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Leon Kossoff da Luhring Augustine: il ritorno di uno dei grandi pittori della School of London

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Leon Kossoff da Luhring Augustine: il ritorno di uno dei grandi pittori della School of London

New York ritrova Leon Kossoff: pittura, carne e la Londra del dopoguerra

Luhring Augustine dedica una delle più ampie mostre newyorkesi degli ultimi decenni a Leon Kossoff, figura centrale della School of London insieme a Francis Bacon, Lucian Freud e Frank Auerbach. Dipinti che attraversano tutta la carriera dell’artista britannico ricostruiscono una pratica fondata sull’osservazione ossessiva, sulla densità della materia pittorica e sulla trasformazione della Londra del dopoguerra in esperienza esistenziale.

Amélie Bernard

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La grande mostra organizzata da Luhring Augustine in collaborazione con la Leon Kossoff Foundation riporta al centro uno dei pittori più radicali e fisici del secondo Novecento europeo: un artista che ha trasformato la pittura in un processo di attrito continuo tra occhio, memoria e materia. La mostra, una delle più importanti dedicate all’artista britannico negli Stati Uniti negli ultimi decenni, attraversa l’intero arco della sua ricerca e conferma quanto Kossoff resti oggi una figura essenziale per comprendere la specificità della School of London. Insieme a Francis Bacon, Lucian Freud e Frank Auerbach, Kossoff ha infatti rappresentato una posizione profondamente controcorrente rispetto alle linee dominanti dell’arte internazionale del dopoguerra.

Mentre minimalismo, concettualismo e pratiche dematerializzate ridefinivano il linguaggio dell’arte contemporanea, Kossoff rimase ostinatamente fedele alla pittura dal vero. Non per conservatorismo, ma perché considerava il dipingere un’esperienza esistenziale prima ancora che estetica. Il suo studio, come scriveva lui stesso, era un luogo di accumulo e combattimento: tavole abbandonate, immagini raschiate via, strati di giornali impregnati di pittura. La tela diventava il risultato di continui tentativi, cancellazioni e ricostruzioni. Nessuna immagine appariva definitiva. Ogni quadro manteneva traccia della propria lotta interna.

Questa dimensione emerge con forza nei grandi paesaggi urbani presenti in mostra. Demolition of YMCA Building No. 2, Spring (1971) sintetizza uno dei nuclei centrali della sua pratica: il rapporto tra pittura e trasformazione della città. Kossoff osservava la Londra del dopoguerra mentre veniva demolita, ricostruita, attraversata da nuove infrastrutture e mutazioni sociali. Le sue stazioni ferroviarie, le scuole, i cavalcavia e i quartieri dell’East End non sono mai vedute documentarie. Sono organismi compressi dentro una materia pittorica densa e instabile, quasi sismica. Il paesaggio urbano diventa esperienza corporea. Anche opere come Red Brick School Building, Winter (1982) o Outside Kilburn Underground Station, Summer Evening: For Rosalind (1978) mostrano questa tensione continua tra riconoscibilità e dissoluzione. Londra appare simultaneamente concreta e mentale, reale e deformata dalla memoria.

Kossoff lavorava quasi esclusivamente a partire dall’osservazione diretta. Tornava ossessivamente sugli stessi luoghi e sugli stessi soggetti, costruendo immagini che sembrano continuamente sul punto di emergere o collassare. La stessa intensità attraversa i ritratti e i nudi presenti in mostra. Self-Portrait No. 5 (1981), Portrait of Father No. 3 (1972) o Nude on a Red Bed, November – December (1972) non cercano mai idealizzazione psicologica o virtuosismo figurativo. I volti e i corpi vengono quasi scavati dalla pittura. La materia cromatica si accumula fino a produrre superfici pesanti, nervose, stratificate. Guardare un dipinto di Kossoff significa percepire il tempo della sua costruzione: le correzioni, gli slittamenti, l’energia fisica del gesto.

In questo senso Kossoff occupa una posizione diversa anche rispetto agli altri protagonisti della School of London. Se Bacon lavorava sulla deformazione drammatica dell’immagine e Freud sull’intensità ottica della carne, Kossoff sembrava interessato soprattutto alla persistenza del vedere stesso. La pittura non era rappresentazione stabile del mondo, ma processo incessante di verifica della realtà. La mostra newyorkese arriva inoltre in un momento di forte rivalutazione internazionale della pittura europea del dopoguerra, mentre il mercato continua a consolidare il peso storico della School of London dentro le collezioni museali e private globali.

Amélie Bernard, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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