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La Sala dello Zodiaco nelle Carceri del Castello di San Giorgio a Mantova. Courtesy Palazzo Ducale di Mantova.

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La Sala dello Zodiaco nelle Carceri del Castello di San Giorgio a Mantova. Courtesy Palazzo Ducale di Mantova.

Nel Castello di San Giorgio riaprono le celle della storia

Le Carceri del Castello di San Giorgio a Mantova riaprono al pubblico dopo il restauro post-terremoto del 2012, restituendo uno dei luoghi simbolo del Risorgimento italiano. Tra celle, graffiti e testimonianze dei Martiri di Belfiore, il percorso museale recupera secoli di storia e memoria politica

Ginevra Borromeo

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Le pareti conservano ancora segni incisi con strumenti di fortuna, nomi appena leggibili, piccoli graffiti, frammenti di immagini. In una cella compare il volto di una donna disegnato a carboncino dietro una grata; su un davanzale, quasi invisibile, resta incisa una scritta: «W. L’ITALIA». Sono tracce minime, ma bastano a restituire la dimensione più concreta delle Carceri del Castello di San Giorgio, a Mantova, riaperte al pubblico dopo un lungo intervento di restauro seguito ai danni del terremoto del 2012.

Dal 29 marzo 2026 torna così accessibile uno dei luoghi più simbolici della storia risorgimentale italiana. Non solo un ambiente monumentale recuperato, ma uno spazio dove la memoria politica e civile della città continua a sedimentarsi da oltre un secolo e mezzo.

Le celle occupano il secondo piano della fortezza fatta costruire dai Gonzaga tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Dopo la Restaurazione austriaca del 1814, il Castello di San Giorgio venne trasformato in carcere politico di massima sicurezza, diventando uno dei principali luoghi di detenzione del Lombardo-Veneto. Fu soprattutto dopo i moti del 1848 e il fallimento della prima guerra d’indipendenza che queste prigioni si riempirono di patrioti, cospiratori e oppositori del governo asburgico.

Sul Lombardo-Veneto gravava allora il controllo del feldmaresciallo Josef Radetzky, promotore di una repressione durissima contro i movimenti indipendentisti. Arresti, processi sommari e condanne a morte segnarono quegli anni. Nel gennaio del 1852 venne arrestato don Enrico Tazzoli, figura centrale del comitato mantovano clandestino; nel giro di poco tempo finirono incarcerati nel Castello almeno un centinaio di cospiratori.

Tra loro c’erano anche i patrioti che sarebbero stati impiccati nella valletta di Belfiore tra il dicembre del 1852 e il marzo del 1853: don Enrico Tazzoli, Carlo Poma, Angelo Scarsellini, Bernardo de Canal, Giovanni Zambelli, Tito Speri, don Bartolomeo Grazioli, Carlo Montanari e Pietro Frattini. A questi si aggiungono don Giovanni Grioli, fucilato nel 1851, e Pier Fortunato Calvi, giustiziato nel 1855. Da allora quei nomi sono entrati stabilmente nella memoria collettiva mantovana come i Martiri di Belfiore.

La città mantenne vivo il loro ricordo anche negli anni della dominazione austriaca. Già il giorno dopo le prime esecuzioni comparve clandestinamente una corona deposta a Belfiore. Negli anni successivi cortei, lapidi e commemorazioni continuarono a trasformare quei luoghi in simboli civili del Risorgimento. Anche le celle del Castello divennero meta di visite e raccoglimento, fino alla nascita, alla fine dell’Ottocento, di un primo museo cittadino dedicato alla memoria risorgimentale.

Il restauro appena concluso ha cercato di preservare proprio questa stratificazione di storie e testimonianze. Accanto agli interventi strutturali sul Castello, il recupero delle celle ha riportato alla luce decorazioni cinquecentesche, graffiti, incisioni e tracce lasciate dai detenuti nel corso dei secoli.

Nella cella di Tito Speri, per esempio, un delicato intervento di descialbo ha fatto riemergere decorazioni riconducibili all’epoca di Isabella d’Este. Nella cella Grioli-Orsini sono ancora leggibili le modifiche apportate dopo la fuga di Felice Orsini nel 1856, mentre nella cella Montanari è tornata visibile una veduta graffita di città fortificata. Il corridoio conserva incisioni di granatieri e la cosiddetta Sala dello Zodiaco mostra oggi, insieme, le tracce rinascimentali e quelle ottocentesche dell’uso carcerario.

A questa riapertura si aggiunge anche un nuovo percorso che permette, per la prima volta, di raggiungere i camminamenti di ronda della torre sud-ovest e affacciarsi sulle merlate del Castello, con vista sui laghi di Mantova e sul profilo della città da una prospettiva inedita. Il percorso è visitabile per tutto il mese di maggio dal martedì al sabato in due turni alla mattina alle 11 e al pomeriggio alle 17, mentre a giugno sarà aperto al venerdì pomeriggio e al sabato mattina e pomeriggio nei medesimi orari, prenotazione obbligatoria via infopoint  al recapito 0376 352100 (attivo martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 8.30 alle 13.30, giovedì e sabato dalle 14:00 alle 19:00. Il biglietto d'ingresso sarà di €5, con gratuità per le scuole).

Le Carceri del Castello di San Giorgio tornano così a essere ciò che sono sempre state, anche quando tacevano: un luogo in cui la storia non si conserva soltanto, ma si stratifica. E in questa stratificazione, ciò che resta inciso non è mai solo segno, ma domanda aperta sul significato stesso del ricordare.

I camminamenti di ronda nelle Carceri del Castello di San Giorgio a Mantova. Courtesy Palazzo Ducale di Mantova.

Ginevra Borromeo, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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