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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliSono passati ormai tre decenni dal progetto «Villa dei Misteri», quando l’allora Soprintendenza Archeologica di Pompei conferì alla famiglia Mastroberardino l’incarico di ripristinare la viticoltura nell’antica città. Tanto lavoro, con lo studio sui metodi e sulle tecniche di viticoltura e vinificazione nell’antica Pompei, e un vino nato dalle viti coltivate nell'area archeologica: quelle bottiglie sono apprezzate dai collezionisti, il Rosso Pompeiano è un prodotto Igt con vitigni «indigeni», Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso, che reggono benissimo al passare del tempo, con tannini fini ed eleganti. L’impegno eccezionale da parte di Antonio Mastroberardino, il padre di Piero, diede i suoi frutti: l’edizione 2011, memorabile, venne prodotta in 1.700 bottiglie al prezzo di cento euro ognuna.
Nel tempo, il progetto di far nascere una vera e propria azienda vitivinicola nel Parco Archeologico di Pompei non era destinato a rimanere un sogno: con questo obiettivo, ecco una partenza registrata due anni fa, quindi a marzo dello scorso anno l’annuncio della prima fase dell’iniziativa, promuovendo un «ciclo produttivo completo, da realizzarsi all’interno dell’area»: la selezione avvenuta ha visto come protagonista il Gruppo Tenute Capaldo, e in particolare le due cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, «per l’attivazione di una forma speciale di partenariato per la gestione, valorizzazione dei vigneti all’interno del sito e la produzione di vino». Nel vigneto della Casa della Nave Europa, il direttore del Parco, Gabriel Zuchtrieghel, e il presidente di Feudi di San Gregorio, Antonio Capaldo, ne parlavano con cura e attenzione.
Ora tutto questo è realtà: martedì 3 febbraio il progetto di «eno-archeologia» sarà oggetto di una presentazione ufficiale a Roma, nel Ministero dell’Agricoltura a Roma, con il titolare del dicastero, Francesco Lollobrigida, il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, e i due «responsabili» sul campo, Zuchtriegel e Capaldo. Insieme, il Parco Archeologico di Pompei e la cantina Feudi di San Gregorio danno vita a un’azienda vitivinicola unica nel suo genere, con oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata nell’area archeologica. Un progetto dalle finalità culturali, innanzitutto, con al centro la storia del vino nella civiltà romana. Il partenariato sperimentale è nato dalla volontà del tedesco Zuchtriegel di «difendere un patrimonio naturale a rischio. Dobbiamo promuovere all’estero la nostra ricchezza in pericolo, visto l’abbandono delle campagne», ha sempre sostenuto, insieme ai privati, perché una «strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di chi ha competenze specifiche», come evidenziò presentando l’iniziativa. Ricordando che occorre «far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ripristinando le sue radici storiche». Particolare da sottolineare: Napoli il prossimo anno ospiterà la Louis Vuitton America’s Cup, un evento che permetterà di celebrare a livello mondiale il progetto culturale ed enologico di Pompei.
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