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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliL’orologio NOT FOR YOU, presentato ad Art Genève da Louis Erard insieme a Monica Bonvicini, funziona come dispositivo di attrito, introducendo nel territorio dell’orologeria meccanica, un linguaggio apertamente estraneo, persino ostile. La scritta specchiata sul quadrante nero, Not for you, non vuole essere capita, né accolta. È una frase che respinge. Monica Bonvicini la utilizza da anni come elemento scultoreo e installativo, legandola a una riflessione su potere, accesso, controllo e appropriazione: chi è incluso e chi resta fuori, chi guarda e chi viene guardato. Trasportata su un orologio, la frase non perde forza, ma cambia contesto e diventa più ambigua. L’orologio è volutamente sobrio, quasi anonimo se isolato dal testo: cassa in acciaio da 39 mm, movimento automatico svizzero, quadrante nero con lavorazione guilloché. Nulla che cerchi lo stupore. La scelta è significativa. Louis Erard non costruisce una cornice spettacolare attorno all’artista, ma le lascia spazio in un oggetto che appartiene a una tradizione di precisione, misura, controllo del tempo. Un orologio è per definizione uno strumento di dominio: organizza il tempo, lo rende leggibile, lo disciplina. La frase not for you, incisa e riflessa, introduce invece una zona di negazione. Non indica, non spiega, non invita. Si limita a escludere. E lo fa rivolgendosi direttamente a chi indossa l’oggetto, trasformando il gesto privato dI guardare l’ora nel confronto continuo con un rifiuto. Non c’è ironia, né provocazione facile. Bonvicini non «firma» un prodotto: innesta una logica concettuale in un ambito che, negli ultimi anni, ha spesso cercato nell’arte una legittimazione estetica o simbolica. Ma l’orologio non promette status, non celebra il collezionista, non costruisce un racconto aspirazionale. Al contrario, mette in crisi l’idea stessa di possesso: se non è «per te», perché lo stai indossando? Anche il contesto di presentazione non è neutro. Art Genève è una fiera che lavora su un equilibrio sottile tra mercato e ricerca, tra istituzionale e indipendente. Inserire un oggetto come questo in quel contesto significa rifiutare tanto la retorica del lusso quanto quella dell’arte come pura provocazione. L’orologio resta un oggetto funzionale, venduto, numerato, collezionabile. Ma il messaggio che porta con sé non si lascia addomesticare.
La tiratura limitata, 178 esemplari, e il prezzo di 3.900 franchi svizzeri, relativamente accessibile rispetto agli standard dell’orologeria di alta gamma non spostano il discorso sull’esclusività economica. La soglia che Bonvicini traccia è simbolica, culturale, relazionale. Una linea che non distingue tra chi può permettersi l’oggetto e chi no, ma tra chi accetta di convivere con un messaggio che non lo rassicura e chi cerca, nell’arte come nel design, una conferma di sé e del suo status. NOT FOR YOU traduce un lessico critico in un oggetto d’uso quotidiano, senza semplificarlo. NOT FOR YOU è il nuovo capitolo di una lunga serie di collaborazioni che Louis Erard porta avanti da anni con artisti, designer e figure ibride tra arte e orologeria, spesso costruite come esercizi di traduzione formale: dall’astrazione pittorica di Olivier Mosset alla leggerezza ironica di Sylvie Fleury, fino alle collaborazioni più narrative e giocose con Alain Silberstein o Konstantin Chaykin. In quasi tutti i casi il contributo artistico interveniva però sulla forma dell’orologio — colori, segni, complicazioni, citazioni visive — lasciando intatta la funzione simbolica del segnatempo come oggetto desiderabile. L’edizione con Bonvicini segna invece, per la prima volta, uno scarto netto, con un linguaggio che mette l’oggetto in discussione, quasi un bug nel sistema e un test sulla sua tenuta.
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