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Lucia Argentesi
Leggi i suoi articoliLa Street Art è ormai parte del panorama delle nostre città. Da tempo abbiamo smesso di volgere uno sguardo di prevenuta riprovazione nei confronti di murales, simboli, disegni realizzati su palazzi, per interrogarci più sulla loro maggiore o minore valenza artistica che sulla legittimità della loro presenza. Nonostante l’iniziale avversione nei suoi confronti, l’arte di strada ha nel tempo acquisito nuove tecniche figurative e maggior considerazione, non più soltanto «segni», «graffi» sui muri, ma vere e proprie opere d’arte. Sono andate facendosi strada forme di Street Art autorizzata e regolamentata, anche se l’attività degli street artists rimane intrinsecamente clandestina e la sua realizzazione potenzialmente punibile ai sensi degli artt. 639 e 635 del Codice penale («danneggiamento» e «deturpamento e imbrattamento di cose altrui»), a seconda che l’intervento arrechi o meno un danno permanente al bene su cui l’artista è intervenuto, e dell’art. 518 duodecies del medesimo Codice per il caso in cui le fattispecie di cui sopra vengano messe in atto con riferimento a beni culturali e paesaggistici (come definiti dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio). A completamento e inasprimento del quadro normativo sanzionatorio dei reati contro i beni culturali e paesaggistici, è intervenuta anche la legge n. 6 del 22 gennaio 2024, nota anche come Legge ecovandali, con l’introduzione di sanzioni più severe e procedure accelerate per i reati di danneggiamento, dispersione, deterioramento, imbrattamento, deturpamento e uso illecito dei beni culturali o paesaggistici.
Il «caso» Roma. Appare evidente come a Roma, la città eterna per antonomasia, con i suoi siti archeologici, l’arte e i monumenti dell’età classica (come il Colosseo, il Pantheon), capolavori rinascimentali e barocchi, graffiti o Street Art non possano essere facilmente tollerati. È per questo che qui trovano applicazione anche le specifiche ordinanze locali adottate dal Comune e il Regolamento di Polizia Urbana, entrambi volti a mantenere il decoro urbano e a ripristinare con operazioni di pulizia rapide lo stato dei luoghi colpiti. La Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma svolge poi un ruolo cruciale nella valutazione dei danni e nella supervisione dei necessari restauri a seguito degli interventi. Tuttavia, specie negli ultimi due decenni, anche a Roma si è incominciato a valorizzare il segno estetico che la Street Art può dare in contesti architettonici moderni, popolari, non tutelati, spesso periferici, realizzando validi esperimenti di Street Art «autorizzata», in cooperazione tra pubblico e privato, tra i quali vale la pena segnalare due significativi casi.
Tor Marancia. Un complesso di proprietà dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale pubblica del Comune di Roma (Ater) è stato trasformato in un museo a cielo aperto con grandi murales di street artist internazionali e italiani grazie al progetto del curatore d’arte Stefano Antonelli. Il progetto, realizzato nel 2015 e finanziato da 999Contemporary, Fondazione Roma e Comune di Roma, nel 2016 ha rappresentato l’Italia alla 15ma Biennale di Architettura «Taking Care, Progettare per il Bene Comune». Il museo continua a essere gestito dall’associazione Museo Condominiale di Tor Marancia, che ne tutela le opere in base a un protocollo d’intesa sottoscritto con Ater.
Sicuramente di grande impatto per la città anche le iniziative dell’associazione Tevereterno, fondata nel 2004 dall’artista americana Kristin Jones, che ha lo scopo di portare nel tratto compreso tra ponte Sisto e ponte Mazzini (denominato «Piazza Tevere») artisti internazionali e non, diffondendo l’immagine di Roma e del suo fiume nel mondo, e dove, nel 2016 (a conclusione di un complesso iter autorizzativo da parte delle autorità pubbliche competenti tra le quali Roma Capitale e la Sovrintendenza Capitolina) ha preso vita l’opera di William Kentridge, con un’operazione di «reverse graffiti», ottenuta cioè pulendo il travertino su cui l’opera dell’artista sudafricano di fama internazionale è stata realizzata, destinata, a sua volta, a sparire col tempo, e illustrativa dei «Triumph and Laments» (fatti storici che hanno segnato la storia millenaria di Roma in cui, afferma Kentridge, «la gloria e la vergogna si mostrano insieme, nello stesso momento» e raccontano «il cuore di disastro che pulsa in ogni momento di trionfo» poiché «nel trionfo di qualcuno si annida sempre il disastro di qualcun altro»). Il caso di Roma riflette la complessità del rapporto tra la sua storia millenaria, a cui non sono affatto estranei graffiti e scritte murali di epoca antichissima, e le nuove forme di espressione artistica urbana, ragione per cui. nonostante un quadro giuridico severo contro il deturpamento non autorizzato, emerge un crescente riconoscimento del potenziale della Street Art per il rinnovamento urbano e l’espressione culturale. La Città eterna sta gradualmente integrando nuove forme artistiche nelle sue antiche mura. Il futuro della Street Art a Roma sarà un costante dialogo tra legge, storia, e comunità nell’auspicio che questo dialogo riesca comunque a garantire l’espressione di un’arte libera e per questo sentita e autentica.