto da una società di servizi, è utile per assicurare alla Galleria Borghese un futuro. Non possiamo nascondere che la Galleria in questa fase storica di flussi turistici senza controllo rischia la chiusura perché non è al passo con i tempi, priva di una inclusività e accessibilità per disabili e scuole. Il bando permette di immaginare possibili soluzioni, come ad esempio un museo diffuso e un utilizzo di strutture presenti. Penso al villino Pincherle di proprietà privata. Il MiC lo ha vincolato e pertanto con un vincolo potrebbe adoperarsi per un atto di esproprio». Tuttavia il coro degli studiosi è unanime: Villa Borghese non si tocca.
Le opinioni contrarie
• «È la fruizione che deve adattarsi alla tutela e non il contrario»
Carlo Fidanza
Ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Qualora venga data esecuzione al summenzionato proposito verrebbe profondamente alterato il (delicato) contesto storico-paesaggistico del parco storico, e compromessi in modo irrimediabile l’equilibrio e l’armonia visivi e ambientali di uno dei luoghi più preziosi di Roma. La possibile musealizzazione in questo «nuovo edificio» delle opere attualmente in deposito in Galleria Borghese non è una giustificazione plausibile. Sarebbe forse un’idea migliore esporre le opere in deposito in edifici storici a vocazione espositiva, finora inutilizzati o usati in modo inadeguato, di cui è piena la Città metropolitana di Roma Capitale. Questo consentirebbe di distribuire parte del flusso turistico in aree culturalmente desertificate dei comuni contermini di Roma, alleggerendo così la pressione sui luoghi maggiormente sotto stress della capitale. Come dico sempre ai miei studenti: è la fruizione che deve adattarsi alla tutela e non il contrario.
• «I miracoli della storia vanno conservati»
Claudia Conforti
Già ordinario di Storia dell’Architettura alla Facoltà di Ingegneria di Roma Tor Vergata
Ciò che è compiuto è compiuto, quando un sito raggiunge il suo massimo splendore, è un miracolo della storia che va solo conservato. A Roma c’è già un precedente, e sempre a Villa Borghese: il progetto per l’ala di Luigi Cosenza, pensato per un ampliamento dell’offerta culturale della Gnam, impantanatosi a metà percorso cinquant’anni fa, lasciando alle spalle una rovina contemporanea, dopo aver prodotto uno scasso del colle retrostante il museo. E poi un esempio virtuoso: la Centrale Montemartini, polo di archeologia industriale, in cui sono state collocate magnifiche sculture dei depositi dei Musei Capitolini, scovando segrete assonanze tra antico e meccanicità moderna…
• «Così si tradiscono tutti i principi in materia di tutela e valorizzazione»
Dalma Frascarelli
Docente di Storia dell’arte moderna all’Accademia di Belle Arti di Roma
La scelta di ampliare la Galleria Borghese con una nuova costruzione attigua suona anacronistica, tradendo tutti i principi che sono stati fissati negli ultimi ottant’anni in materia di tutela e valorizzazione dei beni artistici e ambientali. Per un luogo delicato dal punto di vista conservativo come la Galleria Borghese che nel 2025 ha registrato oltre 630mila visitatori, con una media di oltre 2mila visitatori giornalieri su 300/305 giornate lavorative, non si dovrebbe certamente ambire a incrementi di pubblico. Sarebbe piuttosto necessaria la costruzione di una rete di collaborazioni con altre istituzioni in grado di garantire esposizioni temporanee di opere dei depositi in luoghi decentrati. Fa poi rabbrividire il termine «hub» seguito dal rasserenante aggettivo «culturale» usato in questi giorni dai sostenitori dell’ampliamento per indicare le «magnifiche sorti e progressive» previste per la Galleria. La parola, infatti, è entrata nella lingua scritta italiana negli anni Novanta per indicare «un importante scalo aeroportuale internazionale di transito, che raccoglie gran parte del traffico aereo di un determinato Paese», come recita il Dizionario Treccani. Significato che, più di mille rassicurazioni, svela intenzioni reali e risultati sperati. Evidentemente pessimi entrambi per il Casino Nobile di Scipione Borghese.
• «È come costruire una sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi»
Tomaso Montanari
Rettore dell’Università per Stranieri di Siena
in «Il Fatto Quotidiano», 12 maggio 2026
«La Galleria Borghese prima d’esser un museo è uno dei più perfetti, conchiusi, inalterabili ecosistemi artistici che il genio umano abbia avuto la ventura di creare. Anche gli studenti più asini del primo anno della più smandrappata triennale in Beni culturali sanno che nemmeno uno spillo può esservi alterato senza turbarne l’equilibrio miracoloso». E ancora: «Quanto al mirabile parco, e al giardino che più immediatamente circonda il casino secentesco che ospita la Galleria, anche solo l’idea di inocularvi un metro cubo di cemento, di far sorgere un nuovo volume edilizio, di lacerarne il tessuto equivale a una sonora bestemmia contro il patrimonio culturale della Nazione». Concluse: «È come costruire una sopraelevazione sulla Cupola del Brunelleschi, fare un’isola artificiale con spiaggia nel Bacino di San Marco, aggiungere una dépendance al Tempietto del Clitunno…».
• «Sembra una fake, ma non lo è»
Anna Maria Bianchi Missaglia
Presidente dell’Associazione Carteinregola, Roma
in «Carteinregola», 12 maggio 2026
«Una notizia che non avremmo mai pensato di leggere, e che purtroppo è autentica. Già solo a considerare lo spazio contermine alla Galleria Borghese, ci si chiede dove si possa pensare di costruire un nuovo edificio senza devastare il paesaggio, gli alberi, l’armonia del rapporto tra gli spazi degli edifici storici e i perimetri dei giardini e dei viali, senza infliggere ferite inaccettabili a un patrimonio collettivo che ci è stato tramandato da secoli». Ancora: «Ma soprattutto sembra incredibile che non si sia pensato ai numerosi edifici storici di proprietà pubblica inutilizzati sparsi nel centro storico ma anche in quartieri semicentrali e periferici della Capitale, per creare nuovi spazi museali, salvando palazzi che appartengono alla storia della città dalla condanna della “privatizzazione” e dalla probabile conversione in alberghi di lusso»