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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoli«Quando finalmente giunse a Roma, meta da lui tante volte sognata [...] non perdette il proprio tempo a bere o a far baldoria in compagnia di altri nederlandesi, ma si dedicò a copiare molte cose, come i pezzi antichi, le opere di Michelangelo, gli ornamenti e ogni sorta d’anticaglie leggiadre, abbondantemente sparse per la città, vera e propria Accademia dei Pittori». Sono alcune curiosità relative al soggiorno romano del pittore e incisore olandese Maarten van Heemskerck, che ci giungono dal biografo e poeta fiammingo Karel van Mander attraverso il suo Schilder-boek del 1604. Nonostante il pittore «timido, pauroso e facilmente impressionabile» abbia trascorso buona parte della propria vita senza spostarsi da Haarlem, nella primavera del 1532 raggiunse Roma, dove si trattenne fino al 1536, dedicandosi anima e corpo allo studio dell’arte e dell’architettura antica e moderna.
A oltre 200 disegni distribuiti su 117 fogli del suo taccuino l’artista consegna la Roma di 500 anni fa, con i templi, le rovine, i complessi termali e il Colosseo, ma anche il cantiere della nuova Basilica di San Pietro, le vedute, le sculture classiche (poche le figure umane, ridotte per lo più a escursionisti e osservatori solitari). Oggi una selezione di questo straordinario archivio visivo, custodito presso il Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino, la più grande collezione di arti grafiche della Germania e una delle quattro più importanti al mondo, torna per la prima volta a Roma, città nella quale era stato realizzato, dopo cinque secoli. L’occasione è la mostra «Maarten van Heemskerck e il fascino di Roma: percorsi visivi della Città Eterna», allestita dal 3 marzo al 7 giugno nelle sale dell’Istituto Centrale per la Grafica nella sede di Palazzo Poli a Roma. Il progetto, a cura di Tatjana Bartsch, Rita Bernini e Giorgio Marini, con la collaborazione di Julia Cosima Hagge ed Eleonora Magli, è realizzato con il supporto scientifico del Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino e della Bibliotheca Hertziana-Istituto Max Planck per la storia dell’arte.
A ripercorrere il fascino della città eterna al tempo di Maarten van Heemskerck è un itinerario tra 140 lavori (disegni, stampe e matrici, 20 fotografie antiche e sei contemporanee) che mettono in dialogo l’esperienza del viaggio, la pratica del disegno e la costruzione dell’immaginario della città eterna. In particolare, 32 fogli provenienti dal taccuino dell’artista, recentemente restaurato dal Kupferstichkabinett di Berlino, sono esposti per la prima volta. Come anche l’inedito «Paesaggio con rovine», forse una veduta dei Castelli romani con il Monte Cavo sullo sfondo, attribuita a van Heemskerck solo di recente. «Maarten van Heemskerck, uno dei più importanti artisti olandesi del Cinquecento, spiega una delle curatrici, Tatjana Bartsch, è stato reso famoso proprio attraverso i suoi disegni relativi al soggiorno romano, a lungo trattati come fonti, fotografie di una realtà passata».
Alcuni disegni, esempi moderni di rappresentazione sistematica della città, restituiscono una Roma scomparsa, come i ruderi del Settizonio di Severo, demolito tra il 1588 e il 1589. Arricchiscono il percorso le guide cinquecentesche e le fotografie storiche della Bibliotheca Hertziana-Istituto Max Planck, e ancora gli album di taccuini, utili ad annotare e ordinare dettagli e monumenti. Un nucleo di oltre 60 opere delle collezioni dell’Istituto Centrale per la Grafica dialoga con i lavori di Maarten van Heemskerck. Disegni, stampe, matrici calcografiche e fotografie d’archivio permettono di attraversare epoche e linguaggi: dalla veduta del Foro Romano, con l’Arco di Settimio Severo in parte interrato e coperto di vegetazione, come doveva presentarsi nel 1621 agli occhi di Étienne Dupérac, alle incisioni di Hieronymus Cock.
A conclusione dell’itinerario, un montaggio di sequenze cinematografiche italiane e internazionali dedicate al centro storico della città eterna eleva Roma a uno dei grandi laboratori visivi della modernità. L’esposizione, che segna l’inizio della direzione di Fabio De Chirico, inaugura una nuova stagione per l’Istituto Centrale per la Grafica che sarà incentrata, come ha ribadito il direttore, sulla «valorizzazione delle collezioni come patrimonio vivo, capace di generare nuove prospettive di studio e di visione, sul rilancio della ricerca, sul rafforzamento del dialogo con le principali istituzioni internazionali, con l’obiettivo di rendere l’Istituto un luogo aperto alla città e non solo agli studiosi e agli esperti».
Maarten van Heemskerck, «Quattro capitelli e un fusto di colonna interrati», post 23 maggio 1532, Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett. © Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett (Dietmar Katz)
Maarten van Heemskerck, «Statue antiche dal Palazzo dei Conservatori», post 23 maggio 1532, Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett. © Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett (Dietmar Katz)