IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Arte
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Economia
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Venezia e in Veneto
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vademecum Picasso Morandi Parmiggiani
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Arte
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell’Economia
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Venezia e in Veneto
IL NUMERO DI MAGGIO 2026 in edicola
In allegato:
Vademecum Picasso Morandi ParmiggianiVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Da Monica De Cardenas la pittura torna a interrogare la figura umana senza rassicurazioni. La mostra collettiva «The Human Stain» riunisce otto artisti internazionali e riflette su identità, memoria e immagini in trasformazione.
- Redazione GdA
- 22 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessandro Pessoli, «Colombina», 2023.
Otto ottimi pittori indagano il corpo da Monica De Cardenas
Da Monica De Cardenas la pittura torna a interrogare la figura umana senza rassicurazioni. La mostra collettiva «The Human Stain» riunisce otto artisti internazionali e riflette su identità, memoria e immagini in trasformazione.
- Redazione GdA
- 22 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliDa Monica De Cardenas la pittura torna a interrogare la figura umana senza cercare rassicurazioni. Si intitola «The Human Stain» la nuova collettiva inaugurata il 14 maggio, e visitabile fino al 30 luglio, negli spazi milanesi della galleria, un progetto che prende in prestito il titolo dal romanzo di Philip Roth per costruire una riflessione sull’identità, sulla memoria e su tutto ciò che nell’immagine rimane irrisolto. La mostra riunisce otto artisti appartenenti a generazioni e percorsi differenti, ma accomunati da un uso della pittura come terreno instabile, dove la figura appare e scompare, si deforma, si nasconde o si dissolve nella materia. In mostra lavori di Michael Ajerman, Emilio Gola, Erin Lawlor, Christopher Orr, Alessandro Pessoli, Gideon Rubin, Ivan Seal e Guy Yanai.
Più che una mostra a tema, «The Human Stain» sembra costruirsi come una sequenza di scarti percettivi. Nei dipinti di Gideon Rubin i volti vengono cancellati fino a trasformare i soggetti in presenze anonime e sospese. Emilio Gola porta invece in scena interni domestici e frammenti della vita quotidiana della sua generazione, caricandoli di tensione e inquietudine. In tutt’altra direzione si muove Erin Lawlor, che lascia emergere dalla pittura astratta tracce atmosferiche e movimenti organici, mentre Christopher Orr lavora su paesaggi visionari sospesi tra folklore e memoria.
Al centro del percorso resta comunque la materia pittorica: macchia, gesto, velatura, cancellazione. Una pittura che non cerca definizioni nette ma zone di ambiguità. Anche per questo il dialogo tra gli artisti funziona soprattutto nei passaggi meno dichiarati, quando le opere sembrano trattenere qualcosa invece di mostrarlo apertamente. Tra i lavori più riconoscibili ci sono anche quelli di Alessandro Pessoli, costruiti attraverso collage, spray e continui slittamenti iconografici, e le immagini essenziali di Guy Yanai, dove paesaggi e interni vengono ridotti a superfici sintetiche e silenziose. Più enigmatiche le composizioni di Ivan Seal, popolate da forme familiari ma impossibili da identificare del tutto. Con «The Human Stain», Monica De Cardenas costruisce una mostra compatta, giocata su un equilibrio sottile tra figurazione e dissolvenza, presenza e sottrazione.