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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliPer chi vive a Stromboli, uno tra i vulcani più attivi al mondo, l’incertezza è una condizione quotidiana. Osservato ininterrottamente dagli strumenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Iddu, come lo chiamano gli isolani, lascia ogni giorno tracce di attività registrate per comprendere e anticiparne l’evoluzione. Eppure, anche dove il monitoraggio scientifico raggiunge il suo massimo livello, il margine dell’imprevedibile non può cessare di esistere. Nasce da questa considerazione la seconda edizione di «Vulcana. Sublimation», la rassegna di arti visive, performance, musica e incontri fondata da Manuela Morandi, in programma sull’isola dal 17 al 19 luglio, curata da Niccolò Gravina e Cornelia Mattiacci, in collaborazione con l’American Academy in Rome. Il festival si misura dunque con la crescente fiducia riposta nei sistemi di previsione. Algoritmi, modelli statistici e strumenti di calcolo promettono di ridurre l’incertezza, ma finiscono spesso per produrre nuove forme di semplificazione, escludendo ciò che sfugge alla regola: anomalie, eccezioni, comportamenti irrazionali. Il progetto curatoriale parte da questa tensione, per mettere in relazione ricerca scientifica, arti visive e pratiche performative attraverso il concetto di sublimazione, inteso sia come fenomeno fisico legato all’attività vulcanica sia come trasformazione simbolica delle paure contemporanee. Non è un caso che il dialogo con la scienza sia costruito direttamente sul territorio. L’INGV, che studia e monitora costantemente Stromboli, partecipa al progetto: il programma si apre il 16 luglio con una conversazione tra i curatori e il geofisico Mario Mattia, che analizza le premesse concettuali della rassegna. La collaborazione con l’istituto scientifico è uno degli elementi che consentono al festival di mettere in relazione osservazione del territorio e produzione artistica. L’idea di sublimazione attraversa l’intero progetto. Nel linguaggio della geologia richiama il comportamento di magma e gas che, durante l’attività vulcanica, si espandono trasformandosi in materiali sempre più dispersi e disordinati. I curatori trasferiscono questo processo sul piano culturale, proponendo una riflessione sul limite stesso di ogni pretesa di controllo assoluto. La previsione non può infatti eliminare il rischio, può piuttosto trasformarlo in un dispositivo attraverso cui vengono governate aspettative, paure e comportamenti collettivi. L’arte viene chiamata a intervenire in questo spazio, mostrando ciò che i modelli predittivi lasciano fuori: ambiguità, desiderio, immaginazione, contraddizioni. Ogni progetto nasce da una residenza sull’isola e si confronta con luoghi precisi, trasformando Stromboli in un laboratorio diffuso. L’Osservatorio, la Grotta di Eolo, Piscità, abitazioni private, il porto di Scari e l’anfiteatro La Sirenetta diventano altrettanti dispositivi narrativi ove il paesaggio vulcanico determina struttura, tempi e significato delle opere
Tra gli interventi più articolati la nuova performance di Ivan Cheng, costruita a partire dalla tragedia incompiuta La morte di Empedocle di Hölderlin. Il filosofo greco, incapace di conciliare spirito e natura, sceglie di gettarsi nell’Etna per raggiungere l’assoluto: un’immagine che Cheng rilegge articolando l’azione in due tempi distinti. Il primo atto si svolge al tramonto nei pressi delle aree sommitali del vulcano; il secondo, la mattina successiva, conduce il pubblico fino alla Grotta di Eolo, presso la scogliera di Piscità. I partecipanti sono guidati da un’audioguida che lavora sulle aspettative dello spettatore, evocando tanto la critica istituzionale di Andrea Fraser quanto meccanismi contemporanei di organizzazione e controllo. Il risultato è una riflessione sul confine instabile tra stupore, costruzione narrativa e fiducia nelle procedure.
Il rapporto tra tempo umano e tempo geologico attraversa invece il progetto di Liz Glynn, sviluppato in collaborazione con l’American Academy in Rome. L’artista, nota per installazioni e performance dedicate ai sistemi di valore, alle copie, alla memoria monumentale e alle controversie sul patrimonio culturale, realizza un intervento che mette in dialogo eruzioni, incendi, sedimentazioni e percezione del tempo. Il fuoco e l’acqua diventano forze opposte che modellano il paesaggio, mentre l’entropia e la sublimazione vengono osservate come fenomeni fisici prima ancora che metafore culturali. Stromboli, dove l’attività vulcanica ha cancellato e ricoperto più volte le tracce dell’insediamento umano, offre il terreno ideale per questa riflessione sulla visibilità e sull’assenza.
