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Hodeida, città intra-mœnia, lungomare, Edificio A (XVIII secolo, già sede del governatorato), cupola

Foto E. Galdieri. Courtesy IUO Mission to Hodeida, 1997

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Hodeida, città intra-mœnia, lungomare, Edificio A (XVIII secolo, già sede del governatorato), cupola

Foto E. Galdieri. Courtesy IUO Mission to Hodeida, 1997

Nuovi sguardi sull’urbanistica e l’architettura in Yemen in tre volumi

L’opera è curata da Maria Vittoria Fontana, già professoressa di Archeologia e storia dell’arte islamica presso la Sapienza Università di Roma e direttrice della Missione dell’allora Istituto Universitario Orientale a Hodeida (1997-99), che si poneva come obiettivo il rilievo e lo studio urbanistico e architettonico della città

Viola Allegranzi

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Hodeida, città portuale della costa yemenita che affaccia sul Mar Rosso, da piccolo porto di scalo diventa capitale di provincia ottomana nel XIX secolo ed è oggi la quarta città più estesa dello Yemen. Nota come snodo del commercio di caffè nel XIX secolo, nonché come bersaglio di attacchi aerei nei conflitti che si succedono nel paese da ormai quindici anni, la città è raramente associata all’arte e all’architettura islamica della regione. Eppure, proprio al patrimonio materiale, architettonico e culturale di Hodeida e, in certa misura, di altre due città della costa nota come Tehama (Loheia, a Nord, e Mocha, a Sud) guarda un’opera in tre volumi di recente pubblicazione.

L’opera è curata da Maria Vittoria Fontana, già professoressa di Archeologia e storia dell’arte islamica presso la Sapienza Università di Roma e direttrice della Missione dell’allora Istituto Universitario Orientale a Hodeida (1997-99). Tale missione si poneva come obiettivo il rilievo e lo studio urbanistico e architettonico della città ed era composta dalla stessa Fontana, dall’architetto e esperto di conservazione Eugenio Galdieri (scomparso nel 2010) e da Roberta Giunta, specialista di epigrafia islamica. Sebbene i lavori sul campo abbiano subìto un’interruzione forzata, la missione ha prodotto un vasto archivio fotografico e documentario che, negli anni, si è arricchito attraverso letture e scambi, e che costituisce la materia prima dei volumi pubblicati come omaggio a Galdieri nel centenario della sua nascita. Fontana e Giunta sono affiancate da quindici co-autrici e co-autori, in buona parte giovani ricercatrici e ricercatori italiani, con percorsi e specializzazioni specifici, attivi presso varie istituzioni accademiche in Italia o all’estero.

Hodeida, città intra-mœnia, Edificio 89 (abitazione di John Baldry), dettaglio del portale e del roshan. Foto M.V. Fontana. Courtesy IUO Mission to Hodeida, 1997

Hodeida, città extra-mœnia, Edificio R (casa di al-Sadiq), balcone coperto. Foto M.V. Fontana. Courtesy IUO Mission to Hodeida, 1999

I tre volumi materializzano lo sforzo compiuto da questo team per fornire una lettura transdisciplinare, ma analitica e coerente, del paesaggio urbano della città documentato negli anni ’90. I contributi coprono la geo-morfologia, la storia della città dall’antichità ai giorni nostri, il contesto socio-economico, le testimonianze dei viaggiatori di passaggio nei luoghi, l’urbanistica (volume 1) e, naturalmente, l’architettura, l’epigrafia, la decorazione architettonica in legno, stucco, mattone cotto e vetro (volumi 2 e 3, in quest’ultimo l’analisi si estende a Mocha e Loheia). Gli studi sono corredati da un apparato iconografico ricchissimo composto di mappe, fotografie e ricostruzioni grafiche, in cui si riversano gli archivi della missione (tra cui le piante, i rilievi e gli schizzi inediti di Galdieri) che lo studio contestualizza e ricuce insieme, dandogli nuova voce e spessore.

Senza perdere di vista l’insieme, i singoli contributi riescono a guardare al dettaglio: così un «roshan» (finestra aggettante) in legno intagliato, l’iscrizione sull’architrave di una porta, l’impianto di un singolo edificio diventano protagonisti e portavoce di una storia che ormai in pochi possono raccontare.

Si tratta di una pubblicazione unica nel suo genere, che ha però molteplici meriti. In primis, quello di dedicare spazio e stimolare l’interesse per un’epoca e un’area geografica spesso considerate marginali nello studio delle manifestazioni urbanistico-architettoniche islamiche. Nel periodo tardo moderno e contemporaneo lo Yemen è in effetti una periferia dell’Impero Ottomano. Un cambio di prospettiva permette tuttavia di riposizionare questo spazio liminale al centro di molteplici reti di scambi sovrapposte e intrecciate: quella locale tra la costa e le aree interne dello Yemen, quella regionale tra le due sponde del Mar Rosso, e quella globale tra il Mar Rosso, il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Proprio questi scambi multidirezionali confluiscono nella costruzione di un paesaggio urbano stratificato, dove la tradizione locale si fonde a elementi di varie origini e funzioni dando vita a uno stile peculiare, per il quale la definizione di «Red Sea Style» si rivela insufficiente e che può essere meglio compreso come espressione della cultura visuale interconnessa delle società moderne coinvolte nei commerci marittimi su larga scala.

Maria Vittoria Fontana riesce a dare coesione ai numerosi contributi e a ricostruire con accuratezza e cautela, appoggiandosi ai dati materiali e storiografici disponibili, una fetta importante di un patrimonio urbanistico e architettonico oggi scomparso o minacciato. L’opera è quindi destinata non solo ad alimentare nuovi studi sui modelli abitativi in Yemen dal periodo ottomano ad oggi, ma anche a consegnare alle nuove generazioni di Yemeniti la memoria di luoghi e pratiche artigianali che i numerosi anni di guerra stanno obliterando.

Hodeida on the Coastal Tehama (Yemen): Its Urban Planning and Architecture in the Late 18th-20th Centuries
a cura di Maria Vittoria Fontana, 3 vol., Istituto per l’Oriente C.A. Nallino, Roma 2025, € 100

La copertina del volume

Viola Allegranzi, 26 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Nuovi sguardi sull’urbanistica e l’architettura in Yemen in tre volumi | Viola Allegranzi

Nuovi sguardi sull’urbanistica e l’architettura in Yemen in tre volumi | Viola Allegranzi