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Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Venduto a € 537.600

Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

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Tito Livio. Ab Urbe condita. Prima deca. Manoscritto miniato su pergamena, XV secolo. Venduto a € 537.600

Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Il quattrocentesco manoscritto di Ippolita Maria Sforza venduto per oltre mezzo milione

Il Ponte Casa d'Aste, a Milano, ha battuto il prezioso codice miniato per 537,6 mila euro, segnando un momento storico per il mercato dei libri antichi in Italia

Una nuova, importante pagina di storia per il mercato italiano dei libri antichi e d’artista. L’asta del 25-26 febbraio 2026 de Il Ponte Casa d’Aste, a Milano, ha totalizzato oltre 1,4 milioni di euro, segnando il record dipartimentale per una singola vendita, con il 93% dei lotti aggiudicati e una rivalutazione delle stime iniziali pari al 180%.

A dominare la scena è stato un capolavoro quattrocentesco, ampiamente anticipato, che non ha tradito le attese. Si tratta del manoscritto della Prima deca dell’Ab Urbe Condita di Tito Livio, appartenuto alla principessa Ippolita Maria Sforza, aggiudicato per la straordinaria cifra di 537,6 mila euro, ben oltre la stima iniziale di 280.350 mila euro. Un risultato che non è soltanto economico, ma culturale e simbolico, alla luce della ricerca storico-bibliografica svolta dagli esperti della maison e dell'intera operazione, che assume un forte carattere di tutela e valorizzazione nei confronti di un'opera rarissima.

Il codice miniato, realizzato su pergamena nel XV secolo, riaffiora infatti dopo secoli di oblio restituendo un tassello prezioso della biblioteca di una delle figure femminili più colte del Rinascimento italiano. Cresciuta alla corte sforzesca, Ippolita ricevette un’educazione umanistica completa: latino, lingue moderne, rudimenti di greco e lo studio dei classici. Nulla da invidiare ai fratelli maschi.

Quando nel 1465 lasciò Milano per Napoli, in occasione delle nozze con Alfonso II d'Aragona, Ippolita portò con sé una dote libraria raffinata e preziosa. Di quei volumi oggi ne conosciamo con certezza soltanto tre. Perciò questo manoscritto di Tito Livio è oggi una testimonianza quasi unica di una biblioteca principesca costruita non per mera rappresentanza, ma come strumento di studio e riflessione politica.

Le storie di Roma narrate da Livio - modello di virtù civica e di buon governo - occupavano un posto centrale negli inventari librari della principessa e del marito. Letture che si tradussero in prassi diplomatica concreta. Difatti, trasferitasi a Napoli, Ippolita seppe muoversi con abilità negli equilibri politici tra Milano e il regno aragonese, distinguendosi per intelligenza e visione in uno dei periodi più delicati della storia italiana del Quattrocento.

Il risultato raggiunto in asta rappresenta l’esito di un lungo e rigoroso lavoro di approfondimento storico, condotto dal dipartimento guidato da Stefania Pandakovic, già protagonista nel 2024 con la vendita del Codice Santini. Anche se non ci sono notizie sull'acquirente, il vincolo posto dalla Soprintendenza già nel 2007 garantisce la permanenza in Italia del volume. Rimane da vedere con quali modalità. Auspicabile una soluzione che consenta agli esperti di proseguire gli studi e al pubblico di poterlo ammirare.

Redazione, 26 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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