e Nakouzi De Monte & Andrea Parenti di Tableaux of fifteen figures, 2025
Anche la danza entra nel progetto, con la Compagnia Mòra, fondata da Claudia Castellucci, che presenta Verso la Specie, una ricerca delle matrici più antiche del movimento nella natura animale, vegetale e minerale. La metrica della poesia greca arcaica incontra la deambulazione del cavallo, mentre il mito di Teodorico, destinato secondo la tradizione medievale a precipitare nel vulcano, riaffiora come immagine del rapporto tra corpo, destino e paesaggio. In questo caso la previsione lascia spazio al gesto ripetuto, alla memoria fisica e a un ritmo che precede ogni forma di razionalizzazione. Il tema del controllo assume una dimensione politica nell’installazione Costume Party, realizzata dal duo italo-libanese Désirée Nakouzi De Monte e Andrea Parenti sotto la sigla Collezione Nancy Delroi. L’opera combina tableaux scultorei e un nuovo film girato sull’isola con la partecipazione degli abitanti, costruendo una narrazione che intreccia noir psicologico, cinema in costume e documentazione teatrale. L’ispirazione dichiarata è Salon Kitty di Tinto Brass, dove un bordello viene trasformato in centro di spionaggio. Anche qui ciò che appare intrattenimento rivela progressivamente una macchina di registrazione, sorveglianza e ricatto, nella quale il desiderio diventa uno strumento di potere. Un’altra forma di monitoraggio emerge nel progetto di Marco Pio Mucci, che immagina uno spazio simile a un centro di osservazione UFO. Pittura, disegno e interviste a esperti convivono all’interno di un ambiente progettato per rilevare ciò che sfugge ai sistemi statistici. Gli oggetti volanti non identificati diventano la metafora di tutto ciò che eccede gli algoritmi, mentre il gesto pittorico introduce una componente di disordine che interrompe la rigidità degli schermi e dei grafici. Il centro di controllo smette così di produrre previsioni e si trasforma in un luogo dedicato alle paure collettive e alle loro conseguenze sociali. La riflessione si estende poi alla dimensione conviviale. Forniture Pallotta, formato da Alessandra Pallotta e Sara Francesca Ferroni, concepisce un progetto culinario che comprende preparazione del cibo, allestimento dello spazio, arredi, costumi e coinvolgimento di personale locale. La residenza sull’isola alimenta una ricerca che prende spunto dagli umbrella hat brevettati alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti e li trasforma in dispositivi conviviali collegati alla memoria dell’ergotismo nelle Eolie. Sul piano fisico il lavoro introduce anche un cortocircuito con il paesaggio vulcanico: contenitori di azoto liquido congelano istantaneamente gelati salati, contrapponendo il freddo estremo al calore del magma e costruendo una sorta di sublimazione inversa. Il programma cinematografico prosegue questa indagine sulle trasformazioni del trauma. I cortometraggi di Caroline Poggi e Jonathan Vinel affrontano il rapporto tra distruzione e rigenerazione: nel primo il fuoco diventa un gesto radicale che nasce dalla rabbia ecologica; nel secondo il disagio contemporaneo viene trasfigurato attraverso animazione digitale e figure zoomorfe. Le immagini non descrivono semplicemente una crisi, ma cercano forme estetiche capaci di trasformarla. Alla riflessione sull’intelligenza artificiale è dedicato Spielraum di Dana Dawud, dove il film viene concepito come archivio attraversato da modelli linguistici, memoria e processi di compressione dei dati. L’opera mette in relazione il funzionamento dell’IA con una forma di oblio selettivo, suggerendo come la riduzione dell’informazione finisca per produrre nuove perdite di contesto e di memoria. Anche qui il termine “sublimazione” assume un significato diverso, associato a una condensazione fredda del linguaggio e dell’esperienza. Le giornate del festival sono scandite da performance, installazioni visitabili, proiezioni, interventi musicali e momenti conviviali distribuiti tra il 17 e il 19 luglio. Oltre agli artisti coinvolti, il programma comprende gli interventi sonori di Arch Stanton, MATTA, Fabrizio Vatieri, Vittoria Totale e ti es, mentre la dimensione musicale dialoga costantemente con quella performativa e cinematografica. Alla sua seconda edizione, dopo il debutto del 2025 curato da Luca Lo Pinto, il festival costruisce un rapporto diretto con la comunità, con il lavoro scientifico svolto sull’isola e con una produzione artistica sviluppata in residenza, facendo del vulcano un interlocutore reale.
Ingrid Bergman in Stromboli (Terra di Dio) , film di Roberto Rossellini, 1950
Rosalba Cignetti
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