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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliNegli spazi milanesi di Wizard Gallery, la mostra «Cartoline d’Italia» segna un nuovo capitolo nella ricerca del cubano Diango Hernández, articolandosi come un viaggio sottile tra memoria, immaginazione e costruzione del paesaggio. L’esposizione riunisce una selezione di opere su carta della serie Piscine Olaiste e introduce la scultura MARBA, aprendo il lavoro dell’artista a una dimensione tridimensionale che ne amplifica le tensioni concettuali. Del resto, le piscine di Hernández non sono mai semplici architetture. Si configurano piuttosto come spazi mentali, dispositivi sospesi tra realtà e proiezione. «Mi affascinano le piscine perché sono, prima di tutto, luoghi immaginati – afferma l’artista –. Non le vedo come semplici strutture funzionali, ma come modelli di un desiderio: spazi sospesi tra memoria, proiezione e fantasia». In queste immagini, la geometria si piega, si dilata, si frammenta, generando ambienti che sembrano appartenere tanto alla storia dell’arte quanto a un territorio interiore.
«Una piscina è sempre una promessa di piacere, di fuga, di bellezza, ma anche qualcosa di profondamente artificiale, costruito, quasi irreale». Il riferimento all’Italia, evocato già nel titolo, non si traduce in una descrizione diretta del paesaggio, ma in una sua rielaborazione emotiva. Hernández racconta un legame intimo con il Paese: «Il mio rapporto con l’Italia è profondo e stratificato, ma anche molto personale». Il ricordo degli anni trascorsi a Trento dopo aver lasciato Cuba diventa un punto di origine: «È stato il mio primo contatto diretto con l’Europa, un momento di passaggio fondamentale nella mia vita e nella mia formazione». Da qui nasce una riflessione più ampia sull’identità visiva italiana: «È un Paese che ha costruito, forse come nessun altro, un immaginario in cui arte, architettura e paesaggio convivono in modo naturale, quasi inevitabile». Nelle Piscine Olaiste, questa eredità affiora come eco, come stratificazione culturale che si traduce in immagini nuove. «Non si tratta di citazione diretta, ma di una sorta di risonanza – spiega – come se queste piscine fossero sempre esistite lì, come frammenti di un’Italia immaginata, mentale, filtrata attraverso la memoria e il desiderio». Il risultato è un paesaggio instabile, dove natura e costruzione si compenetrano secondo un principio di armonia continuamente messo in discussione.
A completare il percorso espositivo è MARBA, una sedia in bronzo con placcatura in nichel che segna un momento di svolta. «La scultura aggiunge una dimensione di realtà, ma anche di resistenza – osserva Hernández –. Se nella pittura tutto può rimanere sospeso, fluido, immaginato, nella scultura le idee devono confrontarsi con il peso, con la materia, con la gravità». In questo passaggio, l’immagine si condensa e si fa sostanza: «Mi interessa proprio questo passaggio: quando un’immagine, una visione, diventa oggetto». La materia introduce nuove variabili, imponendo una relazione più diretta con il processo: «I materiali, soprattutto il metallo, hanno una loro volontà, una loro memoria». È proprio in questa tensione che la ricerca si espande, mantenendo intatto il proprio nucleo poetico: «Lavorare con essi significa accettare una negoziazione continua». «Cartoline d’Italia» si presenta dunque come un invito ad attraversare uno spazio che non è mai dato, ma sempre costruito, un luogo in cui l’esperienza estetica coincide con la possibilità di abitare, anche solo per un istante, una forma di immaginazione.