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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliLa ceramica come matrice formale, la couture come spazio di traduzione. Il debutto di Jonathan Anderson alla guida dell’haute couture di Christian Dior, presentato il 26 gennaio 2026 al Musée Rodin, si è costruito attorno a un riferimento preciso e dichiarato: l’opera ceramica di Magdalene Odundo, eletta a struttura di pensiero. Nata a Nairobi nel 1950 e attiva da decenni nel Regno Unito, Odundo è una delle figure centrali della ceramica contemporanea. I suoi vasi, realizzati a mano e rifiniti con superfici brunite e ossidazioni profonde, sono forme chiuse solo in apparenza: volumi che si dilatano, si assottigliano, respirano nello spazio. Il riferimento al corpo umano è evidente, ma mai letterale. Le opere di Odundo non rappresentano, esistono. Tengono insieme archeologia, memoria africana, tradizioni precolombiane e una rigorosa ricerca scultorea che ha trovato posto nelle collezioni del British Museum e del Metropolitan Museum of Art.
È questa grammatica della forma è il punto di partenza della collezione couture di Anderson. Le silhouette Dior si sviluppano per torsioni, curvature, restringimenti e aperture che rimandano direttamente ai profili dei vasi di Odundo. I tessuti non rivestono il corpo: lo modellano. La couture diventa una pratica affine alla scultura, fondata su equilibrio, peso, tensione interna, in un’idea di abito come volume autonomo, non subordinato al gesto decorativo. Il rapporto tra Anderson e Odundo non nasce per l’occasione. Già negli anni della direzione creativa di Loewe, Anderson aveva avviato un dialogo costante con l’artigianato artistico e con la ceramica in particolare, includendo Odundo in mostre e progetti espositivi legati al marchio. A Venezia, l’artista aveva partecipato alla Biennale Arte del 2022, inserendo il proprio lavoro in un contesto curatoriale che rifletteva su corpi, storie e geografie plurali. Un passaggio che ha contribuito a consolidarne la lettura non come autrice di ceramiche, ma come scultrice a pieno titolo. Alla sfilata Dior, le ceramiche di Odundo erano presenti come presenze fisiche, disseminate nello spazio del Musée Rodin, in dialogo con le modelle e con l’architettura. Il défilé si è trasformato in una biosfera dove moda, scultura e natura hanno condiviso tempo e sguardo.
© Magdalena Odundo, Biennale di Venezia, 2022
Per Dior non è una semplice collaborazione di immagine, ma un trasferimento di linguaggio. Dior utilizza la ceramica come strumento concettuale per ripensare la couture, mentre l’opera di Odundo entra in un circuito di visibilità ampliata senza perdere autonomia o complessità. La ceramica, pratica antica, lenta, corporea, diventa una chiave contemporanea per interrogare forma, lusso e produzione culturale. Nel debutto di Jonathan Anderson per l’haute couture di Christian Dior, presentato il 26 gennaio 2026 al Musée Rodin, l’opera di Magdalene Odundo ha agito dunque come principio generativo, come una grammatica della forma che precede il tessuto, il taglio, la decorazione. Le ceramiche di Odundo, oggetti chiusi ma mai conclusi, sono vasi costruiti a colombino, levigati fino a ottenere superfici dense, brunite, quasi epidermiche, in cui la luce scorre senza riflessi netti. La forma non è mai simmetrica, ma costantemente in bilico. Collo, ventre, base: ogni parte sembra rispondere a una logica interna di tensione e rilascio. È una scultura che non descrive il corpo, ma ne assume le leggi: gravità, equilibrio, verticalità, respiro. Un sistema di forze che Anderson trasferisce nella couture Dior. Gli abiti non citano i vasi di Odundo; ne replicano il comportamento. La linea Dior — storicamente legata alla vita segnata e alla struttura architettonica — viene qui riformulata come volume organico, autonomo, quasi autosufficiente. Un passaggio rilevante anche sul piano industriale e culturale. Anderson non utilizza l’arte per nobilitare la moda, ma per rimetterne in discussione il processo. La ceramica, medium lento per eccellenza, entra in un sistema della moda che già per definizione lavora fuori dalla serialità e ne rafforza il carattere sperimentale, spostando l’attenzione dal risultato al metodo. La ceramica di Magdalene Odundo, silenziosa e concentrata, agisce come un controcampo alla velocità dell’immagine contemporanea. La couture di Jonathan Anderson per Dior ne raccoglie la lezione: rallentare, concentrare, costruire.
@ Magdalene Odundo
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