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Veduta di Villa Aldobrandini a Roma, sullo sfondo la Torre delle Milizie e la facciata di Santa Caterina a Magnanapoli

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Veduta di Villa Aldobrandini a Roma, sullo sfondo la Torre delle Milizie e la facciata di Santa Caterina a Magnanapoli

La rinascita di Villa Aldobrandini parte con il trasferimento dallo Stato a Roma Capitale

La splendida dimora gentilizia del Cinque Seicento romano, che ospitò opere di Mantegna, Tiziano, Correggio e Giorgione, è oggetto di un piano di restauro e valorizzazione da 1,6 milioni di euro

Guglielmo Gigliotti

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Acquisita nel 1929 dallo Stato, Villa Aldobrandini, nel cuore di Roma, è stata ora trasferita dall’Agenzia del Demanio a Roma Capitale. Edificata nella seconda metà del Cinquecento, ma ingrandita a partire dal 1601, quando venne acquistata da Pietro Aldobrandini, giovane «cardinal nepote» di Clemente VIII Aldobrandini (papa dal 1592 al 1605), la Villa, già aperta al pubblico, affronterà nei prossimi mesi una stagione di restauri e qualificata rigenerazione, che la renderanno un fulcro della vita sociale e culturale della città.

Topograficamente già lo è. Dai suoi giardini pensili, che si ergono su alti muraglioni come una terrazza sulla città, si possono ammirare, in una vertiginosa sequenza visiva che dalla destra gira verso sinistra: Palazzo del Quirinale e Obelisco della piazza antistante, segmenti delle Mura serviane (la prima cinta urbana del IV sec. a.C.), la Colonna Traiana, i Mercati traianei, la Torre delle Milizie e, a chiudere la grande quinta scenografica stratificata nei secoli, le svettanti facciate barocche di Santa Caterina a Magnanapoli e Santi Domenico e Sisto. Alle sue spalle, integrati con i giardini della Villa, ruderi di una domus romana del II secolo d.C.

Il Casino Nobile, ingrandito e completato da Giacomo della Porta, custodiva nelle sue sale la preziosa collezione di dipinti moderni messa insieme in poco tempo e molto entusiasmo da Pietro Aldobrandini (1571-1621), protettore e committente, a cavallo tra fine ’500 e primi decenni del ’600, di poeti (tra cui Giovan Battista Marino), compositori (Girolamo Frescobaldi) e pittori (Caravaggio e Annibale Carracci). La collezione, ora dispersa, comprendeva opere di Bellini, Correggio, Giorgione, Leonardo, Raffaello, Mantegna, Veronese e Dosso Dossi. Di Tiziano, dopo la Devoluzione di Ferrara del 1598, giunsero nella Villa di Roma i «Baccanali», commissionati per i Camerini d’alabastro da Alfonso I d’Este, opere ammiratissime da Guercino e Pietro da Cortona, che costituirono un importante stimolo alla nascita del brillante cromatismo del Barocco romano.

Essendo oggi il Casino Nobile sede dell’Unidroit (Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato), gli interventi di riqualificazione riguarderanno il giardino e i suoi ampi padiglioni che affacciano su Largo Magnanapoli. A occuparsene, come detto, Roma Capitale. La cessione della proprietà si inserisce all’interno del processo di federalismo culturale che permette agli enti locali di entrare in possesso di beni dello Stato, a seguito della predisposizione di un piano di valorizzazione, vagIiato in questo caso dal Ministero della Cultura. I lavori di riqualificazione saranno a cura del Dipartimento Capitolino Tutela Ambientale, per un finanziamento di 1,6 milioni di euro: al termine, il pubblico potrà usufruire di una coffee house e di spazi lettura, oltre che di luoghi espositivi, all’interno delle storiche logge del XVI secolo, che saranno completamente restaurate.

Il piano di valorizzazione comprende anche il rinnovo della componente arborea e vegetazionale, che permetterà il ripristino del «giardino segreto», con la messa a dimora di circa venti alberi di melangolo, e del giardino delle camelie, secondo l’originario disegno della Villa. L’obiettivo è restituire Villa Aldobrandini alla città attraverso una visione di rigenerazione integrata, che migliori la qualità e l’accessibilità degli spazi e ne consolidi il ruolo di luogo di produzione e diffusione culturale. Il programma, strutturato su un orizzonte pluriennale, secondo il piano generale, intende ricucire il rapporto con il tessuto urbano circostante, favorendo la creazione di un polo culturale pienamente inserito nella vita del quartiere.

Guglielmo Gigliotti, 11 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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