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Interno dell’edificio 31 (1779-80) di Hodeida, città yemenita intra mœnia

Foto E. Galdieri (© IUO Mission to Hodeida, 1999)

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Interno dell’edificio 31 (1779-80) di Hodeida, città yemenita intra mœnia

Foto E. Galdieri (© IUO Mission to Hodeida, 1999)

La tutela del patrimonio culturale tra conflitti armati, diritto internazionale e vulnerabilità dei territori

In un momento in cui i conflitti si moltiplicano e le calamità naturali si sommano alle fragilità già note, l’eredità storico-artistica si trova esposta a una pluralità di minacce che nessuna singola disciplina può affrontare da sola

Carla Di Renzo

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«Silent enim leges inter arma», scriveva Cicerone (Pro Milone, XIII, 32): quando parlano le armi, le leggi tacciono. E con esse rischiano di tacere anche convenzioni, trattati e protocolli faticosamente costruiti nel tempo per proteggere ciò che una civiltà consegna di sé alla storia. Vi sono monumenti che sopravvivono alle guerre, e vi sono guerre a cui i monumenti non sopravvivono. La distinzione, apparentemente ovvia, cela una delle questioni più cogenti del nostro tempo, che coinvolge insieme storia dell’arte, diritto internazionale e coscienza civile: come proteggere il patrimonio culturale quando il suolo su cui esso insiste diventa teatro di conflitto, abbandono o distruzione deliberata?

È attorno a questa domanda che si è articolata la giornata di studi «La tutela del patrimonio culturale in contesti di crisi» (19 marzo, Chieti, Palazzo de’ Mayo), curata da Gaetano Curzi, Claudia D’Alberto e Valentina Laviola, docenti nei corsi di studio in Beni culturali e in Beni archeologici e storico artistici dell’Università «G. d’Annunzio» di Chieti-Pescara.

L’iniziativa è nata dalla pubblicazione per Cedam, nel 2025, del volume Guerra e tutela del patrimonio identitario e culturale di Alfredo Morrone, giurista, avvocato e docente alla d’Annunzio da oltre vent’anni, la cui riflessione si colloca al crocevia tra diritto internazionale umanitario e storia della cultura materiale. Del resto non è la prima volta che il diritto tenta di farsi scudo del patrimonio: già nel 1954, all’indomani delle devastazioni della Seconda guerra mondiale, la Convenzione dell’Aia aveva introdotto per la prima volta su scala internazionale una definizione condivisa di bene culturale e un sistema di obblighi per gli stati firmatari. Eppure, decenni di norme e convenzioni non hanno impedito che monumenti religiosi, archivi e siti archeologici continuassero a bruciare, complice un’applicazione tutt’altro che uniforme, che lascia troppi vuoti tra chi ratifica e chi ignora, tra chi recepisce e chi non ha i mezzi per intervenire.

Dalla presentazione del libro ha preso avvio una tavola rotonda in cui docenti dell’Università di Chieti-Pescara e dell’Università di Napoli L’Orientale hanno messo a confronto esperienze di ricerca e tutela maturate direttamente sul campo.

Il programma rivela già nella sua articolazione geografica la portata del tema: Libia, Afghanistan, Etiopia. Luoghi che non evocano astratte coordinate cartografiche, bensì scenari concreti di predazione, inaccessibilità e devastazione, dove il patrimonio culturale è stato o continua a essere minacciato da forze che lo percepiscono non come eredità condivisa, bensì come obiettivo da cancellare o come merce da sottrarre.

Le forme del danno non si equivalgono, né si riducono tutte alla logica del conflitto armato. Vi è la violenza mirata, che sceglie il monumento come bersaglio perché sa che cancellare la cultura materiale significa colpire l’identità di una comunità; vi è il danno collaterale, involontario ma non per questo meno irresponsabile e irreversibile (è il caso recente dei monumenti storici di Isfahan, Ndr); vi è quella forma di erosione più silenziosa e altrettanto distruttiva che è l’abbandono, quando la carenza di risorse e il vuoto istituzionale consegnano il patrimonio all’inesorabile scorrere del tempo; e vi è, infine, la vulnerabilità di territori esposti a cataclismi naturali, che possono compromettere un patrimonio già fragile indipendentemente da qualsiasi azione bellica.

Di questa vulnerabilità endemica la Cirenaica e l’Etiopia offrono gli esempi più eloquenti: territori dove la fragilità strutturale del patrimonio, aggravata da decenni di conflitti e instabilità politica, si è trovata esposta all’impatto di eventi naturali in assenza di qualsiasi infrastruttura di protezione e recupero. È in questi contesti che il silenzio e l’oblio diventano le forme più insidiose di perdita. A quella fragilità stratificata ha risposto, sul versante metodologico, un contributo dedicato alle strategie low cost per il patrimonio a rischio: un pragmatismo necessario, maturato nell’esperienza di chi opera là dove le risorse sono esigue e il tempo è il primo nemico. 

È la storia, tuttavia, il più potente testimone di queste vicende, come attestano le crisi mediorientali tra fine XX e inizio XXI secolo. L’intervento dal titolo «Osservatorio Afghanistan: inaccessibilità del campo tra distruzione, predazione e tentativi di conservazione» di per sé racconta la dismisura della sfida e l’impotenza di chi vi si confronta ogni giorno. Non a caso una simile giornata di studi è nata all’interno dell’Ateneo teatino, Università la cui ricerca, al crocevia tra storia dell’arte, archeologia e tutela del patrimonio culturale, fa del rigore scientifico e della responsabilità civile un’unica istanza, la stessa che la nostra Carta costituzionale sancisce e che troppo spesso rimane lettera inerte di fronte alla violenza delle armi come a quella, più silenziosa, dell’indifferenza. In un momento in cui i conflitti si moltiplicano e le calamità naturali si sommano alle fragilità già note, il patrimonio culturale si trova esposto a una pluralità di minacce che nessuna singola disciplina può affrontare da sola. Iniziative come questa, tuttavia, ricordano che la tutela non è un ornamento del sapere. È una forma di responsabilità civile che, per definizione, non ammette rinvii.

Carla Di Renzo, dottoranda XXXIX ciclo, corso di dottorato in Cultural Heritage Studies: Texts, Writings, Images; Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali all’Università degli Studi «G. d’Annunzio» di Chieti-Pescara

Carla Di Renzo, 04 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

La tutela del patrimonio culturale tra conflitti armati, diritto internazionale e vulnerabilità dei territori | Carla Di Renzo

La tutela del patrimonio culturale tra conflitti armati, diritto internazionale e vulnerabilità dei territori | Carla Di Renzo