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Un’immagine della locandina dello spettacolo teatrale «Caterina, la madre di Leonardo»

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Un’immagine della locandina dello spettacolo teatrale «Caterina, la madre di Leonardo»

La madre di Leonardo da Vinci, uno spettacolo teatrale ai Lincei

Si tratta di un atto unico, della durata di 75 minuti, tratto dal libro Il sorriso di Caterina di Carlo Vecce, per la drammaturgia e la regia di Patrizia Pasqui, in scena il 15 gennaio

Gianfranco Ferroni

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«Caterina, la madre di Leonardo», è il titolo dello spettacolo teatrale che andrà in scena nella serata del 15 gennaio a Roma, all’Accademia Nazionale dei Lincei, nella Palazzina dell’Auditorio. Si tratta di un atto unico, della durata di 75 minuti, tratto dal libro Il sorriso di Caterina di Carlo Vecce, per la drammaturgia e la regia di Patrizia Pasqui, produzione Compagnia Oltre, Teatro Verdi di Pisa con il contributo di Cellini Art Fund, con protagonisti Mario Spallino e lo stesso Vecce, il docente che durante le sue ricerche negli archivi fiorentini ha rinvenuto un documento sorprendente che, si sottolinea, «getta nuova luce sulle origini di Leonardo da Vinci: un atto notarile del 2 novembre 1452, firmato da Piero da Vinci, padre di Leonardo, che attesta la liberazione di una giovane schiava circassa di nome Caterina. La nota, vergata con mano tremante, testimonia non solo un gesto legale ma un’emozione personale: sei mesi prima, Caterina aveva dato alla luce un bambino, battezzato con il nome di Leonardo». E proprio da questo ritrovamento è nato il romanzo storico, in cui Vecce ha ricostruito la vicenda di questa donna rimasta finora ai margini della storia. Una storia fatta di lunghi viaggi, catene e riscatto, di creatività e resistenza, ambientata tra le montagne del Caucaso, i mercati del Mar Nero, i canali di Venezia e le strade di Firenze. 

Dalla suggestione del romanzo è nato lo spettacolo teatrale, un atto unico costruito come un monologo a due voci che intreccia realtà e finzione, memoria e invenzione, passato e presente. Al centro della scena c’è Donato, mercante veneziano, che ha guidato Caterina nell’ultima tappa del suo viaggio: da schiava a donna libera. È lui a raccontare la loro avventura, i pericoli, gli incontri, le scelte compiute lungo un itinerario accidentato che attraversa un’Italia del Quattrocento definita come «vivace e crudele, affascinante e feroce». Accanto a Donato c’è l’autore, che dialoga con lui, lo pungola, lo ascolta. Insieme ricordano, testimoniano, si interrogano. Perché Caterina non ha lasciato diari, lettere, parole scritte: la sua voce può emergere solo attraverso chi l’ha incontrata, amata, accompagnata. Questo dialogo tra i due personaggi diventa così anche un confronto con il mondo presente, perché la storia di Caterina «non appartiene solo al passato». La narrazione si muove tra fughe rocambolesche, commerci senza scrupoli, arte e poesia. I toni «leggeri e ironici si alternano alla commozione e all’urgenza civile, in uno spettacolo accessibile ma profondo, capace di parlare a pubblici diversi, in luoghi teatrali e non. Caterina, la madre di Leonardo è un invito a riflettere sul potere della memoria, sul silenzio delle donne cancellate dalla storia, e sulla forza del teatro nel restituire voce a chi non l’ha mai avuta». Pasqui, nelle sue note di regia, rileva che «Caterina è una schiava, una donna invisibile, che ha fatto nascere un genio e ha lasciato un segno profondo nella nostra storia», la «madre di uno dei simboli del genio senza confini», e che «non ha voce, come troppe donne nella storia, e proprio per questo la sua storia merita di essere raccontata».

Gianfranco Ferroni, 12 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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