Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliVenti nuove opere di Michelangelo Buonarroti, finora sconosciute o di attribuzione incerta, sono state identificate grazie a una rivoluzionaria ricerca indipendente. Questa scoperta non solo arricchisce il catalogo del genio rinascimentale, ma riscrive anche la storia dell'arte, mettendo in discussione la narrazione di Giorgio Vasari secondo cui Michelangelo avrebbe distrutto gran parte dei suoi lavori prima della morte.
La studiosa romana Valentina Salerno, attraverso un meticoloso confronto di decine di documenti provenienti da archivi italiani e stranieri, ha ricostruito gli ultimi giorni di vita di Buonarroti. La sua ricerca rivela che, contrariamente a quanto tramandato dal biografo ufficiale Giorgio Vasari – che narrava di un Michelangelo intento a bruciare centinaia di opere nella sua casa romana di via Macel de’ Corvi – l'artista non distrusse il suo prezioso patrimonio. Lo affidò invece a un gruppo ristretto di allievi e amici con l'incarico di metterlo in salvo in un luogo segreto.
«Uno dei documenti ritrovati descrive l'esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni» spiega Salerno al «Messaggero», «che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura». Sebbene questa stanza, un vero e proprio «cubicolo», sia ormai vuota da oltre quattrocento anni, la sua scoperta è fondamentale per tracciare il percorso delle opere disperse.
Lo studio di Valentina Salerno, intitolato «Michelangelo gli ultimi giorni», ha ricevuto il sostegno dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Sacramento e del professore Michele Rak. L'importanza della ricerca è stata immediatamente riconosciuta dal cardinale arciprete della basilica di San Pietro, Mauro Gambetti, che ha promosso la creazione di un comitato scientifico di altissimo livello. Questo comitato include esperti di fama mondiale provenienti dai maggiori musei, come William Wallace della Washington University of Saint Louis, Hugo Chapman del British Museum, Barbara Jatta dei Musei Vaticani, Cristina Acidini dell’Accademia delle Arti di Firenze, Alessandro Checchi della Fondazione Buonarroti e Pietro Zander, storico della Fabbrica di San Pietro.
La validità delle attribuzioni di Salerno ha trovato una sorprendente conferma anche sul mercato dell'arte. L'asta del 5 febbraio da Christie's a Londra ha visto la vendita di un bozzetto del piede della Sibilla Libica per 27 milioni di dollari. Gli storici della casa d'aste, nel certificare l'autenticità dell'opera, hanno seguito una traccia di attribuzione che, seppur in modo indipendente, coincideva con le scoperte della ricercatrice. «Vedendo quell'asta ho avuto un tuffo al cuore» ha dichiarato Salerno, esprimendo la sua gioia per il riconoscimento del suo lavoro.
Ma la ricerca di Salerno non si ferma alla mera identificazione delle opere. Apre nuove prospettive sulla comprensione del testamento artistico di Michelangelo e sulla complessa rete di relazioni che lo legavano ai suoi collaboratori. La studiosa sottolinea l'importanza di ripartire dai suoi stretti collaboratori per risalire al «contratto di spoliazione di Blasio Betti», un documento chiave per comprendere il passaggio delle chiavi della stanza segreta e il destino del tesoro di Michelangelo.
Le opere in circolazione sono «di sicuro molte e per di più eterogenee» afferma Salerno, che si è concentrata principalmente su quelle conservate in chiese e musei, dove la documentazione è spesso più chiara. La ricercatrice riflette anche sulla «maledizione» che sembra aver accompagnato il tesoro perduto di Michelangelo, un destino che l'artista stesso cercò di evitare proteggendo le sue creazioni dalla «rapacità di potenti e collezionisti dell'epoca».
Questa straordinaria scoperta non solo arricchisce il catalogo di Michelangelo, ma offre anche una lezione sull'importanza della ricerca storica rigorosa e sull'etica nella valorizzazione del patrimonio culturale. Salerno auspica che le potenzialità, anche economiche, di questa vicenda possano seguire la via della chiarezza documentale, della scientificità dei dati e dell'etica, garantendo che il vero valore di queste opere sia riconosciuto e preservato per le generazioni future.
Altri articoli dell'autore
Fino al 7 aprile 2026 al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, la mostra di Webuild celebra il ruolo strategico delle grandi opere nello sviluppo economico, sociale e culturale del Paese, con un percorso immersivo e un Museo digitale permanente
Analisi dei primi tre capitoli di Murales, la serie di interventi sui silos della Metro C a Piazza Venezia, che riflette sul ruolo dell’infrastruttura quale luogo di mediazione tra lavoro, progetto e città, leggendo i processi di costruzione come forze attive della percezione e organizzazione dello spazio urbano
Fino al 28 settembre 2026, la mostra celebra il legame tra l’Impressionismo e la Normandia, concentrandosi sulla luce, i paesaggi e la percezione visiva che hanno guidato Monet, Renoir e Morisot. Attraverso 97 opere, cinque sezioni e tre installazioni immersive, l’esposizione evidenzia il rapporto tra osservazione diretta e innovazione pittorica
C’è uno sguardo che nasce dalla prossimità e rifiuta la visione d’insieme. Nella ricerca di Betty Salluce vedere significa avvicinarsi, procedere per parti, come il pipistrello che percepisce il mondo troppo da vicino per dominarlo. In «Punti di contatto - Restiamo in ascolto» il corpo entra nel paesaggio e il paesaggio si fa corpo: un’esperienza di empatia costruita sul contatto, sull’attenzione e su un’etica dello stare prossimi


