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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliDocumentare minuziosamente, con immagini ad altissima definizione e ricostruzioni in 3D, la Basilica Superiore e quella Inferiore di San Francesco ad Assisi, gli affreschi di maestri come Giotto, Cimabue, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, le architetture: un compito di notevole complessità che le tecnologie odierne rendono possibile. Lo affrontano il Sacro Convento e la società Haltadefinizione, specializzata nel digitalizzare opere d’arte, con il progetto in corso «Preserving Assisi».
Avviata nel 2025 per concludersi entro questo 2026, anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di Francesco, la digitalizzazione integrale della Basilica scaturisce dalla «tech company» Haltadefinizione del Gruppo Panini cultura e dalla Custodia generale del Sacro Convento di San Francesco dei frati minori conventuali che si sono appositamente associate per questo lavoro. Il patrocinio è del Comitato nazionale per le celebrazioni di San Francesco e della Regione Umbria, collabora l’università di Firenze.
Dopo il terremoto del 1997 che danneggiò la Basilica e uccise quattro persone nella Chiesa Superiore, per restaurare le superfici danneggiate e ricomporre gli affreschi caduti in pezzi i restauratori fecero ricorso alle foto di alta qualità realizzate dall’editore Franco Cosimo Panini durante una campagna per la collana «Mirabilia Italiae».
«Una parte del lavoro era già stato fatto nel ’97 dalla casa editrice, poi nel 2009 Haltadefinizione aveva digitalizzato il Ciclo di san Francesco di Giotto, ricorda l’amministratore delegato della società Luca Ponzio. Nel 2025 abbiamo avviato la digitalizzazione integrale che comprende tutti gli affreschi della Basilica Superiore e di quella Inferiore, di tutte le cappelle». I tecnici hanno fatto foto e video a 360 gradi degli interni e degli esterni da punti diversi, modelli in 3D, foto gigapixel. Come primo passo «con l’aiuto del Sacro Convento e del capo restauratore Sergio Fusetti abbiamo deciso quali parti fosse necessario digitalizzare con le nuove tecnologie. Tutti questi dati verranno uniti a quelli già acquisiti e i materiali digitalizzati verranno inseriti in un grande “repository”».
Campagna di digitalizzazione della Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi a cura di Haltadefinizione. Foto: Haltadefinizione
Campagna di digitalizzazione della Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi a cura di Haltadefinizione. Foto: Haltadefinizione
Quindi chi vorrà studiare la Basilica potrà ricorrere a un contenitore unico? «Un output del progetto è un portale che renderà i contenuti liberamente disponibili e accessibili, specifica Ponzio: chiunque da qualunque parte del mondo avrà la possibilità di esplorare gli affreschi, i beni o gli oggetti che troverà all’interno». Quel portale potrà reggere anche le immagini ad altissima definizione, che sono molto pesanti? «Il nostro sistema è fatto apposta per supportarle. Sono immagini enormi che diventano liberamente esplorabili in tempo reale. Anche i dati della Basilica saranno disponibili nella loro massima qualità». Tempi? «L’obiettivo è avere online il portale entro la fine dell’anno». Quanto costa? «Centinaia di migliaia di euro che finanziamo noi perché San Francesco è uno di quei monumenti che fanno parte della nostra mission: siamo anche alla ricerca di sponsor e il progetto comprenderà un documentario», conclude Ponzio.
Digitalizzare a questo livello le immagini della Basilica ha anche un riflesso culturale e spirituale? Il Custode del Sacro convento fra Marco Moroni risponde così: «Gli affreschi sono una testimonianza della spiritualità francescana, non solo dell’arte, ci dicono come Francesco era interpretato dalla comunità di allora, sono un’occasione per farlo conoscere. Il fatto che tante persone impossibilitate a venire ad Assisi potranno godere di riproduzioni così fedeli può diventare un ulteriore strumento di evangelizzazione e di proposta spirituale». Forse anche per riflettere sulla pace e sulle guerre attuali? «Senza dubbio è uno degli elementi particolarmente significativi per la situazione odierna, ma non è l’unico. Dagli affreschi traspaiono altri contenuti francescani come l’attenzione e la cura del creato, la cura dell’altro, la fraternità, la relazione con Dio, sempre attuali perché sono elementi del Vangelo e il Vangelo è sempre attuale».
Se dopo il terremoto del 1997 le immagini d’alta qualità dell’editore Panini si dimostrarono «fondamentali, riflette ancora il Custode, gli strumenti digitali con l’intelligenza artificiale oggi forse ci possono permettere addirittura di ricomporre frammenti che potrebbero ritrovare la loro collocazione in modo virtuale, perché fotografati e poi ricomposti, e chissà se anche dal punto di vista fisico». Si riferisce al progetto in corso per ricostruire la vela di San Matteo di Cimabue tramite l’intelligenza artificiale? «Sì. È stato molto caldeggiato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, non è nelle nostre mani e tutto può essere utile. Oggi forse una ricostruzione virtuale è ancor più utile perché lasciare la situazione così potrebbe testimoniare che il terremoto è avvenuto, fa parte della storia, non è da negare, ma vedremo come vanno le cose».
La Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi dopo il terremoto del 1997. Foto: Ghigo Roli
Restauro degli affreschi della Basilica di San Francesco ad Assisi dopo il terremoto del 1997. Foto: Ghigo Roli
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