Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Davide Landoni
Leggi i suoi articoliLa notizia del suo ritorno sul mercato, l'entusiasmo degli appassionati, il fermento dei collezionisti. E poi il silenzio che ha accompagnato il suo ritiro dai lotti proposti in vendita da Sotheby's, il 5 marzo, a New York, attribuibile alle misteriose dinamiche del mercato dell'arte, dove al netto del meccanismo competitivo e libero dell'asta, le opere più significative e di valore vengono proposte, soprattutto di questi tempi, solo con la certezza che saranno aggiudicate, e bene. Dunque quando giovedì sera la maison ha ritirato il dipinto di Antonello da Messina, un «Ecce Homo» stimato 10-15 milioni di dollari, tutti hanno pensato a qualche accordo andato male, a una garanzia venuta meno, a collezionisti non più interessati, tiratisi indietro da una contesa che a quel punto non avrebbe più soddisfatto i venditori. Ci si era già rassegnati a vederlo ricomparire, con aura diminuita e valore ridimensionato, in qualche prossima asta o vendita privata.
Invece il piccolo doppio capolavoro - «Ecce Homo» sul recto e «San Girolamo nel deserto» sul recto - era al centro di una trattativa privata, sì, ma con lo Stato italiano, attivatosi in maniera forte e per certi versi sorprendente per aggiudicarsi uno dei solo quaranta dipinti conosciuti dell'artista. Per intenderci, era soltanto la seconda volta in una generazione che un’opera di tale importanza dell'autore siciliano appariva in asta. La precedente, per intenderci, è oggi al Louvre. Notevole dunque l'intervento della soprintendenza italiana, annunciato ieri dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna con un post sulla propria pagina Facebook: «Appena battuta all’asta da Sotheby’s, da oggi è proprietà dello Stato italiano».
Una notizia che non ha ancora trovato una conferma istituzionale, ma la dichiarazione della fondazione intitolata allo storico che per primo, nel 1981, rese nota al pubblico l'opera, vale di certo come una forte indicazione. Sempre su Facebook, il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, Costantino D’Orazio, ha alimentato l'entusiasmo con un post poi rimosso: «Un nuovo Antonello da Messina torna in Italia grazie al Ministero della Cultura. Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare ad un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo, assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata, spuntando anche un prezzo più vantaggioso. Grazie ai colleghi che hanno gestito l’operazione, al Ministro che l’ha voluta e al proprietario che ha accolto l’idea che l’opera tornasse in Italia, guadagnando meno di quanto avrebbe potuto».
A proposito di spesa, il costo dell’operazione dovrebbe essere all’incirca di 12 milioni di dollari. D'altra parte, come detto, le occasioni di vedere un'opera di Antonello da Messina sul mercato si contano sulle dita di una mano; quella di incontrarne una di questo calibro è quasi irripetibile. Il dipinto è particolarmente prezioso almeno per altre due ragioni. è il primo Ecce Homo realizzato da Antonello e l’unico dipinto su tavola eseguito dall’artista su entrambi i lati. Tutte le altre versioni del soggetto - oggi al Metropolitan Museum di New York, alla National Gallery di Londra, al Louvre, a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza - sono conservate in istituzioni pubbliche, sottraendo di fatto il tema al collezionismo privato. Inoltre, si tratta di un'opera dalla lunga bibliografia e dalla densa storia espositiva, con un ultimo aggiornamento nel 2019, nella mostra su Antonello da Messina a Palazzo Reale di Milano.
Antonello da Messina, Ecce Homo; Saint Jerome in Penitence, circa 1430-1479_recto
Antonello da Messina, Ecce Homo; Saint Jerome in Penitence, circa 1430-1479_verso
Sul recto del pannello si dispiega l’«Ecce Homo», uno dei temi più intensi e ricorrenti nella carriera dell’artista. Cristo è presentato come “uomo”, appunto, prima ancora che come figura divina. Giovane, ma vulnerabile, con il corpo che sembra sussultare sotto il peso della sofferenza. Le gocce di sangue solcano il volto e il petto, la corda stringe il collo, la corona di spine grava sulla testa. Non c’è idealizzazione, ma una dolorosa immediatezza. Lo sguardo, calmo e diretto, incontra quello dello spettatore oltre un parapetto di pietra inciso con la scritta “INRI”, un espediente che richiama la pittura fiamminga ma che Antonello trasforma in qualcosa di radicalmente nuovo. Come ha scritto lo specialista Andrea Bayer, non esiste un vero parallelo nordico per l’intensità espressiva e il coinvolgimento emotivo di questo Cristo.
Sul verso, quasi come una meditazione silenziosa che risponde al dolore del fronte, compare «San Girolamo nel deserto». Il santo è inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, chiaro riferimento alla traduzione della Bibbia in latino, la Vulgata. Attorno a lui si estende un paesaggio sorprendentemente vasto e poetico. Scogliere frastagliate, cespugli radi, uno specchio d’acqua che riflette con delicatezza luci e ombre. È un mondo contemplativo, reso con una raffinatezza che stupisce per le dimensioni intime del supporto.
A proposito delle dimensioni ridotte, combinandole con le tracce di vari maneggiamenti e sfioramenti, lo storico dell’arte Federico Zeri ha ipotizzato che il dipinto devozionale potesse essere portato con sé in un portafoglio di pelle, tenuto vicino al corpo come un talismano spirituale. Un’opera, dunque, non solo da ammirare, ma da vivere. La modernità di questa invenzione iconografica non sfuggì ai contemporanei. Gli echi di questo San Girolamo risuonano, per esempio, nel «San Girolamo che legge in un paesaggio» di Giovanni Bellini alla National Gallery di Londra e persino nel celebre «San Francesco nel deserto» della Frick Collection. L'ennesima conferma del valore museale del lotto.
Antonello da Messina, nato in Sicilia e formatosi a Napoli, fu il grande ponte tra il Rinascimento italiano e le innovazioni della pittura nordica. Il suo breve ma decisivo soggiorno a Venezia lasciò un’impronta profonda, destinata a influenzare maestri come Giovanni Bellini e, più tardi, Giorgione. Sensibilissimo alla pittura a olio - che Giorgio Vasari, forse erroneamente, gli attribuì come «invenzione» in Italia - Antonello seppe sfruttarne le potenzialità per raggiungere una finezza tonale e una verità psicologica allora senza precedenti.
Altri articoli dell'autore
L’aggiudicazione, pari a quasi venti volte la stima minima del lotto, è arrivata dopo 45 minuti di rilanci, accolta dagli applausi della sala
Le prime ore della fiera non hanno schiantato il mercato, ma vi si sono introdotte gradualmente, annunciando con discrezione il proprio arrivo
Sette opere provenienti da una collezione privata tedesca si candidano come uno dei momenti più attesi della Contemporary Evening Sale di Sotheby’s a Londra, in programma a marzo
In attesa dell’apertura della fiera, abbiamo intervistato i curatori delle sezioni: Michele D’Aurizio riflette su come una sezione fieristica possa diventare uno spazio di visibilità e di costruzione critica per le ricerche emergenti, interrogando il rapporto tra sperimentazione artistica, sostenibilità economica e futuro dell’immaginazione nell’era tecnologica



