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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliMentre il disegno di legge «Italia in Scena», passaggio cardine per l’aggiornamento del quadro normativo del settore relativo alla circolazione dei beni culturali, è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», questo tema strategico (non solo per la tutela del patrimonio, ma anche per la competitività del sistema Italia) torna al centro del dibattito pubblico.
Questa mattina, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati «Nilde Iotti», un’iniziativa promossa dall’Associazione Antiquari d’Italia ha visto confrontarsi sul tema Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Donato Luciano, capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Cultura, Stefania Bisaglia, dirigente del Servizio IV Circolazione della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiC, Bruno Botticelli, presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia, Alfonso Celotto, professore ordinario di Diritto costituzionale, ed Ernesto Lanzillo, presidente del Consiglio di Amministrazione di Deloitte & Touche S.p.A.
«Ambasciatori e custodi delle nostre arti, ha ribadito Federico Mollicone, gli antiquari rappresentano il punto di snodo fondamentale tra il passato e il collezionismo moderno. La loro competenza è una risorsa che garantisce tracciabilità e autenticità, vero motore di fiducia del mercato internazionale. Dopo l’importante operazione storica dell’abbattimento dell’Iva al 5% sul mercato dell’arte, abbiamo realizzato insieme un modello che tutta l’Europa sta guardando con interesse. Con “Italia in scena”, dopo anni di battaglie, scardiniamo quei lacci burocratici sintomo di una visione vincolista. Questa riforma attua una serie storica di semplificazioni, innalza la soglia per il regime dichiarativo a 50mila euro e porta a cinque anni la validità delle dichiarazioni. Introduce inoltre il diritto al ritiro della denuncia e rafforza le certificazioni d'ingresso per garantire un mercato dinamico, capace di tutelare l'identità nazionale rendendo l'Italia finalmente competitiva nello scacchiere europeo in un’ottica di piena sussidiarietà. Stiamo già lavorando a un testo che vede il Governo realizzare il passaporto digitale delle singole opere d’arte, che permetta di superare il sistema della notifica almeno a livello europeo».
Fulcro della riflessione è stata la sentenza 160/2025 della Corte costituzionale che ha affrontato un passaggio cruciale nella disciplina dell’esportazione delle opere, chiarendo il perimetro entro cui il sistema di tutela può e deve convivere con la necessità di garantire una circolazione più razionale, leggibile e coerente dei beni. Secondo il parere degli operatori, in una fase di rinnovata attenzione istituzionale sul tema (compresa la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del disegno di legge «Italia in Scena»), questa pronuncia conferma l’urgenza di un assetto normativo in grado di superare incertezze interpretative e rigidità applicative che da anni incidono sulla funzionalità del comparto.
Se in questo contesto il disegno di legge «Italia in scena» rappresenta una «rivoluzione copernicana per il mercato dell’arte», come ha ribadito Bruno Botticelli, presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia, emerge tuttavia con forza la necessità di costruire un equilibrio più avanzato tra interesse pubblico e operatività del mercato. Per il settore dell’antiquariato e del mercato dell’arte il punto è rendere la tutela più efficace, più prevedibile e più aderente all’evoluzione del mercato contemporaneo. Tra le principali istanze emerse dal confronto, la necessità di procedure più lineari, di una maggiore omogeneità interpretativa, di una riflessione aggiornata sulle soglie di valore e l’introduzione di strumenti capaci di accompagnare la mobilità delle opere in un quadro di piena tracciabilità e trasparenza.
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