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GINEVRA BORROMEO

L’apparizione dell’Uomo vitruviano nella sigla olimpica in versione priva dei genitali riapre una questione cruciale: fino a che punto l’adattamento comunicativo può alterare un’opera simbolo della cultura occidentale? Tra tutela dell’immagine, logiche televisive globali e autocensura preventiva, la rimozione non è un dettaglio grafico ma un gesto culturale che ridefinisce il rapporto tra patrimonio, corpo e spazio pubblico

Villa Medici presenta la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla fotografia di Agnès Varda, con un focus inedito sul suo rapporto con l’Italia. Il progetto, nato dal Musée Carnavalet di Parigi, mette in dialogo immagini, film e archivi per restituire la continuità tra pratica fotografica e scrittura cinematografica. Al centro, il cortile di rue Daguerre e i viaggi italiani tra Venezia e Roma.

A Milano un’ex fabbrica di argentieri del Novecento diventa Casa Museo Molinario Colombari, spazio ibrido tra collezione fotografica e cultura del design. La Collezione Ettore Molinario, costruita dagli anni Novanta, attraversa la storia della fotografia fino al contemporaneo e si propone come piattaforma curatoriale e relazionale, aperta a collaborazioni istituzionali e ricerca.

Nel lessico finanziario il bene rifugio è un asset capace di preservare valore nelle fasi di instabilità economica e geopolitica. Trasposto nel sistema dell’arte, il concetto assume una forma più complessa: l’opera non è uno strumento standardizzato, la liquidità è limitata, la formazione del prezzo dipende da variabili culturali oltre che economiche. Eppure, anche nel mercato artistico esistono categorie percepite come relativamente stabili, soprattutto nei momenti di contrazione della domanda.

Dal 7 marzo al 19 aprile 2026 il MO.CA – Centro per le Nuove Culture ospita per la prima volta in città Paolo Canevari con un’ampia antologica tra installazioni ambientali, dipinti e sculture. Un percorso che attraversa oltre trent’anni di ricerca, tra memoria, materia e riflessione sulle contraddizioni del presente

Dal 5 marzo al 29 giugno Palazzo Madama ospita Donna in blu che legge una lettera di Johannes Vermeer, in prestito dal Rijksmuseum. L’arrivo di uno dei vertici della pittura olandese del Seicento si inserisce nella strategia delle mostre-dossier fondate su singoli capolavori.

La decisione irlandese di rendere strutturale un reddito di base per gli artisti riporta al centro il tema delle politiche culturali come infrastruttura economica. In Europa convivono modelli differenti: welfare dedicato, borse pluriennali, agenzie di finanziamento, incentivi fiscali. La mappa comparata rivela visioni divergenti sul ruolo dello Stato nella produzione culturale.

Una pittura che interrogano il paesaggio, riportandolo ad un grado zero, ad una forma primitiva, in cui l'umano sembra abbandonare la propria centralità. La ricerca di Nazzarena Poli Maramotti, attualmente in mostra ad Artcurial a Milano, esplora una figurazione che, in alcuni casi, cede all'informale, lasciando una traccia di memoria, un'ipotesi di paesaggio.

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Una delle celebri mete dell’isola ha subito un’erosione radicale a causa di venti e correnti eccezionali. La spiaggia nera di Reynisfjara è stata tragicamente ridotta, il mare è avanzato di circa cinquanta metri e l’area è oggi inaccessibile. L’episodio evidenzia la vulnerabilità geologica del sito e la fragilità di un modello turistico fondato sull’iper-esposizione digitale.

Dal 5 marzo al 19 luglio 2026 Palazzo Pallavicini a Bologna ospita Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia, grande retrospettiva dedicata al maestro americano della fotografia lirica del secondo Novecento. Con 126 fotografie in bianco e nero, 40 a colori, 42 dipinti e materiali d’archivio, la mostra racconta uno sguardo che ha trasformato la quotidianità newyorkese in haiku visivi, anticipando l’uso poetico del colore e celebrando l’imperfezione come linguaggio.

Alla galleria MATTA di Milano, Social Unrest, curata da Niccolò Gravina con la ricerca storica di Zoé Samudzi, riunisce nove artisti internazionali per indagare la ricorsività delle rivolte contemporanee. Tra nuove produzioni e installazioni site-specific, la mostra costruisce una costellazione temporale che collega Hong Kong 2019 alle insurrezioni medievali europee, interrogando media, memoria e strutture socio-economiche. Un allestimento concepito come barricata frammenta la visione e trasforma lo spazio in un dispositivo critico.

La mostra «Napoli Explosion» documenta quindici anni di fuochi d’artificio a Napoli, unendo reportage fotografico e analisi visiva. In esposizione trenta opere inedite, una sala cinema e un’area immersiva per i visitatori.

Si è riaccesa la fiamma di Christo. Tra gli addetti del settore, a Doha, durante Art Basel Qatar, ha ripreso a circolare la notizia della realizzazione della oramai quasi mitologica Mastaba nel deserto di Abu Dhabi

Luigi Spina a Tricarico racconta la cultura contadina tra riti, oggetti e memoria collettiva

Nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma uno degli Angeli di un affresco appena restaurato ha riproposto palesemente i lineamenti del volto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La somiglianza manifesta, subito rilanciata sui social e nei media, ha trasformato un intervento di conservazione in un caso politico e culturale con riflessi istituzionali e di tutela dei beni artistici.

Al MAMCO di Ginevra, John M. Armleder costruisce una mostra che elude la forma della retrospettiva e interroga il museo come spazio di accumulo, consumo e riattivazione. «Encore(s.)» attraversa oltre cinquant’anni di pratica per mettere in crisi le gerarchie tra opera, oggetto e contesto, proponendo una lettura dell’arte come campo fluido di relazioni più che come produzione di forme autonome.

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