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Venosa, Piano di Camera. La via Appia punta ad est, verso la Puglia

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Venosa, Piano di Camera. La via Appia punta ad est, verso la Puglia

Al Casale di Santa Maria Nova l’Appia nascosta si racconta in 38 scatti

La mostra fotografica «I paesaggi dell’Appia tra Melfi e Venosa» esplora i luoghi e le testimonianze storiche meno note di un segmento meridionale della Regina Viarum

Samantha De Martin

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Il vento sferza i vigneti dell’Aglianico del Vulture, mentre l’obiettivo indugia sui mosaici del Parco archeologico di Venosa, tra i dettagli del Sarcofago di Rapolla, edifici ottocenteschi e masserie, ponti, tralicci, pale eoliche, a intrecciare l’archeologia con il nuovo che avanza. Fino al 31 maggio il Casale di Santa Maria Nova, in via Appia antica 251, a Roma, ospita la seconda tappa della mostra fotografica «I paesaggi dell’Appia tra Melfi e Venosa», un progetto dedicato al ruolo della strada, elevata dal poeta latino Stazio a «Regina Viarum», nel territorio del Vulture, dall’età romana a oggi. Promossa dai Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa e dal Parco Archeologico dell’Appia Antica, curata da Tommaso Serafini, Simone Quilici, Erminia Lapadula e Daniele Biffino, la mostra, piccola ma ben allestita, è parte delle attività di valorizzazione e promozione dei paesaggi storici legati alla «Via Appia. Regina Viarum». Le 38 immagini in bianco e nero realizzate da undici fotografi e fotografe non professionisti riguardano il tratto che attraversa il nord della Basilicata, tra la valle dell’Ofanto, il versante nord del Vulture e la valle del Basentello, tra i territori di Melfi, Rapolla e Venosa.

Il percorso allestito nel Casale di Santa Maria Nova, dopo una prima tappa alle Scuderie del Castello di Melfi, è suddiviso in tre sezioni. Le prime undici fotografie raccontano il percorso dell’antica via, dal passaggio sull’Ofanto a Ponte Santa Venere fino al Piano di Camera (a est di Venosa), passando per le tracce del basolato originario fino ai resti del Ponte dell’Arcidiaconata e della tagliata del vallone Sanzanello. Otto scatti colgono invece alcuni dettagli dell'Appia romana dal III secolo a.C. al IV-V d.C. C’è il celebre Sarcofago di Rapolla, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Melfi, e c’è Venosa, la colonia romana fondata nel 291 a.C., il cui assetto urbanistico è ancora visibile nel Parco Archeologico dominato dalla monumentale Incompiuta. Nelle restanti fotografie emerge il paesaggio nei territori di Melfi, Rapolla e Venosa, elemento che, come sottolinea Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo, già direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, «rappresenta il vero valore dell’Appia, sintesi della fusione armoniosa tra natura e archeologia».

«Essere un sito Unesco esige collaborazione, ha detto Luana Toniolo, direttrice delegata del Parco Archeologico dell’Appia Antica, e questa mostra è un esempio tangibile di quelle attività di valorizzazione dell’intero tracciato dell’Appia da Roma a Brindisi, che sono tra i compiti principali di questo Istituto e che si esplicano raccordando le varie comunità e istituzioni locali in una gestione attiva e partecipata. Questo è solo un primo tassello che ci porterà a raccontare questa via, mezzo di trasmissione di idee, uomini e merci».

L’iniziativa, che il Direttore Generale Musei Massimo Osanna ha definito «espressione concreta della virtuosa collaborazione tra due Istituti del Ministero della Cultura lungo il tracciato della via Appia», è stata realizzata in collaborazione con il Circolo fotografico «Controluce» di Statte (affiliato Fiaf-Ets) e l’Archeoclub di Melfi, con il patrocinio dei Comuni di Melfi e di Statte.

Venosa, Piano di Camera

Samantha De Martin, 07 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Al Casale di Santa Maria Nova l’Appia nascosta si racconta in 38 scatti | Samantha De Martin

Al Casale di Santa Maria Nova l’Appia nascosta si racconta in 38 scatti | Samantha De Martin