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Interno di Villa Necchi Campiglio a Milano

© FAI-Fondo Ambiente Italiano

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Interno di Villa Necchi Campiglio a Milano

© FAI-Fondo Ambiente Italiano

Ottant’anni di storia tra le pareti e gli affetti di Villa Necchi Campiglio

Un romanzo d’esordio, sorprendente e colto, ripercorre le vite di Nedda e Gigina Necchi e di Angelo Campiglio che a Milano fecero progettare da Pietro Portaluppi una delle più affascinanti residenze private del Novecento, oggi tesoro del Fai

Beatrice Cumino

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Dopo una serata alla Scala, l’automobile con a bordo le sorelle Necchi, Gigina e Nedda, eredi della celebre dinastia pavese delle macchine da cucire, e Angelo Campiglio, marito di Gigina, si smarrisce nella «scighera» milanese. È in quella nebbia fitta che avviene l’incontro con un terreno abbandonato e in vendita. Nedda, con un’intuizione improvvisa, convince il cognato e la sorella a fermarsi: sarà proprio lì che nascerà la villa che segnerà un’epoca. Affidata all’architetto Piero Portaluppi, Villa Necchi Campiglio diventa l’emblema della modernità elegante e del Razionalismo degli anni Trenta, e soprattutto il centro pulsante del romanzo di Lucia Cimini, storica e divulgatrice.

L’autrice ci accompagna dentro ottant’anni di storia attraverso le pareti di questa casa che, ancora oggi, nel cuore di Milano resta un’oasi di silenzio e armonia. L’autrice fonde con grande sensibilità la realtà storica e l’invenzione narrativa, restituendo con dolcezza e pudore l’intimità di un legame profondo: quello tra le sorelle Necchi e Angelo Campiglio, marito di Gigina, ma anche presenza solida e affettuosa nella vita di Nedda.

Il romanzo attraversa i decenni luminosi tra gli anni Venti e Trenta, quando tutto sembra splendere, fino alle ombre della guerra. Le leggi per la «difesa della razza» spazzano via ogni certezza, incrinando anche la serenità della villa, che pure resta riconosciuta come un rifugio di pace in una Milano travolta dal caos. La casa diventa testimone silenziosa delle vicende che la attraversano, dall’occupazione di Alessandro Pavolini durante il conflitto, al ritorno dei proprietari, alla lenta ripresa e alle stagioni più intime e malinconiche del dopoguerra. Cimini racconta la grazia dei rapporti: il matrimonio composto e affettuoso tra Gigina e Angelo, segnato dal dolore silenzioso di non poter avere figli, e la presenza costante di Nedda, con le sue opere d’arte e le sue inquietudini. Indimenticabile la scena in cui Gigina, rientrando da una visita medica che le ha appena rivelato l’impossibilità di diventare madre, si ferma a comprare qualche dolce per il marito, riflettendo sulla sua passione per i dolci, «l’unica cosa infantile dell’uomo solido che era». È in quel momento che ricorda il giorno del loro matrimonio e le parole di Angelo: «Non ti farò mai sentire sola». Una promessa che, negli anni, si trasforma in certezza silenziosa, fino a quando, ormai anziano, lui le sussurra: «Ti ho amato davvero tanto». In quelle frasi, semplici, pudiche e piene di verità, si concentra tutta la misura, la discrezione e la profondità dei sentimenti borghesi pienamente restituiti dalla scrittrice. E se è vero che questi momenti appartengono alla sfera del romanzato, è altrettanto vero che l’autrice li utilizza come piccoli escamotage narrativi per farci entrare nel cuore delle vite dei protagonisti: ci riesce con tale naturalezza che, leggendo, si ha davvero la sensazione di essere lì, tra quelle stanze, accanto a loro. Dopo la morte di Angelo, le due sorelle scelgono di vendere i loro gioielli e parte della collezione d’arte di Nedda, in un gesto di generosità e di distacco che è insieme dolore e consapevolezza: lasciare andare ciò che non possono più sostenere, permettendo ad altri di custodirlo.

Nel 2001, poco prima della sua morte, Gigina incontra Giulia Maria Crespi e decide di donare la villa al Fai, perché venga amata e protetta come lei e Nedda avevano fatto per tutta la vita. Il romanzo si chiude con una guida che accompagna i visitatori tra le stanze della villa, rispondendo alle domande con la leggerezza di chi conosce solo la superficie delle storie. Perché solo chi aveva vissuto tra quelle mura poteva sapere davvero ciò che era accaduto.

Il volume è un esordio sorprendente e colto. Lucia Cimini restituisce non solo la memoria di una famiglia e di una casa di singolare significato, ma anche un tratto profondo della nostra storia, intrecciando le luci del passato con le ombre della perdita, fino a quella malinconia che accompagna ogni cosa che, pur splendendo, è destinata a finire.

Finché tutto splende: il romanzo delle sorelle Necchi
di Lucia Cimini, 228 pp., 3 ill. b/n, Rizzoli, Milano 2025, € 20

Le sorelle Necchi

Beatrice Cumino, 10 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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