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Valeria Tassinari
Leggi i suoi articoliMassimo Toscani, da un biennio presidente della Fondazione Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, ha l’espressione di chi ha «portato a casa» un risultato importante.
Quando e come è iniziato il percorso che si compirà con la riapertura totale?
Dal momento della mia nomina, nel giugno 2024, ho subito pensato che, per essere davvero valorizzata, la Galleria avesse prima di tutto bisogno di essere riportata alle migliori condizioni estetiche. Bisognava infatti cancellare i segni evidenti del naturale invecchiamento degli interni, perché questo luogo potesse ritrovare appieno la sobria raffinatezza del progetto di Giulio Ulisse Arata, su cui ancora si fonda il fascino di questo spazio inaugurato nel 1931. Era evidente che sarebbe stato necessario raccogliere una cifra cospicua, non alla portata dell’Amministrazione pubblica, cui compete la gestione ordinaria e del personale. Il primo passaggio, piuttosto complesso dal punto di vista burocratico, è stato la cessione del patrimonio a un ente del terzo settore appositamente costituito. La mia professione di notaio mi ha consentito di occuparmene in prima persona. La seconda fase è stata la sensibilizzazione di cittadini, enti e aziende, perché si sentissero parte di un percorso condiviso, sostenendo il restauro con le loro donazioni. Il costo degli interventi è stato di 600mila euro, raggiunti in tempi brevi proprio grazie al contributo di 19 sostenitori tra aziende, associazioni di categoria e privati cittadini del territorio piacentino.
Quali sono stati gli aspetti più motivanti, i valori su cui avete fatto leva?
Tutto è iniziato con una signora che, rimasta vedova, ha fatto una donazione in cambio della dedica di un ambiente alla memoria del marito. Più che lo sgravio fiscale del 30%, ciò che ha convinto i donatori è stato il valore simbolico del gesto. Questo modello, ispirato alla cultura anglosassone, ha generato una catena virtuosa di emulazione, e ora ognuna delle 22 stanze porta il nome di un donatore. Ritengo che l’argomento vincente sia stato proprio il valore della memoria nella collettività, cioè l’idea che in questo luogo si possa portare nel futuro il ricordo non solo di chi è stata quella persona, ma anche di che cosa ha fatto per la città, tanto che, oltre alla targhetta con il nome, prevediamo un Qr code per raccontarlo, con discrezione. Tra i privati, circa un terzo dei donatori, c’è ad esempio un gruppo di studenti del passato che hanno voluto ricordare un loro professore di Lettere, che tra l’altro era stato anche presidente della Galleria stessa. In questo modo si è creato un rapporto di più stretta identificazione tra la Galleria e la comunità cittadina. La Ricci Oddi deve essere sempre di più un centro attrattivo per la comunità, accogliente e identitario».
